Nonostante tutte le critiche di fondo che si possono muovere alle azioni dei personaggi di Vince Gilligan, l’autore televisivo sembra nutrire una profonda fiducia verso le maschere archetipiche che ha inventato. Il male finirà per divorare se stesso, consumato e distrutto dalle proprie passioni, ma appunto, di questo si tratta: passioni umane. Da Walter a Gus a Jimmy, i personaggi granitici di Breaking Bad e Better Call Saul non falliscono in quanto artefici del male, falliscono nel momento in cui cedono ai loro impulsi più istintivi. Questa è la lezione morale – o immorale – che da sempre l’universo di Gilligan trae da Delitto e Castigo. Il male assoluto può essere una scelta, ma bisognerà avere la costanza e la forza di portarlo fino in fondo, senza fare “Qualcosa di stupido”.

Il Something Stupid del titolo della puntata (in opposizione a Something Beautiful) naturalmente prende spunto dal sottofondo musicale scelto per la lunga sequenza d’apertura della puntata. Qui c’è uno split screen che ha una funzione completamente opposta rispetto al solito. Dove generalmente si tratta di uno strumento che viene utilizzato per mostrarci nello stesso momento elementi distanti (ad esempio una telefonata), qui al contrario serve ad allontanare due persone che condividono lo stesso appartamento, lo stesso bagno, lo stesso letto. C’è quindi una separazione prima di tutto concettuale e mentale tra Jimmy e Kim. Attraverso di essa, con una serie di transizioni che ripropongono mutamenti in alcune situazioni di vita quotidiana, la serie ci racconta il passare del tempo.

C’è quindi un salto temporale netto che proietta l’intera serie verso il suo epilogo. Che epilogo non sarà, dato che lo show è già stato rinnovato per una quinta stagione. Ma, considerate le carte in mano, immaginiamo che la prossima annata potrebbe essere anche l’ultima per lo show, che finirebbe per riallinearsi con Breaking Bad. Tornando al presente della serie, il salto temporale ci viene illustrato in tutte le sue conseguenze. E ci sono almeno un paio di grossi cambiamenti che la serie ci mostra come già avvenuti, senza puntare troppo sulla svolta che questi rappresentano. Saul Goodman, in quanto pseudonimo abitualmente utilizzato da Jimmy, è una realtà. Prosegue quindi la sua attività di fornitore di cellulari, utilizzati per le attività più illecite. E poi, Hector Salamanca è in una fase avanzata di riabilitazione.

Nel caso di Jimmy, si tratta di portare agli estremi il suo rapporto con Kim. C’è una tensione latente nel rapporto tra i due, che come al solito la scrittura corteggia senza esporsi apertamente. Better Call Saul vive nei dettagli, nei silenzi, nelle frasi non dette. Qui si tratterà di aiutare Huell (benvenuto!) a non finire in carcere. Ci aspettiamo il gesto eclatante di Jimmy, la rottura della promessa fatta a Kim, e invece è quest’ultima a prendere le redini con un piano che aspettiamo di conoscere. È stato fatto un grande lavoro su questo personaggio, degno sostituto di Chuck nel definire dall’esterno ciò che è Jimmy e il modo in cui definisce le persone intorno a lui.

Per quanto riguarda Hector, anche qui il riflesso serve a illuminare un altro personaggio, Gus Fring. Tornando all’inizio del discorso, Gus consuma lentamente la propria vendetta, potrebbe uccidere l’uomo, farla finita, andare avanti. Ma non può. Deve costringersi, per rispondere a impulsi feroci che non controlla del tutto, a mantenere in vita l’avversario, né del tutto incosciente, né del tutto ristabilito. Anche attraverso questo, Gilligan ci ricorda che il suo grande racconto televisivo parla di schiavi che si credono dèi.

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