Lucifer è decisamente uno show che sa quando far ridere e quando diventare serio e A Good Day to Die ne è il perfetto esempio e non solo perché è il culmine di una trama durata tre episodi e conclusasi con questo finale invernale, ma soprattutto perché questa puntata ha finito per rivelarsi un giro di boa per molti dei personaggi della serie, specialmente in termini di redenzione.

La scorsa settimana eravamo stati lasciati con la sconvolgente notizia che Chloe era stata avvelenata da un morente professor Carlisle (Tim DeKay), rischiando di diventare la sua ultima – postuma – vittima e allo stesso tempo eravamo coscienti del fatto che Lucifer avrebbe fatto di tutto pur di evitarlo. Dopo che la detective tenta caparbiamente di investigare sul caso che la coinvolge, cercando di combattere gli effetti del veleno che sta vincendo le sue resistenze, cade esanime tra le braccia del suo partner, costringendolo a portarla in ospedale e cercare una soluzione  alla sua dipartita ormai prossima. Così, in una bizzarra riunione di famiglia con Amenadiel, Mazikeen, Charlotte e la dottoressa Linda Martin, Lucifer cerca di trovare un modo per aiutare Chloe, dimentico al momento del doloroso segreto che gli è stato appena rivelato circa la provenienza della detective. A dargli la soluzione, suo malgrado, finirà per essere proprio colei a cui quasi tutta questa situazione è imputabile: Charlotte. La coriacea avvocatessa infatti farà venire in mente al figlio la soluzione ideale per il problema: morire, andare all’infermo, strappare a Carlisle la formula dell’antidoto al veleno che sta uccidendo Chloe, tornare in vita e salvarla. Ma come ottenere tutto questo senza correre il rischio di rimanere intrappolato all’inferno? Charlotte si chiama immediatamente fuori da un piano che ritiene folle, soprattutto dopo essere riuscita solo da poco a sfuggire da quel luogo e per quella che definisce “un’insignificante vita umana“, ma tutto il resto del team decide di stare dalla parte di Lucifer, compreso il fratello, che ammette come Chloe sia innocente e non meriti nulla di tutto quello che sta vivendo.

Se c’è un elemento da non sottovalutare, oltre alla chimica che esiste tra i due protagonisti e che è centrale per il successo dello show, è quello della coralità del cast. Fino ad ora gli autori sono riusciti infatti a rendere interessanti anche tutti i personaggi che, normalmente, in una serie televisiva, finiscono per essere satellitari rispetto ai protagonisti, al punto tale che ogni episodio – come questo – in cui tutti lavorano assieme per un fine comune, finisce per avere un valore aggiunto. Al livello creativo, infatti, quando si produce uno show con 22 episodi, è materialmente impossibile incentrarli tutti in maniera quasi esasperata intorno ai protagonisti, perché anche la loro storia ha bisogno di un ritmo e di tempi giusti per sbocciare ed essere raccontata, avere quindi un cast di supporto solido come quello di Lucifer è fondamentale per rendere interessanti anche quelli che vengono definiti solitamente gli episodi “filler” o riempitivi, che hanno la funzione di fornire allo spettatore un virtuale riposo emotivo per le emozioni che seguiranno invece in puntate come questa.

