Recap

Il Presidente Marsdin è stato smascherato. A causa delle azioni di Mercy Graves, infatti, gli Stati Uniti e tutto il mondo sanno che la leader del Paese più potente del mondo è in realtà un’aliena, cosa che viola il secondo Articolo della Costituzione americana e che la obbliga a rassegnare le dimissioni. Conseguentemente, si scatena il caos e crescono le tensioni all’interno di una società sempre più divisa sul tema dell’accoglienza nei confronti della popolazione extraterrestre.

Supergirl prova a ergersi a paladina della pace e della tolleranza con più forza e coraggio che mai, ma nel frattempo i suoi nemici organizzano una nuova sortita, attaccando la sede della LexCorp e sabotandone gli induttori di immagini che permettevano agli alieni di nascondersi tra gli abitanti della Terra, mascherando le proprie reali sembianze. Kara ha inoltre difficoltà ad affrontare Mercy nei panni di Supergirl, poiché non può permettersi di svelare a Lena la sua reale identità.

Intanto, James deve fare una scelta: schierarsi apertamente assieme al suo giornale in difesa degli extraterresti, o no? È Nia Nal a ricordargli qual è la cosa giusta da fare, aprendosi con il suo direttore e confessando un segreto del suo passato. La donna, nel mentre, ha anche modo di difendere Brainiac-5 da un gruppo di razzisti inferociti.

Infine, le tensioni razziali raggiungono anche il D.E.O., con Alex impegnatissima a cercare di riportare l’ordine, mentre J’onn indaga sulla scomparsa della sua collega (in realtà uccisa da Agent Liberty).

 

Commento

Non è decisamente un buon inizio, per questa quarta stagione di Supergirl. E dispiace doverlo valutare come tale.

Andiamo con ordine: a livello di tematiche, anche Fallout conferma la bontà contenutistica già vista la scorsa settimana in American Alien. La storia di questa nuova annata dello show è infatti caratterizzata da spunti sociali e politici di estrema attualità. Nel momento in cui, alla fine di questo episodio, la folla è aizzata al grido di “Prima la Terra“, è stato impossibile per chi vi scrive non trovare un certo parallelismo, perlomeno semantico, con il motto di “Prima gli italiani“, che sentiamo e leggiamo sempre più spesso in questo momento così particolare e difficile per il nostro Paese.

Il cuore pulsante dei primi due episodi della quarta stagione di Supergirl è infatti quello delle tensioni razziali, tra umani e alieni, con la protagonista catturata nel mezzo. A questo proposito, la sequenza iniziale che termina con Kara intenta a raccogliere e risollevare una bandiera degli Stati Uniti d’America è molto affascinante, soprattutto a causa della sua valenza simbolica.

Purtroppo, però, tutto il resto non funziona. Nonostante valide premesse, infatti, la narrazione di Fallout è quanto mai compassata, ed estremamente fallaci e ridondanti si dimostrano i dialoghi. Non abbiamo (ancora?) dei villain davvero convincenti: Mercy Graves è quasi uno spauracchio, mentre Agent Liberty resta ancora un grande mistero. Anche l’inserimento di un personaggio come quello di Nia Nal, dotato fisiologicamente di un grande potenziale, per ora appare poco naturale, e abbastanza forzato quando la luce dei riflettori si sposta su questa donna così affascinante, quanto particolare. Speriamo che possa esserle resa giustizia, nel prossimo futuro.

In Fallout, Kara assurge anche a un ruolo quasi comedy, nel momento in cui si ritrova impossibilitata a indossare i panni di Supergirl: si tratta di un leitmotiv molto inflazionato nelle storie di Superman e della sua famiglia, e per quanto piacevole a tratti, anche in questo caso non possiamo esimerci dal sottolinearne le forzature.

Manca davvero mordente in questi primi due capitoli della quarta stagione dello show, che necessita di uno scossone che forse il cliffhanger finale di Fallout potrà garantire già dal prossimo episodio.

Non si registrano easter eggs o rimandi ai fumetti DC Comics, eccezion fatta per la presenza di un alieno proveniente dal pianeta Dryad nello staff del CatCo. Nell’Universo DC, Dryad è un mondo i cui abitanti sono forme di vita a base di silicio, come la Lanterna Verde di nome Brik, o il membro della Legione dei Super-Eroi chiamato Blok.

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