Cospirazioni spaziali, intrighi interplanetari e luci azzurre cosmiche. The Expanse termina la sua prima stagione rielaborando quelli che sono stati i suoi elementi principali fin dall’inizio, ripercorrendo da altre angolazioni la sua pur breve mitologia interna, rendendo più chiari alcuni passaggi ma lasciandone in ombra molti altri. In dieci episodi la nuova serie di Syfy ha confermato le tutto sommato buone impressioni della première, giocando su un compendio di luoghi comuni della fantascienza, e più nello specifico della space opera. In un universo televisivo in cui la rete per antonomasia sul genere faticava ad imporsi con un prodotto d’impatto e soprattutto valido, si può dire che la serie tratta dalla saga di James S.A. Corey ha colpito nel segno, crescendo episodio dopo episodio e culminando in un finale che in definitiva ci lascia con la voglia di saperne di più.

Ciò che spesso è mancato nelle ultime incursioni fantascientifiche del network era la visione d’insieme. Non tanto per un discorso di worldbuilding, anche perché The Expanse in fondo ha poche caratteristiche originali, ma per un discorso di coerenza interna, la volontà di non precludersi alcuna strada nella costruzione di un immaginario, magari rischiando e togliendo qualcosa alla soddisfazione dello spettatore, ma riuscendo a intrigare. The Expanse, anche a costo di alcuni punti morti, ha fatto proprio questo.

Esiste un centro nevralgico nelle tre macrostorie su cui si regge la prima stagione. È la distruzione della nave Canterbury, il mezzo che trasportava acqua verso le colonie nella cintura degli asteroidi – sfruttate e alle soglie di una ribellione – e la cui scomparsa genera tutte le ripercussioni che seguiremo nel corso delle puntate. Eppure, dove altre serie avrebbero utilizzato questo evento come semplice spunto iniziale per far partire la trama, The Expanse fa qualcosa di diverso. Non se ne allontana, ma continua a girarci intorno, come un mistero che va assolutamente risolto, come se il fatto in sé non fosse sufficiente a far scattare l’intreccio, come se la ricerca della spiegazione alle sue spalle fosse il vero obiettivo.

Succede allora che in conclusione nel quadro generale poco o nulla cambierà, e l’unica differenza è che alla fine del viaggio la nostra percezione del contesto generale sarà più chiara e definita. La nostra consapevolezza procede di pari passo con quella dei sopravvissuti della Canterbury, del detective Miller, della diplomatica terrestre Chrisjen, tutti personaggi che nel frattempo impareremo a conoscere. Di riflesso, aumenta la nostra consapevolezza delle motivazioni delle varie fazioni in campo, in modo tale che, quando finalmente la storia inizia, saremo pronti a starle dietro. Tutto considerato, ci sono buone probabilità che la seconda stagione di The Expanse, già confermata, sarà molto diversa dalla prima, che invece rimane un viaggio di scoperta e presentazione di questo universo.

Si tratta di un progetto indubbiamente ragionato, pensato a lungo termine, e che trae beneficio dal fatto di essere la trasposizione di una serie che ha già un suo sviluppo. Effetti speciali a parte, quelli decisamente soddisfacenti considerando il network, a frenare la qualità generale sono altre componenti. Se la struttura generale e la composizione dell’opera hanno la maturità che serve, più si scende in profondità e più i dialoghi e le caratterizzazioni perdono di spessore, impegnate come sono a servire il quadro generale e gli spostamenti obbligati dei protagonisti, penalizzando il nostro attaccamento alle loro vicende personali. Per una Naomi Nagata che emerge, anche grazie ad alcuni punti oscuri sul suo passato, avremo un Josephus Miller per il quale alla fine ci augureremo solo un migliore taglio di capelli in futuro (personaggio comunque in grande crescita nel corso della stagione).

Tra una storyline investigativa che almeno all’inizio non può non ricordare Blade Runner come atmosfere e un momento orrorifico di esplorazione spaziale in Salvage, in questa storia che gioca con l’immortale idea dello sfruttamento di un gruppo su un altro, The Expanse non disdegna alcune soluzioni anche visivamente sgradevoli, ma d’impatto. Sono questi i momenti che rimarranno più impressi, insiema ad un flashback chiarificatore all’inizio del nono episodio che è probabilmente il momento migliore e più coinvolgente della stagione.