A queste condizioni, questo è il miglior finale possibile per Sense8. Due ore e mezzo che chiudono la storia del cluster ideato dalle sorelle Wachowski per la loro personale serie evento su Netflix. Dietro i sorrisi, la rabbia, le passioni degli otto protagonisti della serie si cela tutta l’esigenza di una storia che tende con ogni fibra del suo corpo – dei suoi corpi – verso un finale cercato, voluto, necessario. Quel finale è giunto, dopo la cancellazione dello show e la sollevazione dei fan (più altre discussioni dietro le quinte che tutto sommato non ci interessano), e arriverà su Netflix il prossimo 8 giugno. Abbiamo avuto la possibilità di vedere in anteprima il finale di serie di Sense8 e ve ne parliamo di seguito, senza spoiler.

La storia riprende senza rallentamenti dalla situazione sospesa nella quale ci eravamo lasciati. Il cluster ha catturato il suo arcinemico, il viscido Whispers, e Will è pronto a dichiarare guerra a lui e all’organizzazione alle sue spalle. Con lui i sei compagni Riley, Sun, Nomi, Kala, Capheus e Lito. Manca all’appello Wolfgang, che come ricordiamo era stato catturato nel finale della seconda stagione. Il cluster spezzato, ma tutt’altro che arrendevole, deve collaborare come mai prima d’ora per affrontare la sua sfida finale contro i nemici del cosiddetto homo sensorium. Ancora una volta la connessione gioca un ruolo fondamentale e, una risoluzione attesa dopo l’altra, ognuno di loro andrà incontro al proprio destino, come individuo e come parte di un gruppo.

L’episodio, diretto da Lana Wachowski e scritto, oltre che da lei, anche da David Mitchell e Aleksander Hamon, riesce a sfruttare l’ampio minutaggio concesso per chiudere bene la storia. Questo è un finale soddisfacente, che contiene tutte le risposte che volevamo sentire e che ci lascia con la soddisfazione di aver assistito ad una storia che è arrivata alla sua naturale conclusione. Non è poco, e non era per nulla scontato che accadesse. Omaggio a se stessa, omaggio ai fan che l’hanno amata, questa è una puntata che si mette in primo luogo nei panni di chi vuol sapere, vedere, capire certe cose. Non perché una storia sia definita dal proprio finale, anzi, i personaggi che abbiamo amato esistono a prescindere da ciò, ma non sarebbe stato corretto lasciare incompiuto un esperimento televisivo così particolare e interessante. Anche perché, si spera, la presenza di una conclusione invoglierà molti futuri spettatori a recuperare il progetto su Netflix.

Sense8 - Series Finale - Foto Ufficiali

Quindi, il nodo centrale rimane il salvataggio di Wolfgang e lo scontro con Whispers. Le due ore e mezzo gravitano intorno a questo conflitto di base e attirano con forza tutto ciò che sarebbe estraneo e secondario. C’erano altre storyline come quella di Capheus, di Sun, di Kala. Non vengono ignorate (nulla lo è), ma sono solo un accompagnamento sporadico e dovuto di una puntata che si concentra su altro. Allo stesso modo sarebbe sbagliato dire che tutti i personaggi hanno la stessa importanza. Per ovvi motivi Wolfgang ha molto spazio, e così Will e Kala, ma anche la dolcissima Nomi. Riley e Sun si limiteranno ad accompagnare e sostenere il gruppo, prendendosi ogni tanto qualche momento sotto i riflettori. Lito e Capheus sono i più sacrificati.

Le due ore e mezzo – una durata davvero spropositata, potrebbe essere il più lungo episodio di sempre per una serie tv – gestiscono agevolmente il ritmo di una narrazione che riesce a concedersi ampi momenti di respiro. Parte dell’equivoco nei primi episodi della serie consisteva nel familiarizzare con uno show a cui, per dircela tutta, la mitologia non interessava poi così tanto. Sì, le organizzazioni, gli esperimenti, tutte cose che servono a mandare avanti la trama, ma Sense8 è rimasta la storia di otto persone che riescono ad affrontare i loro problemi facendo parte di un gruppo. Soprattutto, una vicenda che non si è mai presa così tanto sul serio, ma che proprio per questo è stata capace di farci abbracciare la gioia del racconto e l’umanità contagiosa dei suoi protagonisti.

Questo ritorna in Amor Vincit Omnia (un titolo, riferimento all’Eneide, che è un manifesto dello show). Ci sono, inutile negarlo, forzature e conflitti banalizzati o risolti con un colpo di spugna. Avremo, nei primi minuti e ancora negli ultimi, la sensazione palese di una storia che tira le fila del discorso, con chiarimenti e risoluzioni velocissimi, tra un perdono e un abbraccio. Ma tutto viene accompagnato da uno sguardo sincero, da caratterizzazioni che si adagiano su un senso di condivisione e di pura gioia di vivere così universale da spazzare via ogni conflitto. Emblematici sono gli ultimi minuti della puntata, che contengono un’affermazione euforica e carnale, senza barriere o limiti, anche se grossolana e caotica come spesso la serie è stata in passato. Di meglio, sinceramente, non si poteva chiedere.

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