C’è una certa ironia di fondo nel titolo del quarto episodio stagionale di Westworld. Da un lato associamo l’enigma della Sfinge alla nota risposta: l’uomo. Ma, d’altra parte, tutto il corollario di temi messi in gioco della serie HBO ci porta a ridurre la considerazione che abbiamo della specificità umana. Certo, gli umani crescono mentre i robot rimangono fisicamente sempre uguali, ma questo tentativo di imitazione – in cui l’episodio scava profondamente – porta con sé un ripensamento continuo delle categorie umane. Infine, la risposta non è così scontata (“If you can’t tell, does it matter?”). Inoltre, The Riddle of the Sphinx mette in campo una totale inversione di uno degli snodi centrali della serie: non più il robot che tende a diventare umano, ma l’umano che cerca l’immortalità in un corpo artificiale.

Con la sua lunghissima durata, il quarto episodio di Westworld contiene di fatto una micronarrazione compiuta, con il suo prologo, svolgimento e tragico epilogo. Si tratta delle molte vite – e delle molte morti – di James Delos, fondatore della compagnia dietro il parco. Poco interessato, come sappiamo, al parco in sé, vede l’opportunità di sconfiggere la morte, trapiantando mente e ricordi (e anima?) in un corpo artificiale. William consacra parte degli ultimi 35 anni alla realizzazione di tale scopo, che tuttavia non viene raggiunto. Il corpo rigetta la mente, o la mente rigetta il corpo. In ogni caso, una volta scoperta la verità Delos perde il controllo di sé. Questo ci viene raccontato in un loop di sequenze identiche per ambientazione, molto simili per dialoghi ed esiti.

Si tratta di momenti ben dosati nel corso della puntata, che trae forza dall’intuizione di esaurire la storyline nell’arco di un episodio. In questo modo possiamo sperimentare tutta la tragedia umana di James Delos, soprattutto nell’ultimo confronto, quello decisivo. Lo vediamo tristemente incatenato ad una prigione di abitudini che non possono non far venire in mente la prima, storica, sequenza della seconda stagione di Lost (ma è una coincidenza). E lo vediamo bruciare su ordine di William, che ammassa esperimenti falliti su esperimenti falliti. La parabola tragica di Delos, con il suo epilogo nel presente a cui assistono anche Bernard e Elsie, è forte e basta a se stessa, ma c’è dell’altro, nascosto in bella vista.

Nell’illusione del racconto per immagini di James Delos, in cui tutto è sempre uguale, siamo attirati dalle differenze. E qui la differenza maggiore è rappresentata dall’invecchiamento di William. Mentre cerca l’immortalità per il suocero, il ragazzo diventa l’uomo in nero (Jimmi Simpson diventa Ed Harris), matura, cambia idea. Dibattiti filosofici a parte, James Delos è morto. Questa è la storia di William, è suo il percorso di maturazione. Proviamo allora a cambiare prospettiva, e scopriamo che questa storyline ci racconta anche di come William sia diventato un uomo sempre più stanco e disilluso. Il tutto fino al crollo finale, con la notizia del suicidio di Juliet. Per chi ha cercato l’immortalità per tutta la vita, e ha vissuto circondato da robot per i quali la morte non vuol dire niente, accettare l’idea della fine è tutto.

E lo è alla luce del momento chiave del confronto tra William e Craddock. Il primo afferma al termine di un dialogo: “death is always true”. Craddock non è superiore perché può sconfiggere la morte ancora e ancora, anzi, è proprio questa capacità di ritornare a disumanizzarlo. La presa di coscienza si alterna ai momenti del ritrovamento del cadavere di Juliet, e apre ad uno scontro tra i più tesi e forti visti in Westworld. Con questa scena si chiude una fase di ripensamento del personaggio di William, certo qui molto più sfaccettato di quanto era lo spietato Uomo in nero della prima stagione. William nega fortemente di aver fatto una buona azione, anche di fronte alla bambina attraverso la quale ancora parla la coscienza di Ford. Ma quel che abbiamo visto racconta una storia diversa.

L’altra storyline centrale della puntata è quella di Bernard. C’è il ritorno di Elsie che si incontra con l’uomo e ne scopre la natura robotica. I due si recano in un laboratorio dove troviamo distruzione e morte. Scopriremo in conclusione che Bernard ne è il responsabile e che qualcosa di grave si agita nella sua mente. Nonostante le rassicurazioni a Elsie, non c’è di che fidarsi. E la sensazione è che Bernard giocherà un ruolo fondamentale nei prossimi episodi della stagione. Per vie traverse ritorna l’idea di trapiantare forme di coscienza in modi diversi da quelli sperimentati finora nel parco. Una sfera rossa, i dati contenuti in Peter Abernathy, la misteriosa Glory a ovest. Il gioco continua.

Episodio lunghissimo questo di Westworld, ed estremamente denso. Eppure, né DoloresMaeve sono in scena. Strano a dirsi, la serie ne guadagna. Dove quei due personaggi ormai sono il cardine più riconoscibile di una narrazione tradizionale e semplice, con The Riddle of the Sphinx la serie della HBO può focalizzarsi su vicende secondarie e tornare al cuore dei temi storici della storia. Identità, memoria, realtà. Miglior episodio della seconda stagione finora e in generale uno dei migliori della serie.

Considerazioni sparse:

  • Le prime scene della puntata ci ricordano senza dubbio Desmond nella botola. Ma Lisa Joy, che ha anche diretto l’episodio, ha confermato in un’intervista che si tratta di una coincidenza.
  • “If you can’t tell, does it matter?”, dice William a Delos. Si tratta della stessa domanda che Teresa aveva rivolto a lui nella prima stagione.
  • Oltre alla sorte di Elsie, scopriamo anche che Logan è morto di overdose, e abbiamo il quadro completo di ciò che è accaduto a Stubbs, catturato dagli indiani nella prima stagione.
  • L’unico collegamento rimasto a William è quello con la figlia Emily, che incontra nel finale di episodio. Si tratta della donna arrivata da The Raj e catturata dagli indiani. Ricordiamo che Emily incolpa William per la morte della madre.
  • Nel caos delle timeline è difficile giostrarsi, ma un’immagine ci rivela che all’arrivo di Elsie e Bernard nel laboratorio dove si trova Delos sono trascorse due settimane circa dall’ultimo incontro tra lui e William.

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