Olivia Pope si è pentita, ha smesso di essere una pazza assassina assetata di potere e il crossover della scorsa settimana con How to get away with murder è servito come cuscinetto per passare alla nuova ed ultima fase di Scandal che, come era prevedibile, non potrebbe esistere senza un antagonista. E chi meglio di Cyrus Beene, il Vice Presidente degli Stati Uniti che voleva essere Presidente potrebbe interpretare il ruolo e tornare ad essere il solito manipolativo e pericoloso se stesso?

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Senza Olivia ad intralciarne i piani, Cyrus – il quale non ha un’oncia di stima nei confronti di Mellie – decide di riprendere possesso della Casa Bianca con un piano a dir poco azzardato che implica il dirottamento dell’Air Force Two e di tutte le persone che vi sono a bordo, compreso lui stesso e David Rosen, con il solo scopo di apparire come un eroe disposto a sacrificarsi per la propria patria ed essere osannato poi dal Presidente stesso una volta che, molto convenientemente, il dirottamento non andrà a buon fine ed aereo e passeggeri verranno salvati da una preoccupatissima Abby e dai membri della QPA (Quinn Perkins & Associates), furiosamente chinati a digitare sulle tastiere di un computer per gran parte dell’episodio.

Air Force Two è una buona puntata di Scandal, con la giusta dose di suspense e qualche colpo di scena ben piazzato, ma chiunque guardi questa serie dagli esordi non può sicuramente essersi lasciato ingannare dall’atteggiamento valoroso di Cyrus o dalla caparbia insistenza con cui ha cercato, per quasi tutto l’episodio, di convincere l’ingenuo David del fatto che il responsible del dirottamento fosse Jake Ballard il quale viene additato come il possibile colpevole persino da Mellie, la donna che, teoricamente, avrebbe scelto di averlo al proprio fianco come il più fidato dei suoi consiglieri.
Come Jake stesso farà tuttavia notare a Mellie, se davvero avesse voluto uccidere Cyrus, avrebbe potuto probabilmente ideare mille piani diversi e meno eccessivi di questo, una difesa così efficace che, per gli spettatori più distratti, sarebbe dovuta comunque risultare sufficiente a sposare i sospetti sul vero responsabile e cioè il Vice Presidente in persona.

Inutile dire che, sottoposto alla prova della logica, il piano di Cyrus non risulta avere molto senso.
Nell’ordine il Vice Presidente infatti sapeva: che la sua segretaria avrebbe confessato la sparizione del suo computer, che la QPA sarebbe riuscita ad hackerare il codice che gli avrebbe permesso di riprendere il controllo dell’aereo proprio nel momento ideale, non un secondo prima, non uno dopo, che una giornalista possedeva un telefono di scorta e che con quello sarebbe riuscita a trasmettere il suo perfetto e patriotico discorso di commiato al popolo americano a pochi secondi dal possibile abbattimento dell’Air Force Two e che soprattutto il tutto sarebbe avvenuto senza che gli ipotetici dirottatori facessero mai una richiesta o palesassero in qualche modo la loro esistenza.
La sua geniale trovata poggiava in sostanza su talmente tante incognite che il solo fatto che sia riuscita senza intoppi ha del miracoloso.

Sorvolando sulla questione della logica, l’aspetto migliore migliore dell’episodio è che Mellie, finalmente – senza Cyrus, Jake o Olivia a consigliarla – si trova costretta per la prima volta a prendere una difficile decisione presidenziale da sola quando viene chiamata a decidere se salvare la vita delle persone a bordo dell’aereo o abbatterlo prima che venga fatto precipitare in un centro abitato, uccidendo milioni di persone. Nonostante cerchi per un momento rifugio in Fitz, Mellie finirà per rifiutare il suo consiglio e agirà, forse per la prima volta da quando è stata eletta, da vero Presidente, senza essere consigliata, o piuttosto manipolata, da nessuno.

Ma che fine ha fatto Olivia?
Oltre a dimostrare di essere, a fine episodio, l’unica ad aver capito il piano di Cyrus, Olivia trascorrerà un amabile e raccapricciante pomeriggio con la madre Maya prima di rendersi conto della crisi dell’aereo. A giudicare il personaggio in base alle persone che le hanno dato la vita, ci sorprende ancora come Olivia Pope non sia una completa psicopatica, cosa che – ammettiamolo – per un breve e glorioso momento stava davvero per succedere, ma ogni volta che madre e figlia si incontrano, viene spontaneo domandarsi quale persona sana di mente vorrebbe intrattenersi anche solo per qualche minuto con una Maya Lewis.
La vincitrice del premio della madre dell’anno, oltre infatti a trascorrere il tempo a prendere in giro la figlia imitando la vocina stridula di una madre in ansia per il proprio bambino, arriva a dare dell’ipocrita alla figlia che si dimostra preoccupata per il dirottamento e per le persone coinvolte, ree – secondo lei – di averla sbattuta fuori dalla Casa Bianca, quando lei stessa osa paragonare la sua situazione di terrorista condannata a vivere in un lussuoso appartamento della capitale, con quella delle persone ingiustamente incarcerate, per le quali Olivia e Annalise Keating si sono battute la scorsa settimana.
Come se la cosa non fosse piuttosto ironica già di per sé, qual è il risultato di questo piacevole incontro? Che Olivia decide di lasciare andare la psicopatica, con un meraviglioso cappotto, un biglietto per la Francia ed un conto in banca che farebbe invidia ad un nababbo. Non sappiamo come, ma alla fine di questo episodio siamo rimasti con l’impressione che Cyrus non sarà l’unico antagonista che Olivia dovrà affrontare negli ultimi episodi della serie.

La settima ed ultima stagione di Scandal va in onda negli Stati Uniti ogni giovedì sulla ABC.