“Tutte le cose che so fare, tutti quei poteri… e non sono riuscito a salvarla”

C’è un’ispirazione di fondo, in parte rivelata dalla scelta della canzone finale dell’episodio, che prende spunto dal mito di Superman. Legion se ne appropria – dimentichiamo la diversa scuderia di appartenenza – per raccontare il dolore del protagonista, il senso di impotenza di fronte all’imponderabile e al male che, semplicemente, esiste. Questo Chapter 14, come al solito fortemente ispirato nei propri riferimenti, diventa ancora una volta parentesi ideale per raccontare angosce personali. La trama in stallo, ma in fondo non è mai stata il centro ideale della serie di Noah Hawley. Torneremo allo scontro tra David e Farouk, ma prima c’è un intrico di rimpianti lungo una vita da esplorare, con il consueto, ispiratissimo stile della serie di FX.

Dopo la notizia della morte di Amy, David piomba in uno stato di crisi profonda. Elabora il lutto, se ne assume la colpa, proietta se stesso lungo sentieri alternativi, lungo nuovi percorsi di mortificazione dove la salvezza non sembra un’opzione possibile. Così come il perdono. Nulla di tutto questo ci viene detto, almeno a chiare lettere. Si riparte in medias res, solito montaggio da capogiro, soliti deliri controllati, nessun punto di riferimento che non siano gli agganci allo stile onirico della serie. Legion si appropria per l’ennesima volta di un conflitto ideale che racconta secondo linguaggi completamente altri rispetto alla consuetudine e a ciò che è atteso. Un riempitivo? Può darsi, ma la sincerità con cui la serie si è posta fin da subito ai suoi spettatori dovrebbe lasciare ben pochi dubbi. Prendere o lasciare.

Come in Mr. Nobody, la mente di David, da una prospettiva imprecisata, si fraziona in una miriade di percorsi alternativi. Un fiume in piena di possibilità inesplorate, di ricordi da ricostruire, di vite da interpretare. David può essere un fattorino, o un barbone, o un uomo ricchissimo, e declinare se stesso secondo nuove forme – e nuovi look, che in questo episodio sono fondamentali – significa anche reinterpretare la realtà secondo nuove forme, e così il rapporto con la sorella. David non cerca scuse nell’immaginare realtà alternative. Non è mai l’uomo perfetto, non è mai felice, né sereno. C’è molta automortificazione nell’immaginarsi continuamente perdente, braccato, irrisolto come uomo. Una figura che non si concede il lusso dell’amore, della famiglia, della compagnia altrui.

Farouk è lì che osserva, ma anch’esso finisce per essere una proiezione del senso di impotenza provato da David. L’idea dei sentieri alternativi che ne generano altri viene ben esplicata in uno dei segmenti (rami che generano altri rami e così via), e viene raccontata con il solito piglio sperimentale dalla serie. Ecco quindi un topo che canta, o una citazione palese ad Arancia Meccanica (anche un luogo chiamato Clockworks). E David cambia vestiti, pettinatura, modo di parlare: come un’intelligenza artificiale programmata per trovare una soluzione, batte e ribatte sentieri diversi, verificando le diverse possibilità. La differenza qui sta nel fatto che David non cerca una soluzione, ma solo un’ulteriore forma di autoflagellazione.

Insomma, dopo aver aiutato gli altri ad uscire dalle loro prigioni mentali, David si ritrova prigioniero della propria.