Dopo aver gravemente ferito Selina di fronte a un impotente Bruce, Jeremiah è imprigionato e tenuto sotto stretta sorveglianza dal GCPD. La minaccia, per Gotham, non è comunque ancora cessata: “Joker” si è infatti alleato con il redivivo Ra’s al Ghul e il loro misterioso piano mette a repentaglio l’esistenza stessa della città.

Gordon e i suoi alleati devono dunque affrettarsi a decifrare le intenzioni dei criminali, mentre ogni altro personaggio coinvolto sulla scacchiera fa la sua mossa.

Alla fine dell’episodio, praticamente nulla è più lo stesso.

Giunge a conclusione la quarta – e penultima – stagione di Gotham, che ha saputo risollevare nettamente le sorti dello show, almeno da un punto di vista narrativo, se non di ascolti. Come annunciato pochi giorni fa, la quinta stagione della serie TV – di “soli” tredici episodi – sarà anche l’ultima, e mostrerà agli spettatori la definitiva trasformazione di Bruce Wayne nel celeberrimo vigilante mascherato Batman. Va da sé che in questo season finale si sia impostato il setting di ciò che verrà.

C’era molta diffidenza nei confronti di Gotham, anche da parte di chi scrive, all’alba della quarta stagione, visto il progressivo decadimento dello show che aveva trovato in una pessima terza annata il suo punto più basso. Contro tutte le previsioni, gli autori sono stati in grado di confezionare una nuova stagione molto valida, specie al confronto con la precedente, virando su contenuti più adulti ed espliciti, e mettendo in un secondo piano ragionato le figure più giovani della storia, Bruce su tutti.

È stata probabilmente “evoluzione” la parola chiave della quarta stagione della serie TV, ed effettivamente se andate a confrontare lo status quo di partenza dei personaggi principali con quello d’arrivo, vi renderete facilmente conto di quanto questi siano cresciuti, al netto di un qualsiasi discorso qualitativo. Il tessuto narrativo di questa stagione di Gotham è stato un vero e proprio panta rhei: nulla è rimasto costante, tutto ha vissuto un fase di movimento perpetuo e sostanzialmente fluido. In effetti, quest’anno ne sono accadute di cose: c’è stato un turbinio di situazioni drammatiche e potenzialmente definitive, dalla Pax Penguina, all’avvento di Pyg, al ritorno di Jerome Valeska, solo per citare i simbolici rappresentanti dei tre filoni narrativi principali. Senza dimenticare tutti i singolari difetti che vi abbiamo già riportato episodio dopo episodio, possiamo comunque considerare questa annata come buona.

Venendo ora al season finale, la storia vede andare in scena la fase finale del piano di Jeremiah e Ra’s al Ghul, che trascina Gotham nel caos, trasformandola in un’isola oscura, una vera e propria “Terra di Nessuno” in cui i criminali si spartiscono i vari quartieri in una città apparentemente senza più legge e ordine, così come nella saga a fumetti omonima. Prendendo solo le premesse e le conclusioni come riferimento, A Dark Knight: No Man’s Land è un episodio riuscito, e anche spettacolare.

Il problema è tutto ciò che c’è tra l’ideale “punto A” di partenza e il “punto B” d’arrivo. Appare ovvio che nel season finale dovesse andare in scena una storia dal contenuto drammaticissimo, in cui diversi personaggi perdono la vita e altrettanti si ritrovano in punto di morte o comunque gravemente ferite, tanto che nell’atto finale – o forse bisognerebbe dire nell’epilogo, tanto è sconnesso con il resto della storia – pare di assistere a una vera e propria ecatombe. La domanda che continua ad aleggiare nella nostra mente, dopo la visione dell’episodio, è però la seguente: dove finisce la tragedia e inizia la farsa? Bene, in A Dark Knight: No Man’s Land è difficile trovare la risposta a tale quesito.

Ed ecco che il season finale diviene tristemente la cartina tornasole di diversi momenti di snodo cruciale di questa stagione di Gotham, che spesse volte ha spinto così tanto sull’acceleratore da perdere un proprio equilibrio narrativo, trasformandosi quasi in una parodia di se stessa. Del resto, la potenza è nulla senza il controllo, come recitava un celebre spot di una marca di pneumatici. A Dark Knight: No Man’s Land è proprio questo: una mancata tragedia à la Shakespeare, nella quale in determinati momenti invece lasciarsi travolgere dalla sorpresa è quasi impossibile non ridere. Su tutti, vi basti prendere il momento “Romeo e Giulietta” di Edward e Lee, onestamente ridicolo.

Vedremo cosa la quinta stagione di Gotham avrà da offrirci.

Chiudiamo con il classico elenco dei riferimenti ed easter egg contenuti nell’episodio, a partire dal titolo che fa ovviamente riferimento alla bellissima saga a fumetti intitolata, pubblicata originariamente tra il marzo e il novembre 1999 (dopo un lungo preludio) su svariate testate dedicate al mondo di Batman. Anche qui, sebbene a causa di un cataclisma, la città di Gotham si trova isolata dal resto del mondo, e diviene un regno criminale.

La presenza del segnale luminoso sul tetto della centrale del GCPD è ovviamente un primo rimando al noto Bat-segnale, mentre nelle battute finali dell’episodio fanno la loro prima apparizione i villain Man-Bat e Anarrchy (dei quali vi parleremo sicuramente in futuro).

Infine, curiosa scelta in termini di costumi per i soldati inviati a Gotham, che indossano degli elmetti praticamente identici a quelli degli Assaltatori tedeschi del XX secolo.

 

 

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