È arrivata su Netflix, preceduta da dure polemiche e critiche negative, la nuova serie Insatiable, creata da Lauren Gussis e dedicata a problematiche adolescenziali (ma non solo) che comprendono il bullismo, la scoperta della propria sessualità, la rivalità e i disturbi alimentari.

La protagonista è Patty Bladell (Debby Ryan), una teenager sovrappeso che viene costantemente presa di mira dai suoi coetanei e ha un rapporto complicato con la madre. Dopo uno “scontro” con un senza tetto, la giovane si ritrova con una mascella rotta, problemi legali e l’obbligo di seguire una dieta liquida, situazione che la porta a dimagrire velocemente. A difenderla in tribunale dalle accuse di aggressione è l’avvocato Robert “Bob” Armstrong Junior (Dallas Roberts), un legale che nel tempo libero è diventato il preparatore di aspiranti miss e ora si ritrova nei guai dopo che la madre di una ragazza di cui si occupava l’ha ingiustamente accusato di molestie. Insieme alla moglie Coralee (Alyssa Milano), l’uomo è alla ricerca di una seconda occasione per ritornare al vertice e Patty, improvvisamente consapevole delle potenziali conseguenze della sua trasformazione sembra la scelta perfetta, convincendola così a intraprendere un percorso come potenziale reginetta di bellezza, senza comprendere realmente la voglia di vendicarsi che la anima.

La situazione è però resa complicata dalla rivalità di Bob e Coralee con la coppia composta da Robert “Bob” Barnard (Christopher Gorham) ed Etta Mae (Carly Hughes), la cui figlia Magnolia (Erinn Westbrook) ha dominato ogni possibile concorso di bellezza, mentre il loro figlio Brick (Michael Provost) nasconde un segreto legato alla spregiudicata Regina Sinclair (Arden Myrin), che ha mosso le accuse che hanno rovinato la loro famiglia.
Nella vita di Patty ci sono invece una madre ex alcolizzata e con un passato davvero complesso (Sarah Colonna), e la miglior amica di sempre Nonnie (Kimmy Shields), che è in realtà innamorata di lei da tempo. La scelta di provare a ottenere una corona porta inoltre la teenager a conoscere Stella Rose Buckley (Beverly D’Angelo), con un inaspettato legame con il passato di Bob, e la sua protetta Roxy Buckley (Chloe Bridges), mentre la sua vita sentimentale si complica con l’attenzione di Brick, per cui ha sempre avuto una cotta, e l’arrivo del tenebroso Christian (James Lastovic).

Insatiable, a prescindere dalle reazioni negative della vigilia, al termine della prima stagione composta da dodici episodi appare come un’occasione sprecata per affrontare situazioni e tematiche vicine al mondo dei più giovani con un approccio originale e leggero. Gli autori, guidati da Lauren Gussis, non sembrano aver trovato il modo per calibrare nel modo giusto le battute per evitare di scivolare in più momenti nel cattivo gusto; il ritmo, con episodi della durata di quasi cinquanta minuti, risulta fin troppo dilatato nell’equilibrio tra le storie dei vari personaggi e la quantità di argomenti da portare in scena. Senza approfondire realmente nessuna delle situazioni affrontate dai protagonisti, la serie scivola sulla superficie di ogni cosa non riuscendo poi a far provare alcun briciolo di empatia da parte degli spettatori.

Un po’ come accaduto con Girlboss, lo show rende Patty una ragazza per cui non si riesce, se non a tratti, nemmeno a provare compassione dopo aver scoperto i motivi per cui è arrivata a cercare rifugio nel cibo. Debby Ryan, ex star delle serie Disney, può fare veramente poco per rendere meno “indigesta” una protagonista che continua a non imparare dai propri errori e cerca di diventare una persona migliore senza rendersi conto, senza essere messa di fronte all’evidenza, di essere passata da vittima a carnefice, ferendo persino chi le è sempre stata accanto. Il modo superficiale con cui affronta la sua nuova vita lascia comunque in più punti emergere la sensibilità giusta che avrebbe potuto rappresentare la carta vincente degli sceneggiatori, come accade nel momento in cui si confronta con altre persone che fanno i conti con le insicurezze e le cicatrici legate a un passato all’insegna di sofferenza e bullismo, venendo però messa in secondo piano dagli eccessi ideati per le dodici puntate. Le intenzioni della creatrice, che ha dichiarato di aver vissuto in prima persona le situazioni negative rappresentate, erano probabilmente più lodevoli rispetto al messaggio trasmesso dal risultato finale, in cui non basta la “fame” di amore subita da Patty per giustificare come il suo percorso di maturazione appaia legato in modo indissolubile alla sua forma fisica, con tanto di “allenamenti” e digiuni per ritornare nel peso ritenuto necessario a concorrere a un prestigioso concorso di bellezza.

