Somiglia ad un season finale questo Les Ecorches, settimo episodio stagionale di Westworld. Ne ha la struttura, le rivelazioni, la convergenza improvvisa di molti personaggi in un unico punto e i confronti a lungo attesi. Eppure si tratta, ancora, solo di una tappa tra le tante nel lungo viaggio “alla conquista del West” e di ciò che si nasconde nella “valle oltre”. In questo è il degno coronamento dell’episodio minore della scorsa settimana, utile a impostare le situazioni che esploderanno in questa puntata. La storia procede, c’è un ritorno graditissimo, e un radicale cambiamento negli equilibri in gioco. La scrittura è tutt’altro che impeccabile, ma l’episodio riesce ad assorbire in larga parte quei difetti all’interno di una confezione di grande impatto.

Dove la stagione aveva diviso, l’episodio unisce. Maeve, Dolores, Bernard, perfino Ford, tutti coloro che erano stati proiettati in direzioni diverse dai loro impulsi e programmazioni si ritroveranno in un modo nell’altro alla Mesa sotto attacco. L’obiettivo di Dolores è quello di far saltare la Culla, distruggendo così i backup, e recuperare al tempo stesso il nucleo contenente i dati segreti della Delos. La rabbia e la pietà, che si manifestano nel massacro indiscriminato delle guardie e negli sguardi carichi di dolore nei confronti di Peter Abernathy, sono allora espressioni di una mente che è già altrove, condizionata quanto basta da Wyatt a seguire il proprio sentiero già scritto verso i segreti della valle.

In un confronto saliente all’interno di una puntata carica di affermazioni nette – pure troppe – Dolores rinfaccia a Charlotte il senso profondo degli esperimenti sull’immortalità condotti dalla Delos. E si tratta di qualcosa che avevamo sottolineato, con parole quasi uguali, già nell’analisi di The Riddle of the Sphynx: non più il robot che tende a diventare umano, ma l’umano che cerca l’immortalità in un corpo artificiale. Se in quell’episodio il centro era James Delos, ma anche William, qui la faccenda viene vista dalla prospettiva dei robot, rappresentati emblematicamente da Dolores. Sono le macchine a compiere il passo finale, quello che spezza le ultime catene e assottiglia ulteriormente il divario tra uomini e robot.

Dall’Uomo Bicentenario a Dolores, per altri canali e con uno stile molto diverso, si tratta sempre di ricondurre la differenza centrale tra uomo e macchina al concetto di morte. Nel momento in cui il robot, consapevolmente, accetta di morire, rinunciando alla rigenerazione, acquisisce davvero la forma del pensiero umano. In un senso più terra terra, avere finalmente dei robot incapaci di ritornare dopo la morte è ottimo per lo show, perché contribuisce a dare un senso più forte a ogni uccisione. Clementine, Angela, Lawrence muoiono, e il segno della morte stavolta fa più rumore del solito (e non solo per l’esplosione). Per qualcosa di così forte, ci sono anche delle soluzioni deboli. Sulla scarsezza delle guardie della Delos si è detto abbastanza, ma la scena della guardia che viene sedotta da Angela e non capisce più niente è davvero troppo.

Ma questo è anche l’episodio di Ford, e questo equivale a dire che è l’episodio di Anthony Hopkins. La sua presenza titanica eleva inevitabilmente ogni momento, ogni frase, ogni scambio con Bernard. Lo ritroviamo quindi nella Cradle, come lo scorso episodio aveva mostrato, a godersi un po’ di riposo dopo aver messo in moto gli eventi stagionali. Nessuno è davvero libero, e il concetto di libero arbitrio torna ancora prepotentemente nel momento in cui Ford si riprende ciò che aveva momentaneamente ceduto. A farne le spese, tanto nel presente quanto nel futuro, è il solito Bernard, che qui si vede accompagnare dal “fantasma” del suo padrone, costretto a compiere nuovi atti di violenza. Nel futuro si tratta di andare a localizzare i dati della Delos grazie a Bernard, e qualcosa ci dice che potrebbe essere una trappola.

L’episodio ha un gran ritmo e, come abbiamo detto all’inizio, c’è questa grande idea di continua messa in discussione dell’equilibrio che lo fa somigliare ad un finale di stagione. Dolores praticamente si esprime solo tramite battute a effetto ormai, e non avendo l’attrice il carisma di Hopkins è difficile non alzare il sopracciglio di tanto in tanto. Tra le altre debolezze almeno due salvataggi in extremis, quello di William e quello di Charlotte, inevitabili e dovuti per esigenze di narrazione. Ma per il resto un episodio senz’altro da promuovere. Il gioco di riflessi con le apparizioni di Ford è una bella idea, e la costruzione in rosso della Culla rimane una grande intuizione di messa in scena. Spezzate alcune catene, vediamo come proseguirà il viaggio di Westworld.

Considerazioni sparse:

  • Angela pronuncia per la terza e ultima volta le parole: “Welcome to Westworld”
  • La casa di Arnold che avevamo visto in Reunion esiste quindi sia nel mondo reale che all’interno della Culla. In realtà si tratta di un’opera architettonica di Frank Lloyd Wright, chiamata Millard House, che si trova a Pasadena.
  • Quindi, le due scene tra Bernard e Dolores difficili da identificare si sarebbero svolte, all’interno della Culla, in un passato in cui Ford testava Bernard e la sua capacità di ingannare Dolores come Arnold.
  • Il titolo dell’episodio fa riferimento ad una figura dipinta o scolpita priva della pelle, con i muscoli in vista. La rielaborazione dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, uno dei simboli della serie, ne è un esempio.
  • Il promo del prossimo episodio preannuncia maggiori informazioni sulla Ghost Nation.

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