L’animato dialogo tra Andrew Cunanan (Darren Criss) e sua madre Mary Ann (Joanna Adler) sulle bizzarre origini della marca di gelati Häagen-Dazs riassume, per chi non l’avesse ancora compresa, la parabola umana del futuro serial killer che toglierà la vita a Gianni Versace (Edgar Ramirez). In un episodio che prende il via cinque anni prima del tragico evento che metterà fine ai giorni dello stilista, osserviamo un Cunanan ancora acerbo, rigettato dalla classe a cui aspira per motivi che spaziano dalle sue umili origini all’etnia asiatica di suo padre.

Emergono, in questo Ascesa più che nelle passate puntate di American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace, le deformazioni del processo autocreativo di Andrew, la cui insoddisfazione affonda le radici nella mancata accettazione da parte del prossimo, prima ancora che da parte di se stesso. Andrew è scontento di sé perché gli altri sono scontenti di lui, e ristruttura il proprio ego infarcendolo di falsità create da zero o desunte da altrui racconti, come quello raccolto dopo una notte di passione trascorsa con quello che diventerà, dietro la lente distorta del caso, l’amore della sua vita.

Così come Mattus fece creando il marchio Häagen-Dazs sulla base di una fantasia danesizzante atta ad ammantare di fascino un prodotto americanissimo, allo stesso modo Cunanan riscrive il suo personaggio, ribattezzandosi Andrew Da Silva e attribuendosi un facoltoso genitore portoghese, perché il mercato della prostituzione d’alto bordo preferisce di gran lunga i latini agli asiatici. Il gusto resta il medesimo, ma la suggestione rende l’uno ben più gradevole dell’altro.

Andrew riesce così a vendersi al miglior offerente, il maturo e ricchissimo Lincoln (Todd Waring), amico di quel Norman Blachford (Michael Nouri) con cui il giovane intreccerà una relazione, a seguito della rottura e del brutale omicidio del primo, facoltoso amante. Proprio quest’uccisione, a cui Cunanan assiste dopo essere tornato dalla romantica avventura di una notte con David Madson (Cody Fern), infetterà la sua fantasia malata, facendo germogliare il seme della violenza già insito nel ragazzo.

Sul terreno già fertile della psicopatia di Cunanan hanno ottima presa le parole di Norman, che sottolinea come l’omicidio di Lincoln appartenga a una serie di atti generalmente inscritti in un insieme di punizioni divine che colpiscono la comunità omosessuale. “Ci ammaliamo? È colpa nostra. Veniamo uccisi? È colpa nostra. Possono rapinarci, picchiarci, ucciderci, e la passeranno liscia.” Quale miglior contesto per scatenare un’ondata di violenza senza dover temere più di tanto la morsa della legge?

Parallelamente, Gianni Versace sta aiutando la sorella Donatella (Penelope Cruz) a creare sé stessa, sebbene con presupposti ben diversi da quelli di Cunanan. Il cancro all’orecchio che affligge lo stilista e che, nel giro di qualche anno, lo porterà presumibilmente alla morte, costringe l’uomo a puntare tutto su Donatella, gravandola di un peso che non è ancora pronta a sopportare. Gli scontri tra i due fratelli, così come il commosso affetto che emerge tanto dagli abbracci quanto dalla condivisa creazione di un abito iconico, sbozzano le forme di una tragedia resa ancora più intensa dalla consapevolezza che Gianni avrebbe, di lì a qualche anno, sconfitto la malattia, senza riuscire però a sfuggire a un beffardo destino concretizzatosi nei proiettili sparati da Cunanan.

American Crime Story va in onda su FX dallo scorso 17 gennaio, e viene trasmessa in Italia in contemporanea su Fox Crime.

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