Supergirl e Mon-El viaggiano nello spazio alla ricerca di un esotico minerale di origine kryptoniana le cui proprietà potrebbero salvare Sam da Reign. Nel corso della loro traversata, i due eroi si imbattono in una misteriosa città aliena: si tratta di Argo, una delle metropoli di Krypton, sopravvissuta alla distruzione del pianeta. Qui, Kara ritrova una persona a lei cara da tempo creduta perduta, sua madre Alura Zor-El.

Nel frattempo, sulla Terra, qualcuno sta attentando alla vita di Alex: di chi si tratta?

Dopo tanto – troppo – girare a vuoto, ecco che con il ventesimo episodio della sua terza stagione, Supergirl ritorna a proporre uno spettacolo decente. Dark Side of the Moon presenta infatti una narrazione fresca, divertente e soprattutto coerente con ciò che di meglio ci sia nella grandissima mitologia di Superman, e quindi anche della sua super cugina. L’episodio, infatti, ha un sapore davvero apprezzabile, con un’atmosfera vintage – quasi fuori dal tempo – che ci riporta ai toni e agli ambienti delle prime, storiche e bellissime, pellicole dedicate all’Uomo d’Acciaio, quando questo personaggio era interpretato dal compianto Christopher Reeve.

La città di Argo – assieme alla più nota Kandor – rappresentano infatti due dei poli più topici della sfera aliena e fantastica propria di questi super eroi, ed è un piacere ritrovarcisi. Dark Side of the Moon rappresenta un netto stacco con il recente e triste passato dello show, in senso fisico, quanto tematico. L’allontanare la protagonista e il suo compagno – a proposito, Mon-El è un personaggio sempre più convincente in termini di caratterizzazione – dalla Terra e da tutto ciò che ivi sta avvenendo, permette allo spettatore di prendersi una proverbiale boccata d’aria fresca, immergendosi in una trama abbastanza lineare quanto relativamente indipendente dalla storyline principale, per trovarsi di fronte a una narrazione virtuosa, con la quale finalmente si lavora a modo sui personaggi, specie in termini di scrittura. Ad Argo, Supergirl non ha i suoi poteri, ed ecco che “magicamente” torna in primo piano il suo taglio più umano, che paradossalmente è il più vincente di tutti. A farle da contraltare c’è la sua mamma creduta persa per sempre, ben interpretata dalla navigata Erica Durance (finalmente si dà un senso a questo personaggio!), cosa che permette l’instaurarsi di una relazione realistica e catartica, dalla quale beneficia tutto il resto.

Paradossalmente, l’estrapolare Supergirl dal contesto terrestre, permette agli altri personaggi più “mondani” di crescere esponenzialmente, soprattutto per quanto riguarda Alex: la sorella di Kara, infatti, è protagonista di una storyline tutta sua, finalmente avvincente, e con un contenuto d’azione notevole e altamente spettacolare.

Meno convincente si dimostra invece tutta la tiritera tra Lena e Reign, il cui epilogo è francamente forzato e quindi poco credibile, anche se diventa un funzionale pretesto per dar vita a un cliffhanger finale le cui conseguenze saranno esplorate nel prossimo episodio.

Dark Side of the Moon presenta una buona resa visiva in termini di effetti speciali e costumistica, mentre è sempre insufficiente l’aspetto scenografico: i set che vanno a ricostruire la città di Argo sono infatti troppo dozzinali per essere considerati anche minimamente accettabili in una produzione di questo tipo.

Protagonista assoluto dell’episodio è sicuramente la città di Argo, luogo natale di Kara, apparsa per la prima volta sulle pagine di Action Comics #252 (1959), e curiosamente già vista nella dimenticabile pellicola degli anni Ottanta dedicata al personaggio, intitolata Supergirl – La ragazza d’acciaio (1984) e diretta da Jeannot Szwarc.

 

 

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