Il rapporto tra genitori e figli, pur essendo declinato in modi molto diversi, non riesce a proporre nemmeno un legame realmente positivo, relegando presenze più sincere e realistiche come Nonnie a un ruolo secondario e senza mai approfondire realmente la vita della ragazza. Nel mondo dei teenager ci si muove esclusivamente per stereotipi e lo stesso accade tra gli adulti, con arrampicatrici sociali, donne in carriera e madri che vogliono sfruttare le capacità delle proprie figlie per un tornaconto personale.


Ad affiancare Patty nel ruolo di voce narrante c’è poi Bob. Dallas Roberts cerca di estrarre il meglio da un materiale mediocre grazie alla propria autoironia, aiutato anche da un brillante Christopher Gorham, risollevando parte della trama.

La durata delle puntate appare però realmente eccessiva, dilatando le situazioni fino a renderle ripetitive. Nella serie si cita spesso Drew Barrymore, e gli sceneggiatori avrebbero dovuto imparare una lezione preziosa da Santa Clarita Diet, comedy caratterizzata da puntate confezionate in modo da sfruttare nel migliore dei modi l’effetto comico dei momenti più surreali. Insatiable ha infatti il grande difetto di diluire gli elementi che potrebbero risultare divertenti in una storia che si prende troppo sul serio, cercando di proporre una lezione morale perdendo inesorabilmente di vista, durante l’evolversi della storia, il proprio obiettivo e mettendo in secondo piano l’idea che l’apparenza non sia essenziale per ottenere la propria felicità.

L’introduzione di più di un triangolo sentimentale, all’interno delle varie generazioni di personaggi, non contribuisce a ravvivare la narrazione e, al contrario, aumenta il numero di preconcetti e situazioni a potenziale rischio di critiche negative che contraddistinguono il progetto. Insatiable non esita in nessun modo a portare in scena una realtà all’insegna dell’intolleranza e dei pregiudizi, e l’insistere in modo costante sugli attacchi causati dal fisico, dall’orientamento sessuale, dalle origini etniche o dallo status sociale fa ben presto perdere la sensazione di trovarsi di fronte a un sarcasmo costruttivo. Davvero difficile, in particolare, non rimanere perplessi di fronte a battute inappropriate e poco meditate sulla violenza sessuale o su comportamenti pedofili, come nel caso della totalmente inutile e incomprensibile introduzione del personaggio affidato a William Baldwin. Non mancano nemmeno momenti dedicati al cyberbullismo, alle app per “appuntamenti” e alla visione dei giovani della religione, tuttavia sembra non esserci stata una vera riflessione prima di inserire tutti questi elementi, in modo sparso e senza un reale filo logico, all’interno della storia.

La sceneggiatura dei dodici episodi, inoltre, appare frammentata e scollegata, facendo passare presenze positive in negative, ed eroi in nemici, e viceversa nel giro di poche ore. Concludere la stagione con un cliffhanger si rivela poi un errore di valutazione imperdonabile che lascia in sospeso una storia senza nemmeno permettere agli spettatori di arrivare a un capitolo conclusivo che possa dare senso alla lunga serie di alti e bassi che contraddistinguono la serie.

Insatiable poteva avere a proprio favore la voglia di affrontare i problemi dei teenager contemporanei in modo più leggero rispetto al drammatico Tredici o altri progetti analoghi, rimanendo invece un ritratto fin troppo stereotipato e superficiale della realtà, rispettata solo nella durezza delle situazioni e dei commenti. Il cast cerca di fare il proprio meglio con degli script deludenti e la necessità di comprendere il valore dell’accettare gli altri per quello che sono, andando oltre l’apparenza, e quanto sia difficile scontrarsi, soprattutto durante l’adolescenza, con standard sociali impossibili da raggiungere avrebbero meritato più attenzione da parte degli autori. La serie potrebbe comunque riuscire a non risultare del tutto indigesta per quegli spettatori che amano l’assenza del politically correct e le situazioni fin troppo sopra le righe.

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