È passato un po’ di tempo da quando abbiamo smesso di credere che Eugene potesse avere in serbo un piano B e che tutta la sua codardia un giorno si sarebbe potuta trasformare in qualcosa di buono. Dopo essersi fatto odiare a lungo, anche lui ha avuto il suo riscatto, ma c’e da dire che sin dalla prima scena con lui protagonista “Wrath” ha regalato ai telespettatori diversi indizi su ciò che sarebbe poi successo: a partire dal momento in cui Eugene fa provare l’arma a Negan, arrivando alla scena in cui con tutta furia va a recuperare Padre Gabriel minacciandolo di morte. Il season finale di The Walking Dead nel suo complesso funziona molto bene, e togliendo qualche passaggio prolisso (scene con Morgan incluse), l’azione e la drammaticità dei personaggi raggiunge picchi piuttosto elevati. L’episodio scorre velocemente e ci porta dritti al momento dell’inganno, all’istante in cui Rick rischia di perdere tutto per via del piano machiavellico di Negan. Ma questa volta tutta l’intelligenza di Negan, così come la sua furbizia, si tramutano in ingenuità. Un cambiamento radicale che riflette un personaggio sfaccettato e contorto. Negan è certamente una delle figure più interessanti di tutta la serie e, nonostante il suo delirio di onnipotenza, riesce a commuovere più di qualsiasi discorso motivazionale di Rick, specialmente nel momento in cui rimane in attesa quei 10 secondi, fermo di fronte alle ipotetiche parole di Carl.

Questa volta si combatte per il futuro e si progetta qualcosa in previsione del fatto che i vivi debbano spalleggiarsi tra loro e contrastare la morte, proprio come accadeva prima dell’apocalisse. Carl se ne va lasciando un’eredità immensa, una saggezza che in nessun modo Rick avrebbe potuto fare nuovamente sua. Lo sceriffo che un tempo combatteva per la sua comunità si è trasformato negli anni in un uomo che ha perso troppo e quelle perdite sono aumentare a tal punto da essere impossibili da sopportare. Forse, però, il pensiero di avere a fianco a sé ancora una figlia e una donna da amare ha dato un significato reale a quelle parole. La fortuna di Rick è quella di non aver perso realmente tutto. Ma degli altri si può dire realmente la stessa cosa? Maggie ha perso il suo tutto: Glenn. Daryl ha realmente qualcosa per cui combattere? E Jesus? Forse di lui sappiamo ancora troppo poco. Per questi personaggi la guerra non è finita perché fino a quando non avranno fatto a pugni con le loro frustrazioni e i demoni interiori avranno sempre e solo un unico volto da incolpare: Negan, l’uomo con la mazza chiodata. Alcuni riescono ad andare avanti e altri no (questo è a tutti gli effetti l’unico conto in sospeso), rimane il fatto che The Walking Dead non aveva mai salutato il suo pubblico con un episodio così conclusivo.

The Walking Dead urla al mondo, forte e chiaro, che è ancora in grado di emozionare e di far alzare dalla sedia il suo pubblicoLa guerra ha solo vinti e non vincitori e il messaggio di “Wrath” è più attuale che mai: si ritorna alla civiltà e di conseguenza a Hilltop ritorna uno sceriffo, pronto a far rispettare le leggi e ad abbattere ogni ingiustizia e disuguaglianza. L’ottava stagione si conclude tra alti e bassi, andazzo ormai che va avanti da un po’ di anni, ma nonostante i tempi morti e le ridondanze The Walking Dead urla al mondo, forte e chiaro, che è ancora in grado di emozionare e di far alzare dalla sedia il suo pubblico, che è felice di esultare per i propri eroi. Chi è rimasto a guardare la serie fin qui non si è mai realmente stancato, in primis perché ogni settimana c’era sempre un motivo diverso che lo spingeva a tornare.

Quando i Salvatori sono allineati sopra la collina con le loro armi e aprono il fuoco avviene un colpo di scena, atteso o non atteso questo è un altro discorso, ma è comunque qualcosa che stravolge tutto, che cambia il futuro. Un’azione così catastrofica, sebbene limitata a un numero non troppo elevato di persone, che modifica il destino di tutti e non solo dei buoni, se così vogliamo chiamarli. Dopotutto basta qualche gesto rivoluzionario per far nascere una nuova idea di pensiero. Prima la speranza di alcuni era Negan, ora la speranza di molti è ritornare a vivere come un tempo, ritornare a desiderare una parvenza di civiltà. Un’ambientazione suggestiva fa da contorno a un capitolo della storia di The Walking Dead anomalo ma con un’idea ben precisa, quella di rivoluzionare la storia a partire dalla nona stagione, quasi come fossimo di fronte a un futuro reboot dove a cambiare non sono i personaggi bensì le loro idee e le loro prospettive di vita.

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