“Il miglior modo per diventare noiosi è dire tutto.” Ricordando questa frase di Voltaire, è inevitabile pensare che Le Regole del Delitto Perfetto abbia, in questa quarta stagione, detto fin troppo al pubblico, finendo per diventare un’eterna copia di se stessa e non preoccupandosi di cambiare alcuno tra i propri meccanismi più usurati. La gran quantità d’informazioni e storyline di questo arco di episodi non è stata certo sinonimo di qualità, avendo invece trasformato la serie di Peter Nowalk nella parodia dell’avvincente intreccio della prima stagione che sembra, a livello di poetica e di rigore di scrittura, lontana anni luce dal pasticcio attuale.

Il season finale Nobody Else Is Dying diviene, in quest’ottica, la perfetta esemplificazione di un ideale di racconto che ha sottomesso alla mera, insapore evenemenzialità ogni ricerca drammatica, pregiudicando irrimediabilmente il coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore nella sequela di situazioni apparentemente scollegate che si susseguono sullo schermo.

La scena conclusiva del penultimo episodio ci aveva lasciati appesi al dubbio sull’identità della vittima di un incidente stradale correlato all’ufficio del procuratore. Il timore che Bonnie (Liza Weil) potesse essere rimasta uccisa viene però subito dissipato all’inizio di Nobody Else Is Dying, in cui scopriamo come ad aver trovato la morte sia invece il procuratore Todd Denver (Benito Martinez), figura rimasta piuttosto fumosa nel corso delle tre stagioni in cui è comparsa.

Poco o nulla sappiamo del privato di Denver e, cosa ancor più rilevante, delle reali motivazioni dietro la sua guerra ad Annalise (Viola Davis) e ai di lei protetti. Che la spiegazione possa arrivare post-mortem non è di nessun sollievo; la sua collusione con la Antares di Jorge Castillo (Esai Morales) non è mai diventata un elemento di trama meritevole dell’attenzione del pubblico, pur costituendo uno dei fil rouge di questa quarta, fiacchissima stagione, priva tanto di un villain come di colpi di scena che destassero lo spettatore da un diffuso torpore apatico.

Stessa inconsistenza ha assunto, via via, la class action di Annalise, che scopre la propria vittoria di fronte alla Corte Suprema grazie al telegiornale; un modo sbrigativo per liquidare un ennesimo frammento isolato, parte di un intreccio il cui livello di coerenza è, a esser buoni, piuttosto labile. Anche il “tradimento” di Tegan Price (Amirah Vann) nei confronti di Jorge, rivelato attraverso un flashback e causa primaria dell’arresto dell’uomo, non sortisce l’effetto sperato sullo spettatore, lasciandolo del tutto indifferente nei confronti della decisione di un personaggio tratteggiato con contorni fin troppo vaghi.

Uno degli unici due elementi d’interesse emotivo nel season finale di Le Regole del Delitto Perfetto risiede nella scelta, da parte di Michaela (Aja Naomi King) di denunciare Simon (Behzad Dabu) all’ufficio immigrazione, proteggendo la bugia relativa alla notte del furto dei dati della Caplan & Gold. Sebbene il gesto della ragazza possa apparire spietato e frutto della degenerazione morale avviatasi all’inizio del suo rapporto con Annalise, è però uno dei pochi lampi di verosimiglianza nello sviluppo psicologico dei protagonisti, ambito in cui la serie ha dimostrato – in questa stagione – più di una pecca.

Meno credibile ma ugualmente interessante è l’allusione alla possibile colluttazione tra Laurel (Karla Souza) e sua madre Delphine (Lolita Davidovich), attraverso dei graffi su un braccio rivelati in una scena sotto la doccia; benché Delphine abbia patito lo stesso, ingiusto trattamento superficiale riservato a molti delle figure secondarie della serie, la possibilità che abbia trovato la morte per mano della figlia è una speranza alla quale vogliamo aggrapparci, auspicando che ciò possa contribuire alla creazione di dinamiche sentimentali più interessanti e meno macchinose nella prossima stagione.

È triste, certo, dover confidare in uno stratagemma che negherebbe, di fatto, quanto enunciato dal titolo stesso dell’episodio (“nessun altro morirà”), ma mai come quest’anno Le Regole del Delitto Perfetto ci dà appuntamento alla prossima tranche di puntate con un cliffhanger ridicolo e per nulla elettrizzante: la scoperta di un figlio vivente di Bonnie, avuto durante la sua adolescenza di abusi. È forse il giovanissimo Gabriel Maddox (Rome Flynn), che sorridente muove i suoi passi verso l’ammissione alla Middleton? O il ragazzo è invece il bimbo – anch’egli creduto morto – di Annalise?

Siamo portati a sperare più nella prima ipotesi che nella seconda. Se c’è una cosa che la serie ABC ci ha insegnato nel corso degli anni, è il potere della resilienza, perfettamente incarnato – anche nei punti più traballanti della sceneggiatura – dal personaggio di Annalise. La protagonista sembra aver vinto la propria battaglia contro l’alcolismo e aver seppellito, almeno per ora, i fantasmi di un tragico passato che ancora la perseguitavano; a che pro resuscitare un figlio che finalmente può, narrativamente parlando, riposare in pace?

In attesa che la prossima season premiere arrivi a darci una risposta e, forse, una ritrovata coerenza drammatica, salutiamo Le Regole del Delitto Perfetto senza nostalgia alcuna, augurandoci che sappia riflettere sui propri errori e non si limiti a trascinarsi stancamente per un altro anno, alla ricerca di riempitivi con cui arrivare a fine stagione.

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