È più nella sua struttura che in ciò che racconta, questo finale di Vikings che finale in realtà non è. Si tratta ancora una volta di una brusca chiusura su una lunghissima stagione da venti episodi che è stata divisa in due parti uguali. Ancora non sappiamo quando andranno in onda gli episodi rimanenti, ma qui c’è abbastanza materiale per capire su cosa verterà la serie di History Channel al suo ritorno. Non tutto riesce bene, come non tutto ha funzionato nei nove episodi precedenti. Eppure, nel furore della battaglia, raccontata in modo così particolare dal punto di vista della scrittura delle situazioni e del montaggio, Vikings trova un parziale riscatto.

Questo campo di battaglia nel quale si affrontano gli schieramenti di Lagertha e di Ivar, con tutti i loro alleati a carico, somiglia molto alle porte del Valhalla. E l’aldilà dei vichinghi viene spesso citato, sia sul campo che fuori, con una serie di incontri alla vigilia che fungono da intermezzi dello scontro. Quindi la puntata gioca tutta sulla dissonanza tra il ritmo veloce dello scontro e quello più lento del confronto tra gli alleati. Tutti hanno qualcosa da dire, ma soprattutto tutti i personaggi, tranne Ivar probabilmente, sono pronti alla morte. E c’è sempre qualcosa di singolare nel racconto di queste vite, con le loro passioni, i loro intrecci, i loro obiettivi, che in un secondo possono spegnersi senza troppi rimpianti, purché ne sia valsa la pena.

La pensa così Lagertha, che dà l’addio – o quello che ci appare come tale – a Heahmund. Il rapporto in sé tra questi due personaggi non ha un barlume di logica narrativa, ma Lagertha è pur sempre uno dei grandi personaggi dello show, e qui in più di un’occasione siamo convinti, perché la scrittura ci muove in quella direzione, che potrebbe morire. Ed è questa consapevolezza, più di tutto il resto, a dare un senso di angoscia maggiore allo scontro finale con Astrid, dove invece sarà quest’ultima a morire. Se di morte di Lagertha si può parlare, lo si può fare solo in senso figurato. La vediamo, soluzione visiva non proprio sottile, ma comunque d’impatto, con i capelli bianchi alla fine della battaglia, a testimoniare la fine del personaggio che fu. Se non altro adesso appare più anziana di Bjorn.

Senza raccontare nel dettaglio gli altri scontri, qui ci troviamo di fronte ad uno scontro fratricida, in cui c’è chi non riesce a spingersi oltre, c’è chi urla dai lati opposti dello schieramento, e c’è chi riesce ad andare fino in fondo uccidendo il parente. Anche qui, l’appuntamento è nel Valhalla. L’episodio ha delle indubbie cadute stilistiche: un momento con gli scheletri ricorda L’armata delle tenebre, che tutti noi amiamo, ma forse non è il riferimento ideale se si vuole trasmettere il senso del dramma. Eppure questa idea di raccontare lo scontro in modo inusuale, implausibile nel modo in cui permette a ognuno di spiccare nella battaglia indisturbato, sicuramente molto teatrale nella presentazione dei caratteri in gioco, dà all’episodio una sua identità definita.

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