È un malinconico flusso di ricordi quello lungo il quale si intreccia il settimo, splendido episodio di Castle Rock. Si tratta di un blocco da un’ora nel quale seguiamo esclusivamente Ruth, persa nelle proprie memorie, una piccola breccia nella mente ferita della donna colpita dall’Alzheimer. Con tratto delicato e una grazia di fondo, la puntata ci racconta i momenti salienti della vita di Ruth all’interno della propria casa, il tremendo rapporto con il marito, lo struggente senso di protezione provato nei confronti di Henry, l’amore soffocato per Alan. Ne emerge un quadro fatto di momenti intensi, stanze colme di ricordi e rimpianti, che non risparmia nemmeno un’ultima pugnalata finale. Un episodio più contenuto, molto diverso dai precedenti, senza dubbio il migliore di Castle Rock finora.

Sembra una contraddizione che l’episodio più lungo finora sia quello che contiene meno personaggi, e di fatto quello che fa avanzare meno la storia. In realtà la puntata riscatta con un’intensità crescente l’assenza di intreccio. L’occasione è data dal senso di isolamento di Ruth all’interno della casa, con il nipote Wendell, mentre incombe vicino a lei la minaccia del ragazzo senza nome. In questo incontro di solitudine e inquietudine crescente, germogliano i semi della riflessione. Ruth non li domina, non ne è in grado, nonostante i molti totem sistemati nelle stanze della casa. I pezzi degli scacchi che la avvertono di trovarsi nel presente sono un appiglio sicuro al quale rivolgersi, ma nulla potranno contro i rimpianti e i dolori della vita.

C’è un parallelo sul quale la scrittura continuamente ritorna tra la situazione attuale e quella di circa ventisette anni prima. Nella difesa di Wendell contro un individuo oscuro in casa, Ruth ritrova quel necessario e sentito slancio di protezione che provava per Henry quando a minacciare la loro sicurezza era il pastore Matthew. Ruth vi si abbandona (“viaggiatrice del tempo”, dirà Wendell), non potendo fare altro. C’è paura, insicurezza, ma c’è anche una sorprendente dolcezza e tenerezza in alcuni momenti della puntata. Ruth legge la favola di Hansel e Gretel, anche lei sperduta nel bosco dei suoi ricordi, a rincorrere i pezzi degli scacchi (The Queen che dà il titolo all’episodio) per uscire dall’oscurità. Ma è anche Ruth che guarda con dolcezza alla se stessa del passato (la interpreta sempre una magnifica Sissy Spacek) nei momenti più intimi con Alan.

Non riuscirà a trovare una luce per uscire dal buio, ma, se quest’ora ha un senso, è quello di dirci che è possibile trovare qualcuno per camminare insieme anche nell’oscurità. La scrittura come detto ci lascia con una chiusura molto amara. Dopo essere riuscita a fatica a ricordare dove si trovano dei proiettili, Ruth spara per errore ad Alan. Lo abbraccia, piange, ma l’oscurità dell’ambiente rispecchia lo sconforto del momento. Allora sopraggiunge un’ultima scena, molto luminosa. È un ricordo, uno dei più importanti, ma sembra quasi un attimo fuori dal tempo, perfetto e intoccato. Alan arriva alla porta di casa di Ruth, e da quel momento i due rimarranno insieme, nonostante tutto. L’ultima inquadratura ci consegna una regina, ancora in piedi, mentre un cavaliere giace ai suoi piedi.

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