L’episodio pilota di F.B.I., nuova serie di Dick Wolf che, per chi non lo sapesse, è il creatore del franchising di Law & Order e Chicago Fire, PD e Med, comincia letteralmente con un BANG e, nel giro dei primi 15 minuti mostra ben tre esplosioni che interrompono il tran tran quotidiano degli abitanti di New York City, uccidendo diversi innocenti, tra cui un bambino. Molto poco dello show, con protagonisti Missy PeregrymZeeko Zaki e Jeremy Sisito, nei rispettivi ruoli degli agenti speciali dell’FBI Maggie Bell, Omar Adom ‘OA’ ZidanJubal Valentine viene lasciato all’immaginazione, né vi è tempo – nel corso dell’adrenalinica indagine – per raccontare la storia dei personaggi, uno dei pochi accenni personali che viene fatto su uno di loro concerne Maggie ed il fatto che da poco abbia perso il marito in un incidente nel quale è rimasto coinvolto.

Dopo essere arrivata, assieme al suo partner, sul luogo della prima esplosione e grazie alla prontezza di spirito con cui agisce, l’agente speciale Maggie Bell riesce ad evitare una carneficina persino peggiore, motivo per cui le viene assegnata l’indagine che porterà all’arresto del responsabile degli attentati. Maggie è chiaramente una donna che sa ciò che vuole, è decisa, testarda, ma anche sensibile e sente fortemente il peso e l’importanza del lavoro che è chiamata a fare, che sembra vivere quasi come una missione, pur non dimenticandone mai il lato umano.
In quest’ottica FBI è esattamente il genre di procedurale che ci si aspetterebbe da Wolf o comunque serie perfetta per il pubblico della CBS, ma – al di là della soluzione del caso, che si dipana nel corso dell’episodio – non ci sono grandi sorprese e novità, né lo show apporta qualche novità nel genere, finendo probabilmente per risultare un po’ noioso, perché il cattivo viene arrestato, come da previsione, ed il bene trionfa, esattamente come ci si aspetterebbe da un prodotto di questo tipo. Senza intoppi.

Il pilot scritto da Craig Turk (già rimpiazzato dal nuovo showrunner Greg Plageman) e diretto da Niels Arden Oplev, rispetta i canoni dei precedenti prodotti dal leggendario produttore televisivo e nel giro di una sola puntata introduce un senso di minaccia piuttosto evidente che pende come una spada di Damocle sul capo di cittadini innocenti, su cui l’FBI è appunto chiamata a vigilare, ma la serie manca in un certo senso di quella scintilla necessaria a farla spiccare in un mare magum di suoi simili.
C’è un motivo per cui uno show come Law & Order SVU, sia riuscito ad arrivare a festeggiare 20 anni di vita, perché sicuramente è nato in un periodo in cui esisteva oggettivamente molta concorrenza, ma anche perché ha saputo cambiare e distinguersi nel tempo, diventando una voce unica – nel mondo delle serie TV – e distinguendosi come uno show moderno, che affronta casi coraggiosamente attuali e parla per le vittime. A giudicare dalla premesse FBI si prefissa invece solo di essere una di quelle tante serie di sottofondo che si guardano per rilassarsi, senza pretendere un eccessivo coinvolgimento da parte del pubblico, il che – di per sé – non è affatto un difetto, se non fosse che esistono già molteplici altre FBI, solo con titoli diversi.

I pochi indizi personali di cui veniamo a conoscenza sui protagonisti, come accennavamo, ci vengono rivelati nel corso del pilot in quelle che dovrebbero essere casuali conversazioni tra colleghi, ma che sono in realtà concepite per servire al pubblico quel tanto di informazioni necessarie a costruire la loro storia di origine. Oltre al fatto che Maggie è vedova e che non ha figli, apprendiamo per esempio anche che Omar ha lavorato sotto copertura con dei terroristi, è originario del Queens ed ha frequentato l’accademia di West Point.

Non diversamente dal caso di New Amsterdam, in rapporto al genere ospedaliero, non c’è nulla in FBI, rispetto ad altri procedurali, di manifestamente sbagliato o noioso, se non il fatto che non nasconde nulla sotto la superficie ed è esattamente (o solo) quello che mostra di essere. Certo, considerati i tempi, sarebbe forse stato più stimolante vedere un maggiore contraddittorio o spirito critico e non solo una serie che rafforza l’idea che il crimine sia perpetrato solo da individui brutti e cattivi, fermando i quali si cura il male, senza che vi sia invece un’analisi più approfondita delle cause sistemiche di uno specifico reato. I tempi sono maturi per un maggiore approfondimento anche in un campo abusato come quello dei procedurali, ma con un solo episodio a disposizione, è difficile capire quale direzione prenderà questa nuova serie.

La prima stagione di F.B.I. va in onda negli Stati Uniti ogni martedì sulla CBS ed è ancora inedita in Italia.