Recap

Da cinque mesi, Oliver Queen è imprigionato nel carcere di Star City, a seguito dell’accordo che ha salvato la sua famiglia e il suo team dalle grinfie di Ricardo Diaz. Conseguentemente, però, l’ex sindaco si è consegnato alla giustizia, rivelando al mondo di essere Green Arrow. In prigione, la vita per Oliver è tutt’altro che facile: in questo luogo, infatti, sono rinchiusi alcuni dei suoi più pericolosi avversari, catturati proprio dall’ex vigilante mascherato e perciò desiderosi di vendetta. Queen è però più che disposto ad accettare di vivere una quotidianità assai precaria, pur di sapere Felicity e William al sicuro.

La donna e il giovane sono infatti entrati nel programma di protezione testimoni, e vivono una nuova vita lontani da Star City, con delle nuove identità. Diaz è però ancora vivo e vegeto, e dà la caccia ai due per vendicarsi dell’uomo che ha abbattuto il suo impero criminale.

Nel frattempo, la vita a Star City è cambiata un po’ per tutti: Dinah ha preso il posto del defunto Quentin Lance come nuovo capitano del SCPD, Rene gestisce una palestra per giovani disagiati, Black Siren ha preso definitivamente il posto di Laurel, diventando addirittura il nuovo procuratore distrettuale della città, e Diggle e Curtis lavorano per l’A.R.G.U.S.

A Star City, però, non ci sono più eroi, con il Team Arrow oramai scioltosi, e sebbene i criminali si nascondano, non per questo non proliferano.

Improvvisamente, però, un nuovo Green Arrow appare in città, più determinato e combattivo che mai, prendendo di mira i nomi presenti sulla sua misteriosa lista: chi si nasconde sotto maschera e cappuccio?

Intanto, in un momento imprecisato del tempo, un giovane misterioso di dirige sull’isola Lian Yu alla ricerca di qualcuno…

 

Commento

Davvero niente male questo inizio di stagione, per Arrow. Per una serie TV sempre più stanca e con sempre meno cose da dire, questo rovesciamento di status quo per tutti i protagonisti rappresenta senza dubbio una boccata d’aria fresca. Già da un paio di anni gli autori avevano, infelicemente, provato a rimescolare le cose per Oliver Queen e soci, ed è probabile che al terzo tentativo ci siano davvero riusciti. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.

Ironia a parte, ritrovare il protagonista dietro le sbarre – e soprattutto, in grado di accettare il suo ingiusto destino – presenta più di uno spunto interessante, che ci fa ben sperare per il prosieguo di stagione: siamo tutti certi che questa situazione non sia destinata a durare per sempre, ma per ora ci godiamo il momento, un po’ come fatto con The Flash lo scorso anno, quando anche Barry Allen si ritrovò dietro le sbarre.

Altrettanto originali sono le nuove vite degli altri protagonisti, ognuno nella difficile posizione di dover accettare di aver perso qualcosa, pur avendo vinto una guerra che a un certo punto sembrava già perduta. È paradossale, in questo senso, vedere un villain proveniente da una Terra parallela come Black Siren perfettamente calatasi nei panni di Laurel Lance, e oggi persino nuovo procuratore distrettuale. Inutile dire che ci aspettiamo qualche sorpresa, da questo personaggio.

Ma il vero piatto forte è sicuramente il nuovo Green Arrow: il mistero dietro l’identità di questo personaggio aleggia per tutto l’episodio, garantendo una costante intensità narrativa, per poi essere risolto con un cliffhanger finale davvero inatteso. Il nuovo arciere mascherato è infatti, con ogni probabilità, il Roy Harper del futuro, reclutato da un William oramai adulto. Ed ecco che Arrow, lo show di certo più realistico dell’intero Arrowverse, inizia a giocare con lo spazio-tempo: si tratta di qualcosa di relativamente inedito, con gli iconici flashback che ora sono sostituiti da dei veri e propri flashforward.

D’altro canto lo show presenta sempre i soliti difetti strutturali, a partire da una povertà cronica in termini scenografici, da una certa ripetitività di dozzinali sequenze d’azione, e da dei momenti di pericoloso rallentamento della narrazione, con alcune sequenze francamente rivedibili e soprattutto “incollate” tra loro con un precario lavoro di montaggio.

Veniamo ora ai riferimenti ed easter eggs dei fumetti DC Comics contenuti nell’episodio.

Oliver Queen è un detenuto della Slabside Maximum Security Prison, meglio conosciuto come The Slab: si tratta di uno delle carceri di massima sicurezza per metaumani dell’Universo DC, apparsa per la prima volta sulle pagine di Green Lantern #51 (1994). L’appellativo di “slab“, traducibile come “tavola” o “tavolo anatomico” è riferito al fatto che la nomea di questa prigione vuole che un detenuto possa lasciala solo da morto.

La città in cui Felicity e William vivono la loro nuova vita è Hope Springs, località del West Virginia dell’Universo DC, che ha fatto la sua prima apparizione in Green Lantern #1 (1990). Il caffè dove lavora la donna è chiamato Radu’s: anche in questo caso abbiamo a che fare con un luogo legato alla mitologia di Lanterna Verde (Kyle Rayner). Tutti questi rimandi al Guerriero di Smeraldo sembrano essere casuali, fino a prova contraria.

Uno dei nomi presenti sulla lista del nuovo Green Arrow è “Nicholas Ko-“, con il resto del cognome non leggibile: potrebbe evidentemente trattarsi di Nicholas Kotero, un villain minore di Freccia Verde.

Infine, in cella, Oliver possiede una copia del romanzo Il conte di Montecristo (1844), di Alexandre Dumas: inutile sottolineare quanto le vicende dei due personaggi siano simili, al momento.

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