Il folle piano del Team Lucifer è quindi deciso, portarlo a termine sarà invece un po’ più complesso. Lucifer andrà incontro al suo destino dopo aver fatto promettere ad Amenadiel di non permettere a nessuno di spostare Chloe dalla sua stanza, perché per farsi uccidere da Maze e farsi riportare in vita dalla dottoressa Linda, avrà bisogno di rimanere sempre vicino alla detective. Ucciderlo e spedirlo all’inferno si dimostrerà piuttosto semplice, nonostante Mazikeen non riesca propriamente nell’intento, ma non avrebbe potuto essere altrimenti, essendo lei un demone concepito per proteggere Lucifer. I problemi – tuttavia – sorgeranno dopo che lui sarà riuscito ad ottenere quello che vuole dal professor Carlisle e dovrà essere rianimato. Lucifer si ritroverà infatti in una stanza che riproduce perfettamente il suo appartamento al Lux con di fronte Uriel, il fratello che si era visto costretto ad uccidere nel quinto episodio di questa stagione, per evitare che assassinasse Chloe e la loro stessa madre. In un terribile loop dal quale nemmeno lui riesce a scappare, l’ex Signore degli Inferi si ritroverà infatti imprigionato in quello che era una volta il suo regno e costretto dal suo stesso senso di colpa ad uccidere ripetutamente il proprio fratello. Cosa è infatti l’Inferno se non un luogo in cui i condannati sono costretti a rivivere senza interruzione il peccato che li ha condotti fin lì e cosa significa che per Lucifer scoprirsi soggetto ad una punizione così… terrena? E chi c’è esattamente a capo gli Inferi se sia lui che Amenadiel che, evidentemente, Uriel non possono farlo? A queste domande momentaneamente non troveremo una risposta, perché la questione urgente resterà come salvare Lucifer e come farlo tornare in vita ed inaspettatamente, a fare un passo avanti e salvare la giornata sarà proprio Charlotte. Comportandosi per la prima volta come una vera madre, disposta a sacrificare se stessa per il proprio figlio, Charlotte deciderà di subire lo stesso destino di Lucifer, farsi uccidere e andare a cercarlo all’Inferno per riportarlo indietro sulla Terra. Nonostante il rischio scampato grazie a figlio di rimanere imprigionata all’inferno, assieme a quella che è solo una proiezione di Uriel, “mom” come la apostrofa spesso il figlio, riuscirà a salvare Lucifer e portarlo indietro, permettendogli così di salvare la vita di Chloe.
E quindi, vissero tutti felici e contenti?
Tutt’altro. Il cuore di Lucifer esce da questa esperienza irrimediabilmente spezzato (sì, Lucifero ha un cuore) ed in un ultimo accorato scontro con sua madre si chiede come potrà mai fidarsi di qualcuno ora che ha scoperto che l’esistenza stessa di Chloe era stata progettata anni prima da suo padre perché incrociasse nel futuro il cammino del figlio. Nonostante questo demone così fragilmente umano sembri essere perfettamente in controllo della propria vita, non dobbiamo scordare il motivo per cui ha deciso, in prima istanza, di lasciare il suo “lavoro”. Lucifer voleva essere libero di poter vivere una vita in cui decidere per se stesso, scoprire quindi che nemmeno sulla Terra gli è concesso sfuggire all’influenza di suo padre è per lui inconcepibile. E non importa che l’esistenza stessa di Chloe possa essere in realtà interpretata come un dono da parte di un padre disposto al perdono, perché Lucifer si vede ancora come una creatura indegna – ce lo ha detto lui stesso non meno di due episodi fa – di conseguenza non riesce che a leggere le azioni di suo padre come una manipolazione, perché nel suo cuore non ritiene di essere degno di essere amato, né dai suoi genitori, né tanto meno da Chloe. Ecco perché si allontana, ecco perché fugge lasciandola sola.

Ora ci aspetta un lungo hiatus, che dovrebbe interrompersi lunedì primo maggio con l’episodio Candy Morningstar e nonostante l’attesa sarà indubbiamente lunga per chi ha imparato ad apprezzare questo show, i motivi di questa lunga pausa possono essere presto spiegati. Lucifer ha ricevuto quello che viene definito dalla TV americana come il “back nine order“, cioè l’ordine ulteriore di 9 episodi per ottenere una stagione completa di 22 puntate, ad ottobre del 2016, quando ormai le linee guida della stagione di 13 episodi era stata probabilmente già delineata. Agli autori serviva quindi sia il tempo per scrivere i nuovi episodi, sia il modo di poter riorganizzare una stagione da 22 puntate. Vista in quest’ottica è possible immaginare A Good Day to Die come un mini finale di serie, in effetti ne ha anche tutto il sapore, permettendoci così di prepararci spiritualmente (parliamo pur sempre di uno show che si chiama Lucifer) ad una sorta di seconda stagione 2.0 composta da 9 puntate che, probabilmente, non avrà un passo troppo dissimile da quella che ci siamo appena lasciati alle spalle, il che – al livello narrativo – non è affatto una cosa negativa, perché probabilmente si tradurrà in meno episodi filler e più trame di sostanza. Inoltre la Fox, guardando più ampiamente alla sua programmazione, sta chiaramente cercando di sperimentare una nuova formula per una programmazione che è rimasta immutata per anni e che ha sempre visto l’inizio della stagione televisiva a settembre, uno hiatus natalizio e una ripresa delle serie TV ad inizio anno con una conclusione a maggio, inframezzata da brevi pause sparse qua e là. Con Empire, Lucifer e Gotham il network sta chiaramente provando qualcosa di nuovo e cercando di creare una spaccatura meno netta tra quella che è sempre stata la programmazione cosiddetta invernale da quella estiva. Solo il tempo ci potrà dire se i risultati di questo esperimento saranno positivi.