Una lenta storia di fantasmi e di ombre. Prendere o lasciare, questo è ciò che True Detective è sempre stato. Perfino in una stagione come la seconda, che appare come un’anomalia alla luce di questo ritorno alle origini, il caso in sé passa in secondo piano rispetto al malessere umano che scoperchia, al dramma umano che si cela dietro tutto ciò che è irrisolto. Che di per sé è un fondamento di un certo tipo di poliziesco sporco e dannato. The Big Never, titolo della puntata, come The Big Sleep.

Questa settimana accade poco in concreto. Ci sono piste da seguire, persone da monitorare, luoghi da perlustrare alla ricerca di qualcosa che forse è sfuggito allo sguardo la prima volta. Si torna quindi sul luogo del crimine, e lo si fa nel passato, recandosi di persona, o nel presente, tornando con i ricordi a quei momenti. Ciò che emerge è un quadro poco conciliante, forse nemmeno affidabile, in cui l’unica costante sono i sensi di colpa. In questo senso trova ancora una sua motivazione la particolare scansione temporale che divide in tre il racconto della vicenda. Stavolta c’è anche il collega Roland West a raccontare il suo punto di vista, ma è chiaro che i momenti più importanti riguardano sempre Hays.

Il lavoro sul trucco è encomiabile, soprattutto nella versione da anziano del personaggio. Mahershala Ali dona profondità ad ogni momento, ma già al terzo episodio questa non è più una sorpresa, ma una certezza. E mentre ci chiediamo quanto di ciò che vediamo ha un senso ai fini della risoluzione del caso e quanto invece è un semplice riempitivo, i momenti importanti saltano immediatamente all’occhio. E guarda caso riguardano solo indirettamente la scomparsa di Julie e molto di più l’impatto che il caso ha avuto su Hays e sulla sua famiglia in vari momenti della sua esistenza.

Non c’è nulla a definire Hays negli anni ’90 e nel 2015 a parte il suo legame con la famiglia. Le due scene più forti sono personali: un brevissimo momento di panico negli anni ’90 e un’apparizione di Amelia nel 2015. Facile ricondurre entrambe ad un senso di colpa mai superato. L’indagine nel passato ne esce tuttavia ridimensionata: solo vaghi pezzi sparsi di una storia che non diventa mai un gioco con lo spettatore