Nonostante sia difficile dire cosa sia andato storto in Taken, non possiamo esimerci dal constatare quanto il tutto non abbia funzionato come ci saremmo aspettati. L’episodio, di fondamentale importanza in quanto apparente chiusura di molte delle storyline dello show, non ha infatti saputo confermare le alte aspettative scaturite da Code of Silence e dai suoi predecessori, proponendoci risoluzioni sbrigative e confusionarie.

Gli elementi positivi della puntata sono stati principalmente due: l’abbondante presenza sullo schermo del Damien Darhk di Neal McDonough e l’introduzione della supereroina Vixen (Megalyn Echikunwoke), già protagonista di una web series animata sempre targata The CW. Il glaciale villain della quarta stagione di Arrow è comparso quanto mai fatto finora per tormentare il povero Oliver (Stephen Amell), costringendolo a ritirare la sua candidatura alle elezioni e soprattutto ad appoggiare quella di sua moglie Ruvé Adams. Tutto questo non è però bastato a far desistere l’alter ego di Freccia Verde dal cercare di metterlo fuori dai giochi per sempre. Anzi, sembra proprio che l’aver voluto giocare la carta del piccolo William (Jack Moore) abbia spronato l’Arciere di Smeraldo a risolvere una volta per tutte la questione Darhk, tanto da fargli chiedere l’aiuto di una sua vecchia amica che possa aiutarlo a combattere la magia con la magia. Stiamo ovviamente parlando della già citata Vixen, supereroina afroamericana che, grazie ai poteri conferitogli da un mistico totem tramandatole dai suoi antenati, è in grado di sfruttare le particolarità degli animali per incrementare la sua forza, la sua velocità o qualsiasi altra abilità abbia bisogno per sconfiggere i suoi avversari. È stato sicuramente bello assistere al debutto in live-action di questo nuovo personaggio tratto dai fumetti DC Comics, ma è stato ancora più appagante vedere quanto Megalyn Echikunwoke sia stata adatta al ruolo anche fisicamente e non solo come doppiatrice della sua versione animata. Gli sceneggiatori hanno scritto per lei delle ottime linee di dialogo, che hanno fatto emergere il background e la personalità di questa interessante figura in modo esaustivo anche per chi non aveva seguito la web series a lei dedicata, un po’ come successo con Constantine nell’episodio in cui questi è comparso.

La pecca più grande di Taken è stata quella di aver voluto mettere troppa carne al fuoco per uno show da 45 minuti

Se abbiamo trovato azzeccata la scelta di puntare sui personaggi di Darhk e Vixen, non possiamo dire altrettanto per come questi sono stati utilizzati in puntata, soprattutto nel conflitto finale. Che Damien traesse i suoi poteri da un magico totem era ormai cosa nota, ma che Oliver e la sua squadra siano riusciti a distruggerlo al primo tentativo l’abbiamo trovata una soluzione davvero troppo sbrigativa e facilona. Intendiamoci, non è che il tutto dovesse essere tirato per le lunghe, ci mancherebbe, ma forse allungare di uno due episodi questa storyline avrebbe positivamente influito anche sulle relazioni tra i vari membri del Team Arrow. La pecca più grande di Taken è stata infatti quella di aver voluto mettere troppa carne al fuoco per uno show da 45 minuti: nel corso della puntata è stato affrontato e portato avanti il discorso del rapporto tra padri e figli, è stato introdotto un nuovo personaggio, Darhk è stato apparentemente annientato, Oliver ha abbandonato la carriera politica e Felicity (Emily Bett Rickards), oltre ad aver scoperto di William, ha pure ripreso a camminare.

Proprio la compagnia di Freccia Verde è stata la figura più controversa e mal scritta dell’episodio, capace di arrabbiarsi e lasciare il suo compagno per avergli tenuto nascosto una verità compromettente quando proprio quest’ultima, nello scorso episodio, si è detta a favore e ha consigliato l’utilizzo di questa strategia. Anche la decisione di abbandonare Oliver nei secondi finali dello show, dopo aver ripreso miracolosamente a camminare (altro punto che poteva essere trattato in maniera più approfondita), ci è parsa controproducente per un personaggio che negli ultimi tempi aveva avuto un’evoluzione tutto sommato positiva. Se Taken avesse davvero segnato la fine dell’Olicity avremmo ancora potuto giustificare il tutto, ma sapendo già che non è questo il caso (qui maggiori dettagli), tutto ciò ci è sembrato davvero insensato. Molto buona invece la scrittura del personaggio di Oliver, che sul finire dello show ci ha regalato una delle migliori prove attoriali di Amell viste in questi quattro anni di Arrow. Il videomessaggio rivolto al figlio William è infatti riuscito a tira fuori uno Stephen molto più convincente e “vero” del solito, forse perché toccato da vicino da quelle parole vista la sua recente paternità.

Infine, nulla di nuovo sul versante flashback: quest’anno, la trama riguardante il periodo da “disperso” di Ollie non sembra proprio voler decollare, arrancando su se stessa con sequenze totalmente sconnesse da quella presente. L’unica novità che abbiamo appreso in Taken su questo frangente è stata che il marchio magico lasciato sul corpo del giovane Queen da Constantine parrebbe proteggerlo dalle forze demoniache che il Barone Reiter (Jimmy Akingbola) ha risvegliato con i suoi scavi.

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