La lunga cold open di Past Perfect è il momento migliore dell’episodio, e contiene in sé un barlume di ciò che la serie avrebbe potuto essere. Quindi più contenuta, più episodica, a tratti più angosciante, proprio perché sradicata da lunghe narrazioni o intrecci. C’è una coppia che si incontra con Molly, acquista la vecchia casa dei Lacy, e qui di fatto viene contaminata da una follia latente che sembra radicarsi nei quadri ossessivamente esposti, tutti a ritrarre il ragazzo misterioso. L’apparizione di Jackie non sembra poi un caso, con il suo collegamento con Shining che diventerà palese verso il finale dell’episodio. Manca il bambino, ma cui c’è un uomo che – versione cinematografica di Shining – ci appare predisposto alla follia fin dal principio. La casa dà solo il calcio d’inizio.

E funziona bene nel suo giocare con gli elementi dell’ambiente, dai quadri ai manichini che rievocano i fatti di sangue della città, e si integrano bene con il non detto della coppia. Henry Deaver, per altri canali, verrà risucchiato da questo pericolo, e riuscirà a cavarsela per poco. Provvidenziale proprio l’intervento di Jackie che colpisce con un’ascia uno dei due coniugi, un riferimento a quanto fatto dallo zio tanto tempo prima in un hotel di montagna. Questa è la parentesi inquietante e contenuta di Castle Rock, che si lega bene alla mitologia kinghiana perché carica di riferimenti e forte nella messa in scena. D’altra parte nel resto dell’episodio l’attenzione latita, e tutto subisce un netto calo, anche alla luce dello splendido episodio della scorsa settimana.

C’è la scoperta del cadavere di Alan Pangborn, ma nulla raggiunge mai la carica drammatica dei momenti narrati la scorsa settimana. Come se non fosse poi così importante. Henry torna a casa, in un primo momento immagina che sia stato il ragazzo a uccidere Alan, poi si rende conto della situazione. Ruth è una presenza evanescente, dopo essere stata protagonista assoluta la scorsa puntata. Intanto, ci viene detto praticamente che Wendell condivide le medesime facoltà del padre.

Latita di intreccio e mitologia questo episodio di Castle Rock, ma soprattutto, e questa è una considerazione che vale per l’intera stagione, ormai vicina al finale, non riesce a conciliare bene soddisfazione e curiosità dello spettatore. Nega la prima, tenendoci ancora all’oscuro del punto centrale della storia, ma al tempo stesso non addolcisce mai l’attesa. Tanto che, una parentesi compiuta e definitiva come quella della coppia dei killer, ci piace soprattutto perché ci consegna una storia chiara e soddisfacente.

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