Siamo a ridosso dell’atteso crossover tra Le Regole del Delitto Perfetto e la sua controparte politica Scandal, e la serie di Peter Nowalk coglie la palla al balzo per introdurre, in chiusura della sua dodicesima puntata, la sicura falcata di Olivia Pope (Kerry Washington) mentre si dirige a passo spedito verso una lavagna, dove scrive un ammiccante how to survive a scandal.

Non c’è che dire, pane per i denti dei fan più appassionati delle due serie, che a lungo hanno fantasticato sulla possibile coesistenza nel medesimo universo della suddetta Olivia e di Annalise Keating (Viola Davis). Peccato che, a parte questo galvanizzante finale, un episodio come Ask Him About Stella non faccia che ricascare nei medesimi errori già visti e rivisti nel corso di queste quattro stagioni di Le Regole del Delitto Perfetto.

La puntata precedente si era conclusa con la scioccante (?) rivelazione dell’incontro tra Sandrine Castillo (Lolita Davidovich) e Wes Gibbins (Alfred Enoch), avvenuto a poche ore dalla morte di quest’ultimo; ebbene, ancora una volta lo show sembra dimenticarsi dei colpi di scena di cui costella la propria sovraffollata scena, facendo scomparire quasi del tutto Sandrine dall’episodio e deviando l’attenzione del pubblico su altre questioni, a ben guardare, assai meno rilevanti.

Sebbene l’intera storyline dedicata alla class action intrapresa da Annalise con l’aiuto dei suoi ex allievi prometta di trovare un degno piedistallo con l’episodio crossover che la porrà dinnanzi alla Suprema Corte degli Stati Uniti, per ora lo spettatore è costretto ad aguzzare lo sguardo nella nebbia narrativa che la circonda, sforzandosi di trovarne il senso e l’utilità nel grande quadro generale della stagione.

Aver introdotto la vicenda relativa al padre di Nate (Billy Brown) appare, in prospettiva, null’altro che un maldestro tentativo di creare un legame tra un macro caso legale dallo scarso mordente e la trama principale; non bastano le pur intense interpretazioni di Brown e di Glynn Tuman ad appassionare il pubblico a una storia che, in questa puntata, è solo uno tra i molti motori di un caos drammatico a tratti intollerabile.

Allo stesso modo non è sufficiente la splendida, toccante performance di Jimmy Smits nei panni di Isaac Roa a dare coerenza a un personaggio che, non ci stancheremo mai di dirlo, si riconferma non solo il peggior psicologo del mondo, ma anche un pessimo esempio di sviluppo sceneggiatoriale. Il suo scontro con Annalise è, con tutta probabilità, il punto più basso finora toccato dalla stagione in termini di plausibilità psicologica e solidità di scrittura.

Duole vedere due interpreti come Davis e Smits dare il meglio di sé in un dialogo che sfiorerebbe quasi sempre il ridicolo, se non fosse per la bravura dei suoi interpreti; è legittimo chiedersi, inoltre, in che modo gli autori della serie pensino di aver apportato un elemento di novità attraverso il personaggio di Roa, per ora confinato a svolgere – peggio – un compito precedentemente affidato a Bonnie (Liza Weil).

Certo, è vero che Annalise non ha più toccato alcol da quando ha iniziato la sua pseudo terapia con Roa; tuttavia, lo spettatore è il primo a stupirsi della cosa, dato il pessimo lavoro svolto dall’uomo con la sua pazienza. Siamo quindi portati a supporre che l’allontanamento di Annalise dal proprio vizio sia principalmente imputabile all’aver visto, nell’oppiomane Isaac, un riflesso di se stessa nei tempi del suo alcolismo.

Poco o niente altro ci arriva dal resto del cast, con una pur sempre intensa Karla Souza che ben trasmette la commozione della sua Laurel nell’incontrare il proprio bambino per la prima volta dopo il parto; abbiamo poi Connor (Jack Falahee) che decide, senza alcun apparente motivo, che sia giunto il momento di convolare a giuste nozze con Oliver (Conrad Ricamora). Felicitazioni, ma avremmo preferito che questo momento pivotale nella storia d’amore tra i due poggiasse su basi più solide e non fosse l’ennesimo elemento di confusione in una puntata che è, a oggi, il più grande pasticcio di questa stagione.

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