Giunta al quinto capitolo del suo corso, The Terror sferra un colpo basso al suo pubblico, sorprendendolo con un episodio di vibrante sentimento che arriva a riscaldare un gelo che ormai sembrava far da padrone sia all’esterno che all’interno delle due navi protagoniste. Se il blocco creato dal ghiaccio impedisce il moto del corpo, il cuore dei protagonisti pare infatti deciso ad affrancarsi dalla stasi in Primo colpo vincente, ragazzi.

È questa, in un certo senso, la prima puntata autenticamente catartica della tragica storia raccontata da The Terror: mentre la medicina provvede a far piazza pulita di dita e arti ormai inservibili per congelamento o per artigliate della belva Tuunbaq, le circostanze espongono allo sguardo dello spettatore le ferite interiori dell’equipaggio, cui un incontro ravvicinato con la bestia assassina riesce a restituire, seppur per un attimo, il brivido di un anelito epico frustrato e per questo archiviato ormai da tempo.

Un episodio di riscoperta non sempre piacevole, colorato di tinte emozionali forti alternate a tocchi quasi impercettibili di poesia psicologica: basti citare il sorriso dolce e infantile di Gibson (Edward Ashley) nel ricevere in dono l’anello che il meschino sottufficiale Hickey (Adam Nagaitis) strappò al cadavere di David Young nel primo episodio della serie. Nonostante il ragazzo conosca fin troppo bene le finalità arriviste dell’ex amante, l’interessato regalo rappresenta un unicum insperato nel desolato scenario in cui questi uomini sono confinati, immersi in una realtà che tutto toglie e nulla dona.

The Terror

Va precisato come non siano solo sentimenti positivi quelli che vediamo nella puntata: all’ormai ben nota paura che divora l’equipaggio come un cancro si affianca la rabbia di Francis Crozier (Jared Harris), sfogata contro Lady Silence (Nive Nielsen) accusata di non voler collaborare all’uccisione di Tuunbaq. La ragazza non resta inerme di fronte all’aggressione verbale del capitano, ribattendo con una lucida analisi che mette in risalto la tendenza autodistruttiva dell’uomo (“Anche se potessi aiutarla, lei in fondo non lo vorrebbe”, “Perché vuole morire?”). Parole ardenti di verità che sciolgono il ghiaccio delle difese di Crozier, accendendo ancor più la miccia della sua rabbia.

Terror ed Erebus sono prigioniere del gelo così come Crozier lo è del proprio alcolismo, giunto a livelli tanto critici da sfociare nella violenza rivolta contro l’estenuato James Fitzjames (Tobias Menzies), che controlla le unghie di una ciurma il cui massimo vertice si cura a malapena d’allacciarsi il panciotto. Ma Crozier, seppur annebbiato dall’alcol, non è del tutto sordo al richiamo del dovere: il ferimento dell’amico Thomas Blanky (Ian Hart) nell’eroico – e riuscito – tentativo di colpire Tuunbaq lo riscatta dal torpore, spingendolo a una presa di coscienza dolente e potentissima. Mentre Blanky subisce l’amputazione della gamba – ironico contraltare al destino di Sir John Franklin – Crozier si prepara a rinunciare ai fumi alcolici e ad affrontare l’angoscioso tunnel della disintossicazione.

The Terror

L’interpretazione di Jared Harris sfiora i livelli del sublime nel toccante discorso in cui dichiara la propria sopraggiunta non idoneità al comando e affida il timone – immobile – della missione a Fitzjames: ancora una volta, The Terror si muove con precisione chirurgica nelle manovre emotive che spostano l’ago della simpatia del pubblico da un estremo all’altro. Il Crozier odiosamente ebbro e violento che sferra pugni e lancia insulti lascia presto spazio a uno struggente, crepuscolare ritratto bagnato di lacrime; allo stesso modo l’inamidato, vanesio Fitzjames dei primi episodi inizia a emergere nella propria inedita statura, che potremo presumibilmente ammirare meglio nei prossimi episodi. Sempre che Tuunbaq, il gelo o l’avvelenamento da piombo non ce lo portino via anzitempo.

Sembra infatti essere questa la spiegazione dei sintomi osservati da Henry Goodsir (Paul Ready), e tale sospetto ci risulta quasi consolatorio, estrema ancora razionale in un’incessante tempesta di orrori oscuri e imperscrutabili. Ma è, prevediamo, solo una pia illusione, e la prospettiva di dover rinunciare a tutto lo scatolame getta un’ombra macabra sul futuro dell’equipaggio: l’uomo affamato si riduce ben presto a belva, come numerose storie di naufragio c’insegnano. Tanto vale, dunque, godersi gli sparuti sprazzi di sollievo presenti in questi quaranta minuti di concentrato emozionale, preparando però il cuore a nuove e più terribili sciagure.

The Terror

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