Recap
E’ l’ultimo giorno di lavoro presso il St. Bonaventure Hospital di San Jose per Jared (Chuku Modu), che si appresta a trasferirsi a Denver. Lo specializzando in chirurgia, assieme a Shaun Murphy (Freddie Highmore) – in quella che ha tutta l’aria di essere una sorta di ultima punizione inflitta da Marcus Andrews (Hill Harper), da poco divenuto dirigente dell’ospedale al posto di Aaron Glassman (Richard Schiff), ritiratosi a causa della sua malattia – è relegato ad occuparsi dell’ultimo progetto voluto dal dottor Glassman che porta l’ospedale per le strade della città, per curare i molti senzatetto che vivono per le sue strade. I due fanno così la conoscenza di Harry un uomo che pensano poter essere affetto da una forma virale di meningite, responsabile del suo comportamento erratico. I medici decidono così di portarlo in ospedale per una puntura lombare, rischiando l’ira del dottor Andrews per aver sprecato le risorse della struttura ospedaliera nel caso in cui la loro diagnosi si riveli errata, cosa che accade puntualmente. Quando Andrews viene a sapere la verità, minaccia Jared di chiamare l’ospedale di Denver denunciando il suo comportamento insubordinato e rendendo ancora più difficile il suo trasferimento. Shaun ha però una delle sue illuminazioni, capisce che il paziente ha un tumore al cervello e convince Jared a tornare per strada a cercarlo per confermare la diagnosi. Il suo collega accetta pur rischiando la sua carriera, ma questa volta hanno ragione e allo stesso Andrews non resterà che complimentarsi con i suoi specializzandi ed autorizzare l’operazione che salverà l’uomo.
Nel frattempo l’equipe formata dai dottori Neil Melendez (Nicholas Gonzalez), Claire Browne (Antonia Thomas), Audrey Lim (Christina Chang) e Alex Park (Will Yun Lee) affronta le complicazioni di un intervento rivoluzionario in cui devono impiantare un cuore ad una paziente, affiancandolo a quello funzionante, ma malandato che già ha. Nel suo nuovo ruolo, il dottor Andrews ha provveduto ad informare la stampa della procedura rivoluzionaria che l’ospedale si appresta a fare e, considerato quanto c’è in gioco e quanto rischia se l’operazione dovesse fallire, il dottor Melendez comincia ad accampare una serie di scuse per evitare di fare l’intervento, fino a che Marcus non lo convincerà a rischiare.
Nonostante qualche intoppo imprevisto in sala operatoria, l’intervento sarà un successo e sia l’ospedale che il medico curante verranno glorificati dalla stampa.
Mentre il St. Bonaventure Hospital entra così in una nuova era post-Glassman, quest’ultimo incontra per la prima volta il suo oncologo, la dottoressa Blaize (Lisa Edelstein), un medico che Aaron stesso ha fatto reintegrare dopo problemi di dipendenza, come ultimo atto da dirigente, per poterla scegliere come medico personale, nell’illusione che la donna – nel dimostrargli riconoscenza per averle salvato la carriera – si lasci guidare da lui circa l’approccio da utilizzare verso il tumore. La Blaize tuttavia non dimostrerà affatto manipolabile e lo tratterà con estrema cura ed attenzione, costringendolo a ripetere tutti gli esami necessari al suo intervento.
Shaun, che inizialmente farà di tutto per allontanarsi dal suo mentore ed amico e non subire lo stress della paura di un possibile distacco, finirà – grazie a Jared – per decidere di rimanergli accanto nella difficile strada che lo attende. Rincasato dopo una giornata particolarmente stressante, il protagonista troverà inoltre una sorpresa ad attenderlo: Lea Dilallo (Paige Spara) sua ex vicina di casa e, per breve tempo, interesse sentimentale, è tornata e lo attende davanti alla porta di casa.

Commento
The Good Doctor, come This is Us, è una serie che deve il proprio successo al suo cuore, alla capacità di coinvolgere il pubblico e all’indiscussa bravura dei suoi protagonisti.
Il valore aggiunto di questo dramma medico, che così tanto si distingue da prodotti come Grey’s Anatomy o The Resident, è inoltre dato da una sorta di paradosso, perché gli autori – episodio dopo episodio – si trovano di fronte alla sfida di coinvolgere emotivamente il pubblico con le vicende di un protagonista che ha oggettive difficoltà a relazionarsi con i suoi simili a causa della propria malattia. Il risultato finale è quasi sempre un piccolo miracolo di emozioni trattenute, che finisce inevitabilmente per cogliere di sorpresa gli spettatori, potenziando l’effetto emotivo di ogni scena in cui Freddie Highmore si trova a recitare. L’aspetto forse meno interessante del personaggio, sebbene necessario alla sua permanenza in ospedale e alla sua stessa carriera, è senza dubbio quello della sindrome del savant da cui Shaun è affetto e che gli permette, più di altri colleghi, di usare le sue straordinarie abilità in campo medico, salvando la vita a diversi pazienti.
Come sottolineato tuttavia dal dottor Andrews, la vera sfida di Shaun, sta nel relazionarsi con i suoi simili, più che nel trovare per loro la cura migliore o fare la giusta diagnosi. E seppure è una necessità che Shaun comprende ad un livello logico, non riesce comunque sempre ad applicare a causa dell’autismo, il che crea una sorta di interruzione nell’ingranaggio che rende la serie così unica. Una caratteristica che è stata usata in maniera magistrale in Hello, episodio peraltro scritto dallo stesso Highmore, che in 45 minuti riesce a racchiudere un’incredibile quantità di emozioni.
Va detto intanto che, in un panorama televisivo in cui attori e attrici escono ed entrano nelle serie con incredibile frequenza e con trame che spesso vengono dimenticate o concluse troppo sbrigativamente, che The Good Doctor dimostra di rendere omaggio all’uscita di scena del personaggio di Jared in maniera davvero impeccabile. Non solo infatti la presenza dell’attore nella première, chiude la storia personale del personaggio che interpreta, ma il dottor Kalu si dimostrerà essenziale anche per far affrontare a Shaun la verità sul vero stato di salute di Glassman.
Un capitolo a parte, in questo senso, va aperto per ogni singola scena in cui attori del calibro di Schiff e Highmore sono coinvolti ed interagiscono. Entrambi riescono a far arrivare al pubblico le più forti emozioni con il minimo sforzo. Il dottor Glassman, l’uomo che si è sempre preso cura di Shaun fin dalla morte del fratello di lui, si ritrova in questa stagione a dover affrontare una malattia dai risvolti potenzialmente fatali, che lo ha privato del controllo che è sempre stato così importante per lui, sia dal punto di vista personale che professionale. La sua soluzione, per non dover preoccuparsi anche dello stato emotivo del suo protetto, nel caso il tumore dovesse avere la meglio, è quella di lasciare così che la natura faccia il suo corso, permettendo a Shaun di allontanarsi da lui e cercare rifugio dentro se stesso. Ma Shuan non è più da solo e, persone che guardavano prima a lui con un sospetto, i suoi nuovi colleghi, hanno imparato a capirlo e a spronarlo nella maniera giusta per aiutarlo affrontare circostanze tanto difficili per chiunque. E Highmore riesce nell’intento di far trasparire le proprie emozioni imbottigliate dalla sua malattia in maniera persico più efficace dello scorso anno, veicolando tutta l’emotività di cui il personaggio è capace in semplici gesti, come lo sfiorare la spalla di Jared con un gomito o rimanere semplicemente in silenzio, seduto di fronte alla persona che più conta per lui nella vita e che ha bisogno del suo incondizionato sostegno.

La seconda stagione di The Good Doctor va in onda negli Stati Uniti ogni lunedì sulla ABC. In Italia la serie è stata trasmessa, con grandissimo successo in termini di ascolti, questa estate su RAI 1, mentre nuova stagione è ancora inedita.