In The Prestige, sceneggiatura di ferro scritta da Jonathan Nolan, scopriamo ad un certo punto il suicidio di Sarah. La moglie di Borden, sconvolta dagli assurdi cambiamenti d’umore del marito, che da un giorno all’altro passa dall’amore all’indifferenza, arriva infine a togliersi la vita. Come scopriremo, la volontà e i desideri di Borden non sono unici, ma si tratta di un ruolo interpretato di volta in volta da uno dei due gemelli che hanno il volto di Christian Bale. La morte di Sarah, come il suicidio di Juliet che vediamo nell’ultimo episodio di Westworld, non funge allora da culmine emotivo di un percorso umano che non trova altra via d’uscita rispetto alla morte. Sapevamo poco di Sarah, così come non bastano certamente tre scene a raccontarci il personaggio di Juliet. Il trauma viene infatti proiettato su chi rimane, in questo caso, e per quanto ci interessa, William.

In questo senso la più importante storyline narrata in Vanishing Point è pervasa dalle stesse considerazioni che già erano emerse in occasione di The Riddle of the Sphynx. L’ennesimo membro della famiglia Delos, dopo James e Logan, arriva all’autodistruzione, e William ne è il testimone costante intrappolato nella propria ossessione. Il personaggio ha dedicato la propria vita ad una visione che ormai ha perduto tutto di quel che era in origine, e ormai è diventato solo l’involucro assente e spaesato di quel che era un tempo. Forse letteralmente, come l’episodio vorrebbe farci capire in più passaggi, suggerendoci la natura robotica di William.

Come Dolores e Bernard in passato, William ci viene presentato come un personaggio smarrito nel tempo, incapace ormai di distinguere tra l’illusione e la realtà. Simbolicamente – non è certo un caso – il file che raccoglie tutte le azioni che lo riguardano viene nascosto nella libreria all’interno di Mattatoio n. 5 di Vonnegut, un testo che si basa proprio su un’idea di tempo non lineare, che oscilla tra passato, presente e futuro. Ne fa le spese Emily, che viene uccisa dal padre. Per una serie che già nella prima stagione non si è fatta troppi problemi a giocare un po’ sporco con il montaggio, l’identità profonda dei due personaggi potrebbe essere considerata aperta. E questo non è un bene.

Non perché il mistero non stia di casa qui, altroché. Ma ogni domanda deve sempre poggiare su un terreno stabile, che sfidi lo spettatore ad armi pari e con onestà. Per tornare al paragone iniziale, in The Prestige i due Borden sono sotto il nostro naso fin dall’inizio, e per questo motivo la rivelazione finale è molto soddisfacente. In Westworld ogni momento, ogni sensazione, ogni decisione, porta con sé una componente di ambivalenza che da un lato non ci permette di affidarci totalmente alla storia, e dall’altro respinge ogni coinvolgimento emotivo. Ed è un peccato sottolineare ciò a fronte di un’interpretazione ovviamente superba di Ed Harris e di una reazione finale di Evan Rachel Wood da brivido.

Il resto della puntata puntella quelle poche situazioni che determinano la situazione generale ad un passo dal season finale. Clementine viene riattivata – il back-up dovrebbe essere perduto comunque – e utilizzata da Charlotte come arma per far uccidere gli host tra di loro. Bernand spiega a Elsie, e a noi, anche se la risposta era abbastanza chiara da un po’, cosa si cela ad ovest. Il luogo, da non confondere con The Cradle, è The Forge, un archivio dove sono state immagazzinate tutte le memorie e i dati umani estrapolati nel corso del tempo. Maeve sul letto del laboratorio viene visitata da Ford, che conferma come la sua fuga alla fine della prima stagione fosse parte della sua programmazione, quindi sblocca ulteriori abilità nell’host.

Infine, dopo l’ennesimo massacro e sempre più vicini alla meta, Dolores e Teddy hanno l’ultimo confronto, con quest’ultimo che, incapace di sostenere il peso del cambiamento subito, e incapace di ribellarsi a Dolores, si libera nell’unico modo possibile, uccidendosi. È la fine definitiva per Teddy? Ecco, in questi spazi di dubbio che sempre rimangono c’è quella difficoltà di coinvolgimento che dicevamo prima. In ogni caso, dai flashforward, sappiamo che il personaggio verrà recuperato tra gli altri host annegati. Si tratta del secondo suicidio mostrato nella puntata, senza contare l’autoflagellazione che William provoca a se stesso. Picchi emotivi esasperati, che cercano di riscattare in profondità quello che la serie perde in godibilità.

Considerazioni sparse:

  • Il momento in cui Dolores uccide il nativo-americano ci era già stato mostrato nel primo episodio in una registrazione dell’host. Il fatto, secondo quanto si diceva, era accaduto 11 giorni prima.
  • Quindi a questo punto abbiamo due personaggi, Maeve e Clementine, in modalità “Berserk”, che forse si scontreranno nel finale.
  • Rimane il fatto che lo scanner identifica William come umano, ma nulla toglie che la serie potrebbe tirar fuori un motivo per giustificare il falso positivo.
  • Dalla rapida occhiata al file di William scopriramo che è il soggetto numero 2 del monitoraggio.
  • Oltre a Mattatoio N. 5, nella libreria appaiono Moby Dick, testi di Plutarco e Jude l’Oscuro di Thomas Hardy.

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