“Fra cento anni […] le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati.” Così scriveva Virginia Woolf nel suo illuminante saggio Una stanza tutta per sé. Di anni ne sono passati quasi novanta e, certo, di passi nel campo dell’emancipazione femminile ne sono stati fatti. Tuttavia, il cammino per la totale parità non sembra ancora concluso e, a conferma di quanto certe tematiche interessino l’attualità, basta osservare un prodotto come Le terrificanti avventure di Sabrina.

Tratta dai fumetti Archie Comics e liberissima reinterpretazione della comedy Sabrina – Vita da strega degli anni ’90, la prima stagione della serie Netflix ha debuttato il 26 ottobre, fornendo un’efficace e necessaria dimostrazione di cosa significhi reinterpretare. La nuova Sabrina Spellman, resa con carismatica delicatezza da Kiernan Shipka, nasconde dietro il suo studiatissimo e rassicurante look retro un’indole da pasionaria, che la fa assurgere sin dai primi episodi al ruolo di paladina. Figlia di uno stregone e di un’umana, la ragazzina si prepara alla grande scelta che dovrà compiere nel giorno del suo sedicesimo compleanno: entrerà nella Chiesa della Notte e abbraccerà la sua natura diabolica o perderà ogni potere soprannaturale per non rinunciare alla sua umanità?

Dalla serie anni ’90, questo reboot recupera pochi elementi pivotali: il fidanzato Harvey (Ross Lynch), le due zie Hilda e Zelda (magnificamente interpretate da Lucy Davis e Miranda Otto) nonché il gattino Salem, cui un più sobrio gusto contemporaneo risparmia l’imbarazzo di dover parlare in forma animatronica. Il resto porta il marchio di derivazioni “altre”: pur attingendo a piene mani da Riverdale, di cui è spin-off e con cui condivide il medesimo ideatore (Roberto Aguirre-Sacasa), Le terrificanti avventure di Sabrina tiene soprattutto a mente la lezione dei grandi classici dell’horror, mescolando la paura al fantasy per ragazzi di Harry Potter (evocato soprattutto nelle scene ambientate nell’Accademia delle Arti Oscure) e recenti drammi adolescenziali che vedono in Tredici l’esempio forse più riuscito, non fosse altro in termini di popolarità.

Il tutto viene raccontato attraverso un’estetica dalla forte identità, che spesso ingabbia i personaggi in obiettivi deformanti e aberrazioni cromatiche che acuiscono il senso di straniamento soprannaturale proprio del contesto in cui la storia è ambientata. Una scelta che si riflette anche nelle sghembe soluzioni scenografiche, che articolano lo spazio in ambienti caotici e spesso asimmetrici; lo squilibrio visivo diviene quindi eco di quello che alberga nel cuore della protagonista, divisa a metà a causa della sua doppia natura (umana e stregonesca).

La svolta dark del reboot targato Netflix non si limita all’ambito visuale, ma emerge fin da subito nelle tematiche che la serie sceglie di toccare; dietro la patina horror-fantasy, Le terrificanti avventure di Sabrina parla infatti della difficoltà di crescere in un mondo che ha ancora molti pregiudizi nei confronti del diverso. Con il suo corredo genetico da mezzosangue, Sabrina oscilla pericolosamente tra due poli, traviata dalle bugie che le vengono incessantemente raccontate sin dalla più tenera età (il crollo delle illusioni è, in fin dei conti, il peggior dramma che un ragazzino debba affrontare per approdare all’età adulta). Non è che una tra i molti rappresentanti di minoranze presenti sul palcoscenico dello show: abbiamo l’amica Susie (Lachlan Watson), bullizzata dai compagni a causa del suo aspetto androgino, il cugino pansessuale Ambrose (Chance Perdomo) e, più in generale, tutte le figure femminili presenti nella serie.

In questo senso, Le terrificanti avventure di Sabrina sottolinea il divario tra ambizione personale e predestinazione sociale, valida tanto per la protagonista quanto per Harvey, che alla miniera dove lavorano il padre e il fratello preferisce il meno testosteronico hobby del disegno. È un universo subordinato a un machismo stolido, quello che la serie vuole e denunciare, e nei suoi tratti patriarcalmente oscurantisti – presenti in egual misura nel mondo magico e in quello umano – non possiamo non ravvisare allusioni a tendenze reazionarie tuttora imperanti nella realtà contingente.

Pur non essendo esente da difetti, questa prima stagione suscita quindi riflessioni nient’affatto scontate, che collocano la nuova Sabrina lontano dal colorato microcosmo ottimista della serie originale e la pongono davanti a ostacoli ben più grandi di lei, che la nostra eroina affronta supplendo con coraggio e lucidità alla maturità che i suoi pochi anni non le concedono. Come spesso accade per le serie Netflix, una maggior capacità di sintesi avrebbe forse giovato al prodotto finale, risparmiandoci qualche episodio filler costruito unicamente sul villain di puntata; inoltre, l’approfondimento psicologico dei personaggi – perfetto nel caso di Hilda, Zelda e Ambrose – dimostra qualche falla persino nel caso della protagonista, valida spesso più come simbolo di ribellione che come incarnazione del dramma della crescita.

Nonostante ciò, Le terrificanti avventure di Sabrina centra il bersaglio, divertendo con sagacia e affascinando grazie alla costruzione di un universo tenebroso e internamente coerente: supportata da un cast azzeccatissimo specialmente nella scelta dei comprimari (su cui giganteggia la Miss Wardell di Michelle Gomez), la serie promette di approfondire nella seconda stagione i “terrificanti” elementi mostrati in questo primo arco di episodi. Perché il male può avere molte forme, e far inorridire tanto con un’evocazione infernale quanto con il bigottismo e la discriminazione.