La conclusione più evidente alla fine della visione di tutti e 8 gli episodi che costituiscono la prima stagione di Jack Ryan, la nuova serie di Amazon Prime Video, già rinnovata dal servizio di streaming per un secondo anno, è che lo show è il più puro degli esempi di “action series“, dinamico e con un protagonista eroico e romanticamente enigmatico, interpretato dall’ottimo John Krasinski, capace di portare a casa esattamente il risultato che da un prodotto del genere ci si aspetterebbe: quello cioè di intrattenere.

CORRELATO – Comic-Con 2018: Jack Ryan, Noomi Rapace nella seconda stagione e le novità del panel

Se da una parte quindi Jack Ryan è da ritenersi un esperimento riuscito, è vero anche che alcuni elementi molto interessanti dello show – presenti nei primi episodi della serie – hanno finito disgraziatamente per dissolversi nel prosieguo della stagione, lasciando una certa sensazione di incompiuto. In particolare ci riferiamo all’iniziale e riuscito tentativo degli autori di non stereotipizzare la figura del cattivo (interpretato da Ali Suliman), creando per il personaggio di Suleiman una storia di origine credibile e dal forte impatto emotivo che non lo aveva ridotto al tipico terrorista islamico nemico dell’America, ma gli aveva dato una dimensione più umana, sia per quanto concerne le motivazioni che lo hanno portato ad odiare gli Stati Uniti – contro cui ordisce un attacco batteriologico – sia per quanto riguarda il rapporto con l’amata moglie Hanin (Dina Shihabi), che finirà per fuggire da lui una volta che si renderà conto dei suoi piani e diventerà causa della sua rovina.
Quelle che erano quindi delle interessanti premesse si perdono, soprattutto negli episodi finali della stagione, per lasciare il posto ad un più puro e classico scontro tra buoni e cattivi, che torna a rientrare negli standard più abituali del genere azione/spy story, con Jack Ryan nel ruolo dell’eroe indomito e coraggioso e Suleiman in quello dell’opponente che, seppure assicurano un finale ad alto contenuto d’azione, lasciano forse più a desiderare dal punto di vista della completezza dei personaggi e delle loro motivazioni.

Il Jack Ryan di John Krasinski stesso, d’altra parte, è una versione ben diversa da quella che abbiamo visto nei film, nel quale il personaggio rappresenta l’immagine di un uomo molto più maturo, abituato a muoversi con una certa perizia in un mondo complesso e pieno di trappole che ha imparato a conoscere grazie al tempo e all’esperienza. Il protagonista della serie, per contro, con il suo recente passato di militare ed i suoi traumi ancora fin troppo freschi, che si traducono in incubi, disturbi del sonno ed un severo caso di disturbo da stress post-traumatico, guarda ancora al mondo con una certa dose di ingenuità e purezza che si perde nelle versioni cinematografiche del personaggio creato da Clancy, ma che si spiega anche grazie al fatto che questa serie sia concepita proprio per essere un prequel di quello che abbiamo visto nei film, nel quale la personalità del Jack Ryan che conosciamo deve ancora interamente formarsi.

Uno degli aspetti più interessanti della serie e che resta consistente dall’inizio alla fine della prima stagione, è invece il rapporto che si crea tra il protagonista ed il suo nuovo capo James Greer, Interpretato da Wendell Pierce il quale, i cultori del personaggio forse lo ricorderanno, al cinema ha il volto di James Earl Jones e muore di tumore al pancreas nel film del 1994 Sotto il segno del Pericolo, rimanendo uno dei più grandi amici ed alleati di Jack per tutta la sua brillante carriera.
La prima cosa da sottolineare sul personaggio di Greer è come riesca a sfuggire dalla tipizzazione del classico burocrate islamofobico (è di religione musulmana) e come molto presto e dopo un iniziale impatto non esattamente idilliaco, diventi per Ryan un amico ed un mentore che continuerà ad avere un ruolo importante nella sua vita personale e professionale. Il rapporto tra i due resta infatti uno degli elementi umani più godibili dello show, come lo sono anche quelle piccole storie inserite quasi casualmente nell’arco narrativo della stagione, che fanno inaspettatamente capolino nella trama orizzontale del racconto, come quella di Victor (John Magaro), pilota americano di droni, che colto dal senso di colpa decide di incontrare il padre di una delle sue vittime/effetto collaterale di un attacco, per risarcirlo della perdita subita e che finirà per avere impartita una memorabile lezione di dignità pur con tutto l’ostacolo della lingua diversa in cui i due si esprimono.

CORRELATO – Jack Ryan: la recensione dei primi episodi della serie con protagonista John Krasinski

Nonostante qualche accusa rivolta perlopiù al protagonista, ritenuto a volte troppo idealista ed ingenuo da alcuni critici, a nostro avviso Jack Ryan è invece una buona premessa per il genere di eroe maturo e consapevole che il personaggio è destinato a diventare, e che necessita di quella dose di purezza e pacatezza giovanile per la costruzione del proprio mito. Ryan, dopotutto, sia nei film che nella serie, è un inguaribile idealista che conserva le caratteristiche di un eroe romantico, pur muovendosi in un mondo crudele e spietato che di romantico ha ben poco.
Ciò detto ci aspettiamo che il secondo appuntamento con la serie ci riservi lo stesso livello di intrattenimento dal punto di vista delle scene d’azione, ma che affini forse lo sviluppo umano dei suoi protagonisti come ha sicuramente tentato di fare in questa prima elettrizzante stagione, pur non colpendo del tutto il bersaglio.

La prima stagione di Jack Ryan ha debuttato su Amazon Prime Video il 31 agosto ed è tutt’ora disponibile sulla piattaforma streaming.