Entrare in sintonia con una serie comedy significa, considerazione molto banale, entrare in sintonia con il tipo di umorismo veicolato. E se ciò vale in generale, figuriamoci per una serie decisamente particolare, come comicità, scrittura, caratterizzazione, come Santa Clarita Diet. Alla seconda stagione, la comedy di Netflix stabilizza i livelli di splatter raggiungendo un equilibrio di fondo che le permette di affidarsi totalmente ai due protagonisti e alle loro interpretazioni. Scelta più saggia non poteva essere compiuta: Drew Barrymore e Timothy Olyphant trascinano in ogni istante lo show su livelli molto più alti di quanto la semplice scrittura permetterebbe. Con un netto passo in avanti rispetto al primo anno, la seconda stagione di Santa Clarita Diet è una delle comedy migliori di Netflix.

Il finale della prima stagione aveva abbozzato un paio di cliffhanger, probabilmente irrinunciabili, dei quali la nuova stagione si sbarazzerà ben presto per andare a costruire nuovi percorsi. Quindi da un lato Joel rinchiuso in manicomio, dall’altro Sheila ammanettata nel seminterrato per impedirle di andare in giro a mangiare la gente. Nel mezzo la figlia assennata e seriosa, Abby, sempre un passo più matura dei suoi genitori. Si tratta di un momento di instabilità sul quale la serie non può costruire nulla, e che quindi viene in poche battute liquidato. Ma attenzione, ciò non vuol dire tornare ad una fase di stallo nella quale crogiolarsi episodio dopo episodio giocando solo sulla stramberia della protagonista zombie.

Tutt’altro, la serie creata da Victor Fresco abbraccia in ogni secondo la propria mancanza di equilibrio, sicurezza, tranquillità, per accompagnare alle risate e ai momenti assurdi un continuo stato di tensione. Difficile da riassumere nei suoi eventi, la stagione continua a vedere Joel e Sheila cercare di risolvere il problema zombesco che li attanaglia, non facendosi scoprire, depistando eventuali indagini che potrebbero metterli nei guai. Come al solito, la coppia sembra essere circondata da poliziotti che in ogni momento potrebbero scoprire il terribile segreto. Al tempo stesso però si tratta di trovare una fonte di nutrimento per Sheila, ovviamente rimestando tra i peggiori soggetti della comunità (su questa idea vengono costruiti alcuni dei momenti più divertenti).

Santa Clarita Diet abbandona quella vaga idea di critica sociale abbozzata nella prima stagione in favore di qualcosa di più immediato, ma altrettanto soddisfacente. Non più quindi gli zombie come esseri che si sono liberati delle catene e degli stupidi compromessi sociali e falsità da media borghesia. Si lavora di più sull’interpretazione, sugli scambi velocissimi, sul parossismo delle situazioni, sull’ovvia leggerezza con cui i protagonisti trattano tutto il campionario di violenze che li circonda. E la cosa migliore è che non ci si ferma mai. Si accavallano una serie di problemi da risolvere, e la mossa azzeccata è quella di non trascinarli fino alla fine della stagione, ma di risolverne alcuni mentre altri si presentano, in un costante stato di allerta che ci mantiene attenti alla trama mentre ridiamo per le situazioni assurde. C’è anche tempo per costruire un po’ di mitologia, e la terza stagione è obbligatoria.

Ci sono un paio di guest graditi, e anche un ritorno molto divertente, ma come già anticipato qui il punto di forza sono Drew Barrymore e Timothy Olyphant. Abbracciano il tono grottesco della vicenda con abbandono e simpatia. Prova ne è il fatto che i momenti migliori che li riguardano sono quelli in cui discutono animatamente di come procedere, valutando i pro e i contro, invece di quelli in cui si confrontano concretamente con i problemi.

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