The Good Doctor affronta questa settimana due casi molto simili, che hanno entrambi a che fare con severi disturbi alimentari: nel primo, Sam, la madre di un ragazzo adolescente, arriva in ospedale con uno scompenso cardiaco causato dall’anoressia di cui soffre e che le impedisce di affrontare l’intervento che le servirebbe per avere salva la vita, mentre nel secondo, al protagonista Wade viene diagnosticata la malattia di Crohn, per curare la quale è costretto a rimuovere il bypass gastrico inserito diversi anni prima, che gli ha permesso di perdere peso e diventare l’uomo atletico che è ora, e del quale il marito non è a conoscenza.

In entrambe le storyline la serie affronta due malattie che, almeno nel caso di Sam, non hanno solo un visibile impatto su fisico delle persone che ne sono affette, ma che pesano prepotentemente sulla loro psiche e che per questo sono ancora più difficili da trattare. L’anoressia è un silenzioso killer che uccide più persone di quante si possa immaginare, che ha in parte a che vedere con l’attualissimo bisogno di apparire in un certo modo al fine di essere accettati, ma anche e soprattutto con il controllo, che si esplicita nell’ossessione per le calorie e nella capacità di monitorare in maniera maniacale ciò che si decide di ingerire ed è, proprio per questo, un male che non lascia scampo, perché distorce completamente le normali percezioni, diventando più forte di ogni desiderio di guarigione, come dimostrerà appunto Sam che finirà letteralmente per supplicare il dottor Andrews ed il consiglio di sottoporla all’intervento sperimentale proposto da Claire non avendo lei la forza di combattere i demoni della propria malattia.
Se possibile Wade è persino in una posizione più triste, convinto di rischiare di perdere il marito di fronte alla possibilità di dover dire addio al suo aspetto fisico tonico e piacente a causa della rimozione del bypass gastrico, scoprirà che i suoi sospetti e le sue paure non erano affatto campate in aria e che non tutti riescono ad amare le persone per chi davvero sono, prescindendo dal loro fisico, nemmeno quando questa persona è il proprio marito con cui si è sposati da anni.

Il vero punto di svolta dell’episodio di questa settimana, arriva tuttavia con la decisione finale del dottor Melendez di estromettere Claire dal suo team, con l’accusa di aver ignorato la sua decisione e portato il caso di Sam e la proposta di intervenire con una procedura sperimentale davanti ad Andrews, dopo che lui si era detto contrario.
E’ interessante come gli autori di The Good Doctor, con Jared Kalu (Chuku Modu) prima e Claire adesso, stiano mostrando come imparare a diventare ottimi medici non sia solo una questione di procedure, ma anche di responsabilità personale: all’inizio della stagione, alla dottoressa Browne, era stato infatti suggerito da Andrews di diventare più determinata, senza farsi mettere i piedi in testa dai colleghi (soprattutto Morgan). Un’indicazione che però Claire non sembra essere riuscita ad interpretare nella maniera più saggia, proprio come ha dimostrato in questa puntata, in cui non solo scavalca il suo supervisore, ma propone un trial clinico sperimentato in un altro paese, con pochissime possibilità di successo ed un numero ancora più esiguo di soggetti che vi sono stati sottoposti, senza avere quindi garanzia alcuna che gli effetti collaterali possano essere persino peggiori del male che cerca di curare.
Considerata la decisione del dottor Melendez, sarà interessante vedere, da qui in avanti, cosa ne sarà della dottoressa Browne e chi diventerà il suo nuovo supervisore.

Sul fronte Shaun/Lea, il rapporto dei sue amici è ad un punto di svolta: di fronte alla decisione di andare a vivere insieme, Lea esprime infatti a Shaun la preoccupazione che il loro rapporto di amicizia possa cambiare, trasformandosi in una relazione che lei ammette molto onestamente di non volere, per non rischiare di perderlo anche come amico. Memore di quanto accaduto in precedenza con lei, Shaun – questa volta – reagisce in maniera molto più matura, accettando la decisione della sua amica e le sue condizioni, ma riuscendo comunque a convincerla a condividere con lui l’appartamento che ha trovato. Anche in questo caso bisogna concedere agli autori della serie di non aver spinto gli eventi verso la soluzione più ovvia, e cioè una relazione tra il protagonista e Lea, ma di voler costruire quello che sembra un solido e sincero rapporto di amicizia tra due persone che, per quanto diverse, hanno il merito di essere (quasi) sempre stati onesti l’uno con l’altra.

L’amicizia avrà un ruolo importante anche nella risoluzione del problema del dottor Glassman che, non più vittima delle allucinazioni, sembra riprendersi velocemente dal suo intervento, ma si rifiuta anche caparbiamente di muoversi dal letto per non mostrare la propria debolezza a quelli che fino a pochi mesi prima erano i suoi sottoposti e forse (pensiamo noi) anche un po’ spaventato dal futuro che lo attende una volta che sarà libero di tornare ad una vita normale.
Incontrando per la prima volta l’oncologa di Aaron, la dottoressa Blaize, Shaun la pregherà infatti di “costringere” il suo recalcitrante paziente a muoversi, preoccupato per il suo decorso post-operatorio e finendo per imparare a sua volta non solo il significato del detto sul “bastone e la carota” (da cui il titolo dell’episodio), ma soprattutto il valore di un buon incentivo, come la barista Debbi finirà per dimostrare di essere per Glassman.

Concludiamo con due speciali “cuteness alert” in Carrots: il primo quando Shoun dice alla dottoressa Blaize che Debbi è – per Glassman – un incentivo ed un amica migliore di lui, senza rendersi conto di quanto la sua decisione di coinvolgere la donna sia stata strumentale nell’aiutare Aaron ed il secondo è l’adorabile ed impacciata danza della gioia che sia Lea che Shaun improvvisano proprio alla fine della puntata ed una volta presa la decisione di condividere l’appartamento preso in affitto da lui. Quello col caminetto!

La seconda stagione di The Good Doctor va in onda negli Stati Uniti ogni lunedì sulla ABC.