Per come era stata presentata dallo showrunner Chris Chibnall, già dalla season premiere dell’undicesima stagione di Doctor Who ci si aspettava una rivoluzione epocale, in grado di sovvertire i canoni della serie optando per un brusco taglio con il passato. Per fortuna, The Woman Who Fell To Earth si è dimostrato essere nient’altro che un classico episodio introduttivo dello show, dotato di una trama semplice e immediata utile a introdurre a dovere il rinnovato e nutrito cast di quest’anno.

A rubare la scena è stata ovviamente l’inedita rigenerazione al femminile del Dottore interpretata dalla star di Broadchurch Jodie Whittaker, a cui è bastata una sola puntata per mettere a tacere tutte le preoccupazioni scaturite dal cambio di sesso del personaggio. L’attrice è infatti apparsa fin da subito credibile e completamente in parte, portando in scena un Tredici dalla parlantina veloce che ci ha ricordato le due precedenti incarnazioni giovani del Signore del Tempo, ovvero Dieci e Undici. Ovviamente un solo episodio non basta per giudicare quanto questa versione del Dottore lascerà il segno nell’economia della serie, ma è innegabile che la partenza sia stata davvero promettente.

Anche dal lato companion le cose si sono fatte fin da subito interessanti, con tre personaggi tratteggiati molto bene e soprattutto privi di quell’aura macchiettistica che aveva contraddistinto figure come Amy o Clara. Benché l’interazione con il Signore del Tempo sia stata meno immediata rispetto a quella avuta dalle due ragazze, mettere nuovamente al centro della narrazione persone reali con problemi e dolori reali – qui c’è un lutto che siamo sicuri si trascinerà per molto, molto tempo – come successo nell’era di Russell T Davies non può che essere un pregio.

Parlando invece degli aspetti tecnici, The Woman Who Fell To Earth ha mantenuto le promesse di innalzare gli standard qualitativi dello show per permettergli di rivaleggiare con le produzioni di Netflix e dei grandi servizi di streaming. Optando per un approccio minimalista non molto distante da quello utilizzato in Broadchurch, fotografia ed effetti speciali sono apparsi notevolmente migliorati rispetto a quanto visto in precedenza, mentre la regia ha saputo mettere in risalto tanto la bellezza delle ambientazioni quanto le doti attoriali dei vari interpreti. Anche l’accompagnamento musicale del giovane compositore Segun Akinola, nuovo curatore della colonna sonora dello show, ha percorso questa strada, proponendo un tappeto sonoro ambientale che è prevalso solo nei momenti di maggior tensione.

In conclusione, più che di una rivoluzione la season premiere dell’undicesima stagione di Doctor Who ha avuto il sapore di un aggiornamento, un upgrade estetico e narrativo pronto a lanciare nella contemporaneità una serie che ha ormai da molti anni valicato i confini della sua nazione d’origine.

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