Processi e drammi familiari nel nuovo episodio di Shadowhunters, Sangue Chiama Sangue, che riprende il racconto a partire dallo scioccante ritrovamento, da parte di Clary (Katherine McNamara) e Jace (Dominic Sherwood) del padre di quest’ultimo, Michael (Adam Harrington). L’uomo sembra essere sopravvissuto per anni alla prigionia del perfido Valentine (Alan Van Sprang), giusto per essere salvato dal figliolo perduto e dalla di lui fiamma. Legittima una certa perplessità da parte di Clary, che sarà anche shadowhunter da poco, ma tanto scema forse non è: i suoi dubbi, tuttavia, non impediscono a Michael, che si rivela più tardi essere Valentine camuffato, di tentare di appropriarsi della Coppa. Ma buon sangue non mente, e Clary riesce a ingannare l’ingannatore, costringendolo a una ben poco gloriosa fuga attraverso uno dei soliti, improvvisati – e visivamente orribili – portali.

Ma il villain non se ne va prima di aver sganciato una bomba notevole sui protagonisti, in quella che dovrebbe essere la scena madre della puntata, il momento che i fan della saga di Cassandra Clare aspettavano con ansia: la rivelazione del legame di sangue tra Clary e Jace. Le parole di Valentine dovrebbero risultare sconvolgenti, ma l’impatto emotivo sul pubblico è pari a zero. Calma piatta, proprio come nell’altro teorico culmine drammatico dell’episodio: il processo a Izzy (Emeraude Toubia), sotto accusa per aver salvato Meliorn dai Guardiani Silenti. C’è da mettersi le mani nei capelli, perché raramente si sono sentite arringhe più deboli – e, sì, anche vagamente ridicole – di quelle di Magnus e Lydia.

A due episodi dalla conclusione della stagione, i nostri eroi si ritrovano con un pugno di mosche in mano: lontani dall’aver definitivamente sconfitto Valentine (sebbene sia Jace che Clary ne abbiano avuto, in questa puntata, l’opportunità), hanno almeno ritrovato Jocelyn (Maxim Roy), ancora sospesa nel suo misterioso sonno incantato. Fervono intanto i preparativi per il matrimonio di Alec (Matthew Daddario) e Lydia (Stephanie Bennett), e anche qui c’è da fare un appunto: la sovrabbondanza di eventi -per lo più fini a se stessi – degli ultimi episodi non ha certo giovato alla storyline di Alec, superficialmente raffazzonata ma, comunque, la più densa e carica di potenziale drammatico, assieme a quella di Simon (Alberto Rosende).

Abbandonata la speranza che le vicende legate a Jace e Clary possano risultare altrettanto appassionanti, confidiamo che le prossime puntate riescano a rendere giustizia ai personaggi finora meglio tratteggiati dalla serie Freeform. Le nozze del giovane parabatai di Jace, alla vana ricerca di un rifugio sicuro e istituzionale che lo allontani dall’ombra del rifiuto e, cosa più tragica, della propria irrisolta omosessualità, come anche il difficile adattamento del neo-vampiro a una vita che non ha scelto e che, di fatto, rischia di allontanarlo da tutto ciò che ama di più al mondo, rappresentano a oggi la più importante fonte di nodi emotivi per accorciare la distanza tra il pubblico e Shadowhunters. La speranza è che vengano gestiti con una cura maggiore rispetto ai già citati colpi di scena relativi a Izzy e Clary, risoltosi finora in una misera alzata di sopracciglio.

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