Al sesto episodio stagionale, appare chiaro che il tema saliente di Castle Rock sono i ricordi. Il “filtro” del titolo della puntata è quello della memoria, quasi sempre manchevole, che dovrebbe illuminare un passato in cui sarebbero contenute tutte le risposte. Il presente è colmo di misteri, domande, confronti che non portano da nessuna parte, perché manca la capacità, in certi casi il coraggio, di accettare quel che è avvenuto molti anni prima. In questo senso Filter è un episodio di confronti rimandati, ma non risolutivi, e incontri generazionali. Si tratta di un intermezzo – non uno degli episodi più riusciti della stagione – in cui i personaggi principali vagano in cerca di risposte. Qualcosa arriverà, infine, in mezzo ai boschi, ma sarà solo una risposta che aprirà la porta a molte più domande.

Henry Deaver ha difficoltà a ricordare eventi della propria infanzia. Il 1991 si rivela come uno spartiacque nella vita di moltissime persone. Molly, ancora una volta, ci dà la conferma che qualcosa di grave è accaduto tra il ragazzo e suo padre, e il tutto viene veicolato tramite la percezione di un sentimento apparentemente positivo, come quello del sollievo. Il ragazzo senza nome è un involucro privo di pensieri, che funziona solo tramite i gesti che compie e le poche parole che pronuncia. Ruth, un’intensa Sissy Spacek, è interamente definita dal fatto che i suoi ricordi stanno svanendo. E c’è tutto un dialogo molto forte con Henry, in cui passato e presente si confondono, e solo pochi punti di riferimento rimangono lì, come punti fissi nel tempo.

Dietro tutto questo rimane la figura di Alan. L’intoccabile e puro tra i protagonisti. Non del tutto sorpreso da quel che accade, stanco, ma non arrendevole, anche lui comunque trascinato nel vortice di domande senza risposta. Qui il problema non è che siano troppe, ma che sia tutto ancora troppo scollegato e vago. Per una serie arrivata al sesto episodio di dieci, una serie di questo genere, essere ancora in alto mare sul nucleo della narrazione (i temi, invece, sono molti chiari) a questo punto è una mancanza non da poco. Filter, come detto, è l’episodio di passaggio. Ma è difficile capire cosa ci aspetterà dall’altra parte.

Per adesso la serie decide di puntare su un confronto generazionale. Lo fa gettando nella mischia, con una buona intuizione, il personaggio di Wendell, figlio di Henry. Non è importante di per sé, o almeno non lo è ancora, ma è un valido riflesso di rapporti mancati e da ricostruire. Forse l’occasione che Henry ha sempre visto per costruire un buon rapporto padre-figlio, quando il proprio è stato marchiato da gravi tragedie.

Dal punto di vista degli easter egg non c’è molto da segnalare stavolta, se non la presenza nel cast del giovane Chosen Jacobs. Si tratta dello stesso attore che interpreta Mike Hanlon nella recente versione di It.

Consigliati dalla redazione