Sono passati 11 anni da quando è andato in onda quello che all’epoca era il finale di Will & Grace, ma soprattutto sono passati quasi 20 anni da quando la sitcom ha debuttato sulla NBC. Il nuovo millennio era alle porte, Ellen DeGeneres aveva da poco fatto coming out e Friends stava correndo verso l’apice del suo successo. La storia dell’amicizia tra una designer d’interni e un avvocato gay conquistò il pubblico americano e negli anni contribuì a rendere fertile il terreno per una maggiore consapevolezza della comunità LGBTQ nella società americana. Una forte responsabilità politica (nel 2012 il vicepresidente Joe Biden affermò che Will & Grace “probabilmente ha educato il pubblico americano più di ogni altra cosa”) che la serie non ha mai voluto rinnegare e, anzi, ha da subito rivendicato con orgoglio.

Il primo episodio di questo atteso revival non poteva quindi che essere incentrato sulla politica, come conferma Karen Walker (Megan Mullally) risvegliatasi da una breve catatonia: “Che succede? Chi ha vinto le elezioni?” “Il tuo tizio,” le viene risposto seccamente. Si tratta di un importante riferimento al “ponte” (o sarebbe meglio definirlo trampolino) che collega il revival all’originale, e cioè lo speciale del 2016 realizzato per sensibilizzare il pubblico della NBC ad andare a votare: in quel caso la serie sposava completamente il suo lato politico risvegliando nei fan (si direbbe involontariamente) il desiderio di vedere Will, Grace, Jack e Karen alle prese con il mondo attuale.

Il “risveglio” di Karen serve anche a confermare che i fatti del finale di serie non sono mai successi e che nulla, o quasi, è cambiato. Karen è ancora ricca, suo marito Stan è ancora vivo, Jack è ancora un aspirante attore squattrinato, Will e Grace non hanno mai avuto dei figli, sono tornati single e vivranno insieme almeno per un paio di settimane finché Grace non sbrigherà le ultime faccende per il suo divorzio. Sono tutti visibilmente invecchiati (tranne Karen!) e Will e Grace condividono gli occhiali da lettura, un primo segnale di come questa convivenza non sarà affatto temporanea e di come sia ancora fortissimo quel legame di co-dipendenza su cui si è sempre basata la serie.

Il primo episodio di questo atteso revival non poteva quindi che essere incentrato sulla politicaUn primo episodio impregnato di attualità politica, dicevamo: Karen (o meglio Anastasia Beaverhausen) è una grande amica di Melania Trump, e riesce a procurare a Grace una commissione molto importante, la ristrutturazione dello Studio Ovale. Nel frattempo Will flirta online con un membro del Congresso del quale non condivide nulla sul piano politico. Sentendosi entrambi dei grandi ipocriti, Will e Grace si tengono rispettivamente all’oscuro di tutto incontrandosi poi per caso proprio alla Casa Bianca: finiranno per fare a cuscinate nello Studio Ovale. Nel frattempo Jack racconta le sue esilaranti imprese degli ultimi dieci anni a un uomo dei Servizi Segreti con cui usciva in passato, concludendo che ora che vive davanti a casa di Will “le cose sono decisamente cambiate”. Inutile dire che a fine episodio Will chiederà a Grace di rimanere indefinitamente perché “tutte le altre volte che è successo pensavamo sarebbe andata diversamente, ma stavolta sappiamo che sarà esattamente lo stesso.”

Al di là del taglio farsesco (che si può definire più o meno riuscito), questo primo episodio sembra voler rassicurare il pubblico che la serie che sta vedendo è esattamente quella di undici anni fa, ma sotto sotto non è così e questo lascia davvero ben sperare per il revival. Nei suoi primi venti minuti Will & Grace dimostra di avere qualcosa di nuovo da dire e di non essere una semplice operazione nostalgia. Proprio il passare del tempo rende molto interessante il ritorno della sitcom: viviamo in un mondo profondamente diverso, come faranno Will, Grace, Jack e Karen ad affrontare tempi come questi? Lo spettatore medio di Will & Grace sta vivendo un momento difficile e potrebbe trovare conforto nel ritorno della serie, che perciò potrebbe avere grande successo.

Ma non è tutto. Il panorama televisivo è cambiato moltissimo in questi anni, così come sono cambiati la società americana e il ruolo della comunità LGBTQ in essa: la vera sfida per la serie sarà affrontare non solo lo scorrere del tempo per i suoi personaggi, ma anche la posizione di questi ultimi nello scenario attuale. Potremo fare un bilancio solo dopo qualche episodio, ma per il momento possiamo dire che la prima puntata riesce a far ridere (anche grazie a dialoghi decisamente brillanti scritti dai creatori Max Mutchnick e David Kohan e a una chimica tra i protagonisti sorprendentemente immutata) e a intrattenere, che poi è lo scopo principale di una sitcom.

LE TRE BATTUTE PIÙ DIVERTENTI DELL’EPISODIO:

  • Grace: “Odio quando i cattivi sono belli. Come Scar nel Re Leone.”
  • Jack: “Ho capito, vuoi rimorchiare un power gay. Si dice ‘un Anderson Cooper’, prima si diceva ‘un Elton John’ e prima ancora ‘un Abraham Lincoln’.”
  • Grace: “[Io e Will] siamo sempre gli stessi.”
    Jack: “Una triste signora di mezza età… e Grace.”