In una stagione come questa di Scandal in cui gran parte degli episodi hanno lasciato piuttosto a desiderare ed i protagonisti si sono comportati per lo più come schegge impazzite, People Like Me si rivela quasi un’oasi felice, pur essendo bel lontano dagli standard raggiunti una volta dello show.
In un’atmosfera curiosamente rilassata, considerato cosa ci sia davvero in gioco, tutti i contendenti sembrano infatti prendersi il loro tempo per sferrare quello che sarà lo scontro finale al quale assisteremo negli ultimi due episodi della serie, che – lo ricordiamo – chiuderà i battenti giovedì 12 aprile con il finale di serie intitolato Over a Cliff.

La puntata della scorsa settimana si era conclusa con Mellie che chiedeva ad Olivia di tornare al suo fianco, ma soprattutto di liberarla da Cyrus eliminandolo definitivamente.
Al di là dell’incoerenza della richiesta in sé, arrivata da qualcuno che ha sdegnosamente cacciato Olivia per essersi macchiata di omicidio, il punto della proposta, nelle intenzioni degli autori doveva probabilmente servire uno scopo preciso e cioè quello di mostrare la battaglia interiore della protagonista, posta di fronte ad un difficile bivio: quello di perdere definitivamente l’anima ed uccidere ancora o continuare sul suo cammino di redenzione.

La scelta di Olivia, con grande costernazione iniziale di Huck (ed il solo fatto che un assassino/torturatore di professione sembri l’unico ad avere dei veri scrupoli morali dovrebbe essere di per sé un rumoroso campanello d’allarme), sembra essere quella di accettare la richiesta di Mellie, fino ad elaborare il piano più astruso della storia di Scandal e cioè quello di imprigionare Cyrus, rubargli il cellulare per cercarvi le prove del suo tradimento ed ucciderlo, avvelenandolo, nel caso queste prove non risultassero reperibili.
Senza stare troppo a riflettere su come gli avversari politici di Mellie o i cittadini stessi avrebbero potuto eventualmente reagire alla notizia dell’assassinio del Vice Presidente, del dirottamento dell’aereo del quale è stato appena pubblicamente accusato il Presidente stesso, Olivia ed i membri della QPA portano avanti il loro piano, dando così al loro ex leader ed a Cyrus l’opportunità di avere una sorta di cuore a cuore, rinvangando il passato, i crimini rispettivamente connessi e ricordando le origini del legame che li unisce.
Non è ben chiaro che se questi momenti avrebbero avuto, nelle intenzioni degli autori, il compito di dare un certo senso di malinconica nostalgia per ciò che avrebbe potuto essere e non è mai stato o per quello che personaggi nella loro posizione avrebbero potuto fare se non avessero scelto invece solo di farsi dominare dal potere che hanno avuto la possibilità di esercitare, ma se questo era il loro volere non hanno fallito.
In un certo senso questo senso di rimpianto è infatti quasi palpabile, ma è rivolto per lo più a quello che la serie stessa avrebbe potuto realizzare ed ha invece fallito di ottenere, piuttosto che ai ruoli dei personaggi in sé. Quello che resta del dialogo Olivia-Cyrus è infatti più un mucchio di parole senza valore, se si considera che a pronunciarle sono due persone indegne della fiducia di chiunque e tanto meno immeritevoli del ruolo che ricoprono, il che non rende comunque lo scambio meno interessante, soprattutto quando una sapiente regia si sofferma su alcuni particolari apparentemente insignificanti come le mani di Olivia che si stringono intorno ad una sedia, a ricordare in realtà l’atto con cui uccise Andrew Nichols nella quinta stagione.

E proprio a proposito di quell’omicidio, ci sembra appropriato parlare delle accuse che Jake rivolge ad Olivia quando arriva a liberare Cyrus.
Nonostante il personaggio dell’Ammiraglio Ballard sia forse uno dei più deprecabili della serie, le sue parole – in questo caso – non sembrano affatto campate in aria. Jake o l’Huck o il Charlie di turno, sono sempre stati considerati con una certa superiorità da uomini come Fitz, Cyrus o Olivia stessa, persone abituate a muovere i fili senza mai sporcarsi le mani, proprio per il privilegio di avere qualcuno al loro fianco incaricato di macchiarsele per loro ed il fatto che Jake lo rinfacci ad Olivia o prenda ad un certo punto il sopravvento su Cyrus, facendolo probabilmente pentire di averlo scelto come alleato, è una sorta di giusta chiusura del cerchio per il rapporto che ha sempre legato due razze ben distinti di personaggi nella serie: leader ed esecutori, di cui fanno parte appunto Olivia e Jake. Il fatto che quindi Olivia abbia oggettivamente ucciso qualcuno, smentendo apparentemente le parole di Jake, non significa che ciò di cui lui la accusa non sia comunque vero.

Un altro aspetto di Scandal che pervade questi ultimi episodi riguarda l’incessante tentativo degli autori di forzare una narrativa riconducibile ai movimenti #TimesUp e #MeToo, creando una sorta di aperto scontro uomini/donne, rappresentati da Mellie ed Olivia contro Cyrus e Jake, in un contesto che ha poco a che fare con questi gruppi.
Nonostante le parole accorate di Olivia sull’essere “migliori di loro” abbiano un suono apparentemente piacevole, è importante mantenere gli occhi sull’obiettivo e non lasciarsi distrarre, dimenticando troppo facilmente che a parlare sono comunque personaggi che si sono macchiati dei peggiori crimini che la posizione di privilegio in cui erano permettesse loro di commettere. Come abbiamo spesso sottolineato, Scandal è sempre stato uno show piuttosto femminista la cui protagonista, una donna di colore, si trova in una posizione invidiabile di potere, ma il fatto che proprio lei abbia abusato di tale posizione, comportandosi come i simboli di potere e corruzione che ha sempre osteggiato, sarebbe dovuto essere sufficiente a chiudere il discorso, cosa che gli autori si ostinano invece a portare caparbiamente avanti.

Il penultimo episodio di Scandal andrà in onda negli Stati Uniti, giovedì 12 aprile, sulla ABC.