Demons è il titolo di questo episodio estremamente forte e struggente, anche se in termini di svolte narrative porta la serie a frenare bruscamente. È un episodio che riprende nuovamente in primo piano le scelte fatte nel passato. Il ritorno di Emerson rappresenta la complessa scelta che Bellamy e Clarke presero alla fine della seconda stagione a Monte Weather. Il suo ritorno, così come la sua forte minaccia, è avvolto da un’atmosfera cupa, quasi terrificante, visto che fino a metà episodio non conosciamo la sua identità, ma sentiamo fortemente nell’aria qualcosa di molto inquietante.

Di nuovo al centro di tutto c’è Clarke con le sue scelte coraggiose, il suo rigore e la sua lealtà nei confronti dei 100, i suoi amici che nonostante le difficoltà continua a proteggere. L’obiettivo del gruppo capitanato da Bellamy e Clarke è quello di trovare una volta per tutte Luna. Purtroppo però dopo la morte di Lincoln (ancora celebrata in questo episodio), e dopo l’arrivo di Emerson, il viaggio subisce un nuovo e ulteriore intoppo. C’è adrenalina, c’è qualche discorso di troppo ma fortunatamente la fantasmagorica Arkadia ha regalato qualche sensazione da non sottovalutare in termini di suspense. Basti pensare alla scena con Raven e Sinclair intrappolati al buio: la visione in prima persona di Emerson con gli occhiali notturni ha funzionato in maniera notevole. Quest’ultima scena trova poi la sua fine in un momento straziante che vede la morte di Sinclair. Un personaggio piccolo per lo più delle volte e poco approfondito ma nonostante tutto è uno di quei pochi che sin dall’inizio ha dimostrato coerenza, cordialità e amore nei confronti degli altri. Il rapporto venutosi a costruire con Raven ha trovato la sua migliore espressione proprio qui.

Ed è proprio dopo aver analizzato tutti questi eventi che il titolo non poteva essere più giusto di questo: il demone che ritorna incontrollabile per concludere questioni rimaste in sospeso. Non c’è grazie per nessuno. Anche se ancora una volta l’amore e l’amicizia regnano sovrani, visto che Clarke riesce definitivamente, anche attraverso l’idea di impiantare sotto la pelle di Emerson il chip, a distruggere definitivamente ogni pericolo e salvare per l’ennesima volta tutti gli altri. Di questa storyline il momento meno apprezzabile a livello di sceneggiatura riguarda Sinclair e il forzato ricordo della lingua latina. Sicuramente però il suo contributo sarà essenziale per il futuro della serie. L’emozione più forte ce l’ha regalata Octavia e il suo pianto struggente per Lincoln, un dolore che da un po’ si teneva dentro e che meritava di uscire fuori.

Nella Polis anche Murphy che sembrava aver trovato un po’ di fortuna o almeno un piano legittimo e plausibile, subisce un forte trauma. Prima segue il piano che lo vede al fianco di Ontari e poi tutto si distorce e si sbriciola a causa dell’inganno da parte di Emori. Murphy non se la passa bene e ogni sua idea svanisce nel vuoto. “Fidarsi è bene non fidarsi è meglio”, è proprio la frase per eccellenza che identifica il percorso di questo strano e difficile personaggio. E per aggiungere altra carne al fuoco, anche nella Polis ritorna un vecchio demone per il ragazzo bistrattato dal destino, ossia Jaha. Anche se quest’ultimo in fin dei conti decide di non farlo uccidere facendo capire a Ontari che la sua presenza e conoscenza su determinate cose potrebbe tornare utile in futuro. In questo episodio si è palesata in maniera evidente la debolezza di Ontari, un ulteriore vittima di Alie, che è effettivamente il vero villain di questa stagione che pian piano con molta furbizia e intelligenza sta conquistando ogni piccolo posto abitato. La Città della Luce si sta popolando, tutto è nelle mani dei coraggiosi e di Wanheda.