Il secondo episodio extra di Lucifer, e forse l’ultimo dell’intera serie, è il più classico dei “what if“, la rappresentazione cioè di una realtà alternativa in cui tutti i protagonisti si trovano a vivere una vita diversa da quella che il pubblico conosce e se dovessimo davvero guardare a Once Upon a Time come al finale ultimo della serie, forse – e soprattutto grazie al suo messaggio finale – potremmo scoprire che l’addio potrebbe rivelarsi meno doloroso del previsto.

L’episodio, diretto da Kevin Alejandro (Dan) e con Neil Gaiman, il creatore del fumetto The Sandman, da cui la serie tratta, a fare da voce narrante fuoricampo proprio nelle veci di Dio, sarebbe stata, per la sua stessa particolare natura, una puntata decisamente più facile da contestualizzare all’interno di una stagione di Boo Normal ed in un certo senso rappresenta anche un perfetto esempio di come qualsiasi show, in particolari circostanze, sia riscrivibile, poiché Once Upon a Time non è solo l’esempio di una realtà alternativa, ma anche un possibile pilot 2.0 che ci presenta uno show profondamente diverso per certi aspetti, ma anche molto, molto simile in altri a quello che conosciamo e amiamo.

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La premessa dell’episodio, quasi banale nella sua semplicità, è quella di mostrare cosa sarebbe potuto accadere se Dio non fosse intervenuto cambiando il destino dei protagonisti della serie, interferendo nella vita di suo figlio ed il risultato è divertente – in puro stile Lucifer – ma anche rassicurante, perché se c’è una costante che ci accompagna fino all’ultimo ciak è quella che Lucifer e Chloe sono comunque destinati ad appartenersi, ad incontrarsi ed a cambiare uno la vita dell’altra, una conclusione decisamente meno frustrante di quella con cui siamo stati lasciati con A Devil of My Word.

In questa realtà, Lucifer è infatti sempre lo stesso proprietario del Lux che conosciamo ed è anche la medesima creatura in cerca di qualche nuovo stimolo che – in questo caso – è dato dall’illusione che aprire una catena di locali, il secondo dei quali sarà a Las Vegas, sia la risposta alla sua incomprensibile impazienza di vivere.
Chloe, per contro, il cui padre non è morto spingendola ad arruolarsi così in Polizia, è un’attrice famosa che interpreta per finta un ruolo che, scopriremo molto presto, vorrebbe ricoprire nella vita reale.
La dottoressa Linda, che è sempre una terapista, è invece la stella del Doctor Linda show, un programma in cui diversi VIP aprono il proprio cuore di fronte a lei ed a milioni di spettatori, mentre Dan e Charlotte sono la peggiore versione di loro stessi, l’uno un poliziotto corrotto, l’altra indirizzata nel suo cammino di successo in quanto avido avvocato (di Lucifer!).
Ella, che in questa storia ha seguito i passi della sua famiglia di Detroit, è invece una ladra di macchine, ma è anche la solita gioiosa se stessa, mentre Maze ricalca quasi completamente la sua versione cartacea, non solo nell’aspetto, ma anche nel suo atteggiamento distaccato e disinteressato nei confronti degli uomini, con i quali si relaziona solo per spingerli a peccare per poi poterli punire una volta morti.
Amenadiel, infine, è il pesce fuor d’acqua degli esordi dello show, incastrato tra due mondi nei quali non si trova a proprio agio, impossibilitato a tornare da suo padre per aver fallito la sua missione di riportare Lucifer all’Inferno ed incapace, allo stesso tempo, di avere qualsiasi tipo di connessione emotiva con gli uomini tra i quali vive, ignaro di come relazionarsi con loro.

Tutti – tranne Lucifer e Chloe, che continuano ad essere inevitabilmente attratti l’uno verso l’altra come due calamite – sono sostanzialmente la versione peggiore di loro stessi, dimostrando come l’intervento di Dio non ha mai davvero avuto, come Lucifer ha sempre pensato, delle ripercussioni sul genere di vita che lui era destinato a vivere sulla Terra, quanto piuttosto su quelle delle persone che lo circondano, facendo cadere così una delle sue più grandi illusioni o ragioni di astio nei suoi confronti, e cioè quella che suo padre abbia manipolato il suo destino.

La nuova versione di Ella, pur essendo molto simile caratterialmente a quella che conosciamo, ha comunque scelto una vita da criminale, come Dan e Charlotte che, pur destinati a stare insieme, riescono a coronare il loro sogno d’amore a discapito della propria anima. La dottoressa Linda, che è sempre stata nello show la coscienza di Lucifer, si trasforma invece in qualcuno che non riesce più nemmeno ad ascoltare la propria pur di ottenere successo per il suo programma. Mazikeen è il demonio senza sentimenti e rimpianti di cui abbiamo avuto modo di avere un assaggio nell’arco di questa stagione, con la sua inespressiva maschera che le impedisce, proprio come nei fumetti, di parlare in maniera intelligibile ed Amenadiel è una creatura solitaria, convinta che la sua stessa esistenza sia legata solo al destino di suo fratello Lucifer e sicuro di non essere degno di avere un posto nel mondo, né quello da cui proviene, né quello in cui è stato mandato per compiere la propria missione.

Non solo Once Upon a Time sovverte quindi la vita dei protagonisti della serie, facendo crollare nel contempo tutte le convinzioni di Lucifer, ma fornisce anche una spiegazione molto semplice a quello che è sempre stato uno dei più grandi interrogativi dello show e che, nel caso in cui la serie non venisse salvata, non avrà mai una risposta: perché Dio si è intromesso nella vita di Lucifer?

E la risposta, molto semplice ed al contempo naturale che ci viene fornita dalla diretta narrazione dell’illustre ospite d’onore dell’episodio, è che i genitori vogliono il meglio per i propri figli, chiunque essi siano, e che farebbero tutto quanto in loro potere per metterli sulla strada della felicità.
Incredibilmente questa stessa scontata quanto inaspettata risposta, mette anche quasi lo stesso Dio nella posizione di non essere poi così onnisciente, perché se comunque il destino di Lucifer e Chloe – come ci viene chiaramente dimostrato – era quello di incontrarsi a prescindere dal suo intervento, perché allora manipolare il loro destino?
Forse la risposta più sensata è legata alla coralità di questa serie ed al fatto che nemmeno la più grande storia d’amore potrebbe reggere senza un sistema di supporto, forse Lucifer e Chloe non sarebbero stati gli stessi senza la loro complessa, disfunzionale ed improbabile famiglia ad accompagnarli nel loro cammino.

Once Upon a Time, come accennavamo, potrebbe essere il congedo di cui la serie aveva bisogno con i suoi tanti riferimenti al passato: il caso di Delilah (AnnaLynne McCord), la moneta e la battuta sugli Jedi del pilot, la app Top Meet, citata come sponsor della NASCAR di cui si era parlato in Chloe Does Lucifer e la serie Weaponizer, i film di cui Chloe è l’attrice protagonista in questa realtà, che è anche lo stesso franchise di cui sia Lucifer che Dan si scoprono appassionati in Devil Time e grazie al quale cominciano a legare per la prima volta.
C’è sempre un po’ di nostalgia sul viale dei ricordi, ma c’è anche un omaggio alla serie dalla quale i fan, quanto meno, avrebbe meritato un congedo più rispettoso e meno scioccante di quello del finale di stagione “ufficiale”.

Dal punto di vista della regia, affidata – come abbiamo anticipato – a Kevin Alejandro, vogliamo sottoporre alla vostra attenzione soprattutto le scene girate al Griffith Observatory, che già solo per la particolarità della location, uno dei ritrovi turistici più conosciuti di Los Angeles grazie agli spettacolari tramonti di cui si può godere, è di per sé degna nota, soprattutto perché ci viene concesso di vederla senza il brulicare di gente che normalmente la caratterizza, mostrandocela in una versione quanto meno insolita, come affascinante è l’ultima immagine dei protagonisti, seduti su una panchina a parlare del loro futuro di fronte alle scintillanti luci della città.

Sarà dura dire addio a questo show se davvero Once Upon a Time dovesse segnare la fine di Lucifer, ma forse – alla lunga – potremmo anche scoprire che questo stesso episodio potrebbe averci aiutato a rendere meno dolorosa la separazione