Honeypot. Un’esca, una distrazione, un inganno. L’ottavo episodio di Mr. Robot ha portato il gioco delle maschere, che in questa serie e in questa puntata in particolare ha un senso sia letterale che simbolico, ad un livello ancora superiore. È un gioco al quale pochi riescono a vincere senza imbrogliare, ma la creazione di Sam Esmail non è tra questi. Dal primo episodio ci ha ingannati, ci ha attirati su un particolare e poi ha svoltato all’ultimo secondo, ma non ci ha mai presi in giro. White Rose è l’episodio perfetto, che tira le fila dei numerosi nodi sparpagliati nel corso della stagione, ponendoci di fronte a risposte a quesiti che nemmeno immaginavamo esistessero, integrandole nella storia, sfruttandole per portarci a nuove conclusioni. Ci sono dei personaggi forti, c’è una grande tecnica, c’è una storia pensata e ragionata dal principio. E c’è l’idea di aver sfiorato solo la superficie delle potenzialità di questa serie.

Dimentichiamoci completamente del climax della scorsa settimana. La confessione di Elliot alla sua analista – e a se stesso – lascia il posto ad altre situazioni, altre esigenze, altre maschere da indossare. Elliot costruisce il mondo a sua immagine, o meglio a immagine delle sue necessità come individuo che ha bisogno di un nemico da abbattere per sopravvivere, cioè proprio per sentirsi vivo. E non c’è per nessun altro, come gli rinfaccerà giustamente Angela ad un certo punto. Cancella spazi della sua memoria per far posto a qualcos’altro, alla lotta senza quartiere ad un male incarnato, la Evil Corp, che non è nient’altro che la manifestazione concreta di tutto ciò che fa parte di quella società a cui segretamente Elliot aspira, ma che per limiti suoi non può raggiungere.

E tutto questo assume, lo scopriamo ora, i connotati di fantasmi concreti che sono quelle persone della sua famiglia che il protagonista ha bloccato da qualche parte perché, nel grande schema complottista delle cose, non erano necessari. Fin dall’inizio la scrittura della serie ci ha messo, consapevolmente, di fronte ad un dubbio: Mr. Robot esiste o no? La serie lo sapeva perfettamente che sospettavamo di lei ad ogni passo, ad ogni scena, pronti a scoprire il gioco di specchi e fili nascosti e a svelare la doppia identità di Elliot. E, come ogni bravo illusionista, ha assecondato il nostro desiderio di sapere mentre alle spalle accadeva tutt’altro.

Episodio enorme quest’ultimo di Mr. Robot. È magistrale l’idea di iniziare nel mezzo di una lezione di danza alla quale, come se nulla fosse, Darlene e Angela discutono come vecchie amiche, insinuando fin dal principio un senso di smarrimento nello spettatore, l’idea di qualcosa che non va come dovrebbe. La puntata, che anche senza le esplosioni di scrittura finali sarebbe stata comunque ottima, riparte dal fallimento dell’ultimo attacco contro la Evil, mettendo in contatto Elliot con la carismatica White Rose (B. D. Wong) e la sua ossessione per il tempo. Ossessione che si riproporrà più avanti nel momento in cui Elliot rischia tutto di fronte a Gideon pur di rimuovere un ostacolo al grande attacco che avverrà di lì a breve. Non fosse abbastanza, scopriamo che, per motivi e in modi che ci sono sconosciuti, anche Wellick è in contatto con la Fsociety e con Mr. Robot.

Quando tutto sembra scivolare verso una tesa, ma ormai classica, conclusione, ecco i fuochi d’artificio. Darlene – lo scambio è perfetto, ma tutto ciò che vedremo fino alla fine lo sarà – si rende conto con sorpresa che Elliot non ricorda più chi è lei, ovvero sua sorella. Di lì alla seguente, e più prevedibile, rivelazione il passo è breve: Mr. Robot è il padre di Elliot. Se quest’ultima ipotesi non ci sorprende del tutto, considerato il tema di molti dei dialoghi condotti tra i due, la prima è un vero fulmine a ciel sereno. Ecco chi era la bambina che compariva nei flash del quarto episodio e cantava, come Elliot ricorda, Frère Jacques.

L’inquietante epifania di Elliot si manifesta nel modo più eclatante e stratificato possibile, un gioco di maschere nel quale appaiono in rapidissima successione i volti di Wellick, di Mr. Robot, di Angela, e addirittura del creatore Sam Esmail. Sono schegge di personalità e ruoli che feriscono fino a strappare la quarta parete, oltre i monologhi interiori di Elliot rivolti ad un interlocutore non meglio definito (siamo proprio noi?), oltre la telecamera che verrà afferrata con forza e scaraventata a terra nel finale di puntata. Mr. Robot è una serie, un personaggio, un’identità segreta, un semplice ideale, e tutto questo insieme. Caricando di così tanti e contraddittori significati quello che poteva essere il suo ideale alter ego, Elliot al contrario ha esaurito e cancellato se stesso, svuotandosi nei mille significati e interpretazioni della realtà.