Dovendo attribuire all’orrore un colore distintivo, in molti indicherebbero il rosso del sangue o, al più, il nero delle tenebre dimora di minacce nascoste; contro l’ovvietà di queste opzioni si stagliò, nel 1851, Herman Melville nel suo Moby Dick, identificando nel bianco il ricettacolo del massimo terrore che essere umano possa sperimentare. Guardando i primi quattro episodi di The Terror, nuova serie targata AMC in arrivo il 26 marzo (in Italia su Amazon Video), comprendiamo come mai Dan Simmons abbia deciso di inserire questo passo di Melville all’inizio del romanzo da cui lo show è tratto.

È un dramma storico che affonda radici quasi subitanee nell’horror quello prodotto da Ridley Scott e creato da David Kajganich (A Bigger Splash), ispirato a una spedizione realmente partita nel 1845 dalle coste inglesi alla ricerca di quell’anelato passaggio a nord-ovest che avrebbe dovuto collegare l’Oceano Atlantico a quello Pacifico. Su due attrezzatissime navi della marina britannica troviamo l’ambizioso capitano John Franklin (Ciarán Hinds), al comando dell’ammiraglia Erebus, il suo fidato secondo James Fitjames (Tobias Menzies) e il capitano Francis Crozier (Jared Harris), alla guida della più piccola Terror, cui l’ambivalente titolo della serie – e del romanzo originario – fa riferimento.

Sebbene sia azzardato formulare un giudizio definitivo sulla base di sole quattro puntate (la prima stagione ne conterà dieci in totale), ciò che abbiamo visto in anteprima tratteggia un’opera tra le più interessanti che la televisione recente abbia proposto al pubblico, impavida nell’offrire allo spettatore una forma dilazionata di narrazione orizzontale senza compromessi; qualcuno potrà ravvisare una somiglianza con la recente Taboo di Tom Hardy e Steven Knight, ma The Terror è, per certi versi, ancora più estrema nel calare i propri tormentati protagonisti in una situazione di stallo tanto esteriore – il ghiaccio arresta, a un certo punto, l’avanzata delle due navi – quanto interiore.

The Terror

È in questo clima ovattato e gelido che il pericolo si concretizza, il terrifico bianco s’impregna di sangue e la paura assume una forma tangibile. L’intelligenza e l’originalità della serie sta, tuttavia, nel non delegare all’elemento sovrannaturale l’intero aspetto orrifico del racconto: prima ancora che si manifesti in qualsivoglia incarnazione bestiale, la mostruosità sembra risiedere nel cuore degli uomini, pronta a risvegliarsi in condizioni avverse e a scatenare dinamiche psicologiche tortuose e fratricide.

Già Peter Weir, nel suo Master and Commander, ci aveva mostrato un’aspra – sebbene non così cruda – declinazione delle conseguenze alla convivenza forzata cui le lunghe permanenze in mare costringevano l’equipaggio: con The Terror, i presagi di sciagura si moltiplicano come attraverso la lente di un caleidoscopio aberrante e tragico, in un clima di fatalità che erge i suoi personaggi – basati su figure realmente esistite – a eroi di un violento poema, che vede gli uomini combattere tra loro, vittime di squilibri gerarchici opprimenti, per poi trovarsi a fronteggiare il nemico più indomabile e tremendo: la natura.

Sia chiaro, non mancano – in queste quattro puntate – parentesi più quiete e in linea con la grande tradizione dei migliori drammi in costume: flashback sapientemente centellinati attraverso cui scopriamo il passato di Franklin e Crozier, comprendendo le origini di un rapporto altalenante che costituisce il fulcro dei primi episodi, e sporadiche sequenze che ci svelano cosa stia accadendo a Londra mentre i nostri protagonisti sono intenti a lottare contro la crudeltà apparentemente immobile degli elementi.

Ci sono molti modi di agghiacciare lo spettatore, e The Terror sembra aver trovato una strada tutta sua per svecchiare il genere horror, attraverso una cura calligrafica dell’immagine che richiama alla mente sublimi capolavori della pittura romantica (Friedrich in primis) e un sagace parallelismo tra la minaccia esterna che grava sull’equipaggio e quella invisibile, ma non per questo meno terrificante, che dimora all’interno del cuore di questi uomini, bloccati tanto letteralmente quanto metaforicamente in un bianco gelo senza apparente possibilità di salvezza. Se manterrà quanto promesso in questi primi quattro atti, la serie della AMC potrebbe spiccare come un’autentica perla di perfezione formale e intensità drammatica in quest’annata televisiva.

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