Eccoci arrivati alla fine della terza stagione di The 100 con un episodio che mantiene tutte le promesse fatte sin dall’inizio. Il prologo anticipa quello che ci aspetta e “Perverse Instantiation – Part Two” parte già spedito grazie ad una scena molto toccante: Clarke riesce a salvare Abby e una volta sveglia il dolore e la paura di sua madre, anche rispetto a tutto quello che ha fatto nei momenti in cui non era cosciente, ritornano alla mente più forti che mai. Il piano di Clarke per salvare il genere umano dal vivere una vita come dei robot è chiaro sin dai primi minuti, anzi mettiamola così, era chiaro dall’inizio della stagione. L’episodio è infatti incentrato tutto sulla bionda e agguerrita protagonista, che ancora una volta è messa alle strette e ancora una volta è di fronte ad una scelta difficile da prendere, forse la più difficile di tutte. Con l’aiuto di sua madre e di Murphy, Clarke decide di recarsi all’interno della Città della Luce prendendo il microchip ma avendo con se la fiamma. L’unico modo per non far rigettare a Clarke la fiamma è attraverso una trasfusione con il sangue di Ontari.

Da qui in poi il finale di stagione si divide in tre parti: Clarke all’interno della Città, Raven e Monty ad Arkadia che l’aiutano a distanza e Bellamy e Octavia che insieme alla forzata alleanza con Pike cercano di non far arrivare all’interno della sala del trono i “corrotti dal chip“, tra cui vi è anche Kane. Manca all’appello Indra che ci viene poi detto essere su una croce a soffrire.

Le scene nella Città della Luce sono a dir poco suggestive, si percepisce l’iniziale disorientamento di Clarke e attraverso una fotografia molto fredda e un montaggio serrato, la sua integrazione in mezzo a questo popolo controllato è straordinaria e in più l’idea che la fiamma possa proteggerla e aiutarla attraverso degli indizi che la possano condurre verso il magico interruttore, funziona bene. Ma ad un certo punto, come una classica sceneggiatura insegna, le cose cominciano a precipitare: Alie si rende conto della presenza di Clarke all’interno del sistema, e la tratta come un virus, e manda così un segnale a tutti gli abitanti che da questo momento tenteranno di fermarla. Nello stesso istante nella sala del trono Ontari sta morendo e quel punto Clarke di conseguenza comincia a soffrire e a star male, e seppure sua madre decide di aprire il petto di Ontari per pomparle il sangue direttamente dal cuore in modo che possa di nuovo rifluire attraverso la flebo, c’è solo una persona che può aiutarla a sopravvivere: Lexa. Un giorno avrebbe avuto bisogno di lei e del suo coraggio e quel giorno è arrivato. Ci vengono date poche motivazioni riguardo la sua apparizione, l’unico cenno che viene fatto è rispetto all’anima di Lexa che ha scelto dove andare.

Successivamente quando Clarke recupera le forze, un ulteriore segnale bussa alla porta per ricordare alla ragazza che è lì per un motivo. Un segnale che sembra condurla in una strada senza uscita; in poche parole si tratta di una trappola e proprio in quel momento arriva Jasper (colmo di odio nei confronti della vita e di quello che regala) e subito dopo Jaha con il suo esercito. Qui entra in gioco Raven, che grazie alla sua intelligenza nel campo informatico, che sicuramente non è la nostra visto che al momento rimane a noi ancora inspiegabile il suo procedimento di fronte ai computer, le manda dei segnali che si traducono poi in una porta che la condurrà direttamente verso Becca e il famoso interruttore.

Tutto questo viene poi alternato da delle sequenze che vedono al centro Bellamy e gli altri del gruppo in guerra contro delle macchine che non provano dolore. Sequenze ben riuscite scandite dal ritmo e dalla tensione, ma che sicuramente passano in secondo piano rispetto alla storia principale di Clarke. C’è da dire però che l’immedesimazione del pubblico nei panni di Octavia è inevitabile. La sua rabbia nei confronti di Pike è tangibile, e l’interpretazione di Marie Avgeropoulos è molto toccante. Questo episodio più degli altri, come giusto che sia, ha portato ogni punto interrogativo verso una risoluzione.

Ritornando a Clarke e quindi verso l’epilogo di questa stagione ci troviamo di fronte a Becca che le spiega tutto quello che sta succedendo e la raccomanda di premere l’interruttore in fretta prima che Alie possa prendere il sopravvento e far sparire l’unica speranza di rimettere a posto le cose. Ma nello stesso momento appare ovviamente anche quest’ultima, il diavolo in rosso che cerca di convincerla a fare la scelta giusta, un modo per farle perdere tempo, anche se in realtà qualcosa di giusto o almeno plausibile nelle sue intenzioni c’è sempre stato: una volta premuto l’interruttore le centrali nucleari della terra cadrebbero definitivamente portando così l’estinzione del genere umano. Clarke è di fronte ad una scelta: l’eclissi del genere umano attraverso la corruzione meccanica dei sentimenti o la possibilità che qualcosa entro sei mesi possa portare il genere umano ad estinguersi a causa dell’inquinamento e quindi di una ribellione effettiva da parte della natura. Nonostante la seconda circostanza sia un effettivo problema da considerare nella quarta stagione, al momento Clarke sceglie di vivere ricordando tutto, persino la presenza costante di un sentimento indistruttibile: il dolore. Una volta premuto l’interruttore ogni cosa viene ripristinata e il computer di A.L.I.E. si spegne una volta per tutte.

Un episodio in stile Matrix particolarmente suggestivo che si conclude con la vendetta definitiva di Octavia nei confronti di Pike e una scena emozionante che vede riconciliare i personaggi, ma in tutto questo non si gioisce e si sente in bocca lo stesso sapore amaro che prova Clarke. Un episodio intenso che ha riportato un briciolo di romanticismo con la comparsa di Lexa dando allo spettatore un meritato e più sentito addio, ma che ci ha ricordato la pasta cruda con cui The 100 si è sempre presentato al pubblico attraverso dei momenti drammatici non affatto scontati per un prodotto come questo. Detto questo non poteva esserci una chiusura più coerente e nonostante le numerose strade che gli autori avrebbero potuto scegliere di percorrere, alla fine il cerchio di questa terza stagione si è chiuso senza troppe sbavature.