La fiera dell’assurdo continua indisturbata nella settima stagione di Scandal e possiamo solo immaginare cosa accadrà, da qui in avanti, considerato che mancano ormai solo tre episodi alla fine della stagione. Immaginare, anche solo per un attimo, che gli spettatori trovino plausibili le vicende di questo show sarebbe chiedere davvero troppo, per questa ragione continuiamo a ritenere Scandal il rifugio perfetto per chi voglia trascorrere una folle ore davanti alla televisione, senza farsi troppe domande o mettere in questione la sanità mentale dei protagonisti o degli autori.
Il problema resta tuttavia sempre lo stesso: c’è stato un tempo in cui questo show fantapolitico aveva ancora una parvenza di credibilità, con storie ovviamente eccessive, ma comunque al limite del possibile, un confine che è stato ormai largamente superato ed una strada che gli autori sembrano peraltro decisi caparbiamente a perseguire fino alla fine.

Scoperchiato il vaso di Pandora nella scorsa puntata, la direzione presa dallo show sembra quella di dichiarare definitivamente Cyrus Beene e Jake Ballard gli ultimi cattivi dello show, sebbene non siano da sottovalutare l’assenza ed il silenzio di Rowan che, non escludiamo, potrebbe tornare a galla per un ultimo colpo di coda.
Arrestato Charlie con l’accusa di essere il dirottatore materiale dell’Air Force Two e con l’indagine messa nelle mani della new entry Lonnie (Gary Clark), d’accordo con Cyrus per far cadere la presidenza di Mellie, la QPA non ha altra alternativa che rivolgersi ad Olivia e, insieme a Fitz e Marcus, cercare una soluzione per salvare Charlie e mettere contemporaneamente in guardia Mellie dal pericolo che corre.

Fingendo di ignorare del tutto il fatto che in questa bomba pronta ad esplodere Charlie, il cui arresto è dominio pubblico, venga torturato senza posa e non abbia alcun diritto legale, il primo a tentare un approccio con Mellie per rivelarle i sospetti su Cyrus sarà Fitz il quale, pur riuscendo a far riflettere la sua ex moglie, non otterrà grandi risultati, soprattutto considerato che metterà d fatto in moto tutta una serie di eventi che finiranno per minacciare la presidenza.
Quando infatti Mellie ordinerà a Jake di indagare su Cyrus e sulla possibilità che lui sia davvero il mandante del dirottamento, quest’ultimo, cogliendo di sorpresa il Capo di Gabinetto, confesserà che i sospetti del Presidente sono esatti finendo, peraltro senza troppi sforzi, per portarlo dalla sua parte in una lotta di “loro contro noi” alla conquista della Casa Bianca.

La prima obiezione che potremmo avere nei confronti di questa particolare storyline, al di là della sua prevedibilità, considerata la mancanza di lealtà ripetutamente dimostrata dal personaggio di Jake, riguarda soprattutto l’inaffidabilità di questi due personaggi la cui personalità, nel tempo, si è persa in un’innumerevole susseguirsi di eventi che, a seconda delle circostanze e dell’utilità, li hanno resi dei buoni o dei cattivi, facendo di loro delle banderuole al servizio degli autori, tanto da perdere traccia della loro vera natura.
Non sorprende quindi il fatto che la serie si possa concludere con Cyrus e Jake come antagonisti finali di Olivia e dei suoi (ex?) gladiatori, quanto piuttosto che Mellie, anche solo per un attimo, abbia potuto consapevolmente decidere di fidarsi di Cyrus considerato tutto quello che l’uomo ha fatto in passato per la sua ossessiva sete di potere.

L’episodio, tra le altre cose, parlando di eccessi e trame forzate, svela anche le motivazioni del personaggio interpretato da Gary Clark il quale, lungi dall’essere sotto ricatto di Cyrus, starebbe agendo in nome del figlio, morto in seguito ad una sparatoria e quindi contro il presidente Grant, colpevole, a suo dire, di non aver supportato una più restrittiva legge sul controllo della vendita delle armi, in una sorta di sub-plot inserito in maniera assolutamente casuale in un contesto che nulla ha a che fare con uno dei più grandi scontri politico-sociali che l’America sta vivendo proprio in questi giorni nella realtà.

C’è una parte di The Noise che vale però la pena salvare, grazie soprattutto alle scene condivise da Kerry WashingtonKatie Lowes, ed è proprio quella dello scontro Olivia-Quinn.
Perdonare Olivia dopo tutti i reati commessi, nonostante i vani tentativi di Fitz di dirle che, dopotutto, ha fatto anche delle cose buone quando ha lavorato alla Casa Bianca, come abbiamo spesso ribadito, è difficile sia per gli spettatori che per i suoi ex gladiatori ed il atto che Quinn non ceda su questo punto è una delle poche ancore di salvezza dello show.
Di fronte alla possibilità di salvare Charlie, minacciato di morte in caso non firmi una confessione in cui ammetta di aver agito per conto di Mellie, o distruggere la reputazione del Presidente in carica, Quinn finirà infatti per fare la cosa giusta e più dolorosa e si dimostrerà disposta e rinunciare alla salvezza di Charlie per non cedere al ricatto di Cyrus, una reazione che farà di lei il degno ed unico successore alla Olivia Pope che conoscevamo.
Ma soprattutto l’acceso scontro tra le due, che non si risparmieranno reciproci colpi bassi, sarà la cosa più vicina ad una ammissione di responsabilità che abbiamo sentito da parte di Olivia, il che va visto comunque come un’evoluzione positiva del personaggio, se non fosse che questi necessari, sebbene timidi, passi avanti potrebbero essere fermati proprio dalla persona che Olivia sta tanto strenuamente cercando di difendere.
Alla fine dell’episodio, infatti, una Mellie messa alle strette dalla scellerata alleanza tra Jake e Cyrus e dalla consegna di un mandato di comparizione che la chiama a rispondere dell’accusa di essere la mandante del dirottamento dell’Air Force Two, chiederà l’aiuto di Olivia, ma non per fermare Cyrus con mezzi leciti, bensì per ucciderlo.
Dopotutto Olivia Pope ha già dimostrato di sapersi sporcare le mani per il bene dello Stato, giusto?

La settima ed ultima stagione di Scandal va in onda negli Stati Uniti ogni giovedì sulla ABC.