È tutto nel titolo “Return at Murder House” il senso del sesto episodio di American Horror Story. Dopo aver coperto, in larga parte, le vicende dei flashback legati a Coven, la serie di FX riprede, e di fatto esaurisce, la parentesi che ci riporta ai luoghi della prima, a modo suo storica, stagione della serie. Regia di Sarah Paulson, atteso ritorno di Jessica Lange, l’ottava stagione della serie copre un altro importante pezzo della sua mitologia stagionale, che per una volta diventa mitologia dell’intera serie e ripensamento di narrazioni che davamo per concluse.

Madison e Chablis tornano alla villa da cui tutto, davvero tutto, ebbe inizio. Sono una bella coppia e funziona la scrittura, che per l’occasione ha anche deciso di ammorbidire i tratti più insostenibili del carattere della strega (per il resto Emma Roberts è fantastica nel ruolo). Appena entrati nella villa, i due vengono investiti da ricordi, personaggi in trappola, energia tenuta a freno e conflitti insanabili che durano da anni e anni. Per tutti gli spettatori significa fare un tuffo nei ricordi di una serie che, all’epoca e al di là del suo valore effettivo, era una novità molto interessante. Si gioca sui facili cameo e sul piacere della nostalgia, che colpisce sempre e comunque.

Nel cast tornano come guest Dylan McDermott, Connie Britton, addirittura Mena Suvari. E torna soprattutto Jessica Lange, per le prime quattro stagioni volto simbolo dell’intera serie, ruolo poi ereditato dalla Paulson. Al di là di ciò che verrà raccontato, è molto piacevole ritrovare una Jessica Lange perfettamente a suo agio nel tornare a vestire i panni di Constance. Per il resto, si tratta di unire i puntini, e di farlo senza eccessive sorprese. Michael, figlio di Vivien e di un Tate posseduto dalla casa e dalle forze del Male, è l’Anticristo. Constance, che equilibrata non era mai stata, non cerca di placare la sua furia, e infine crolla di fronte alla crescita improvvisa del personaggio. Per un certo periodo Ben – che sinceramente non ricordiamo come il migliore degli psichiatri – prova ad aiutarlo, ma infine anche lui deve ammettere che si tratta di un tentativo inutile.

Michael non ha scelta. È ciò che è, e i satanisti infine lo individuano. Qui subentra il personaggio interpretato da Kathy Bates, e il resto più o meno è noto. Diventa chiaro per le streghe che Michael va assolutamente fermato, ma la missione sembra quasi impossibile al momento. Return to Murder House comunque non è un’incursione fine a se stessa negli eventi della prima stagione. Torniamo a quei personaggi e alle faccende rimaste in sospeso. Vivien e Ben troveranno il modo di perdonarsi, Violet e Tate forse potranno finalmente amarsi nonostante tutto, Moira trova pace. Almeno per questi personaggi, può esistere un lieto fine dolceamaro.

Ma quel che va riconosciuto, ad una serie alla quale è facile riservare critiche, è la capacità di gestire le identità dei vari interpreti in modo così fluido. Basta un diverso look, un’interpretazione lievemente diversa, e questi personaggi possono entrare e uscire da diverse storie a piacimento. Sembra incredibile, ma nonostante il fatto che li abbiamo già visti in questa stagione, possiamo provare una particolare sensazione nel vedere Frances Conroy, Taissa Farmiga e Evan Peters che interpretano i personaggi della prima stagione, ed è come se li rivedessimo per la prima volta dopo tanto tempo.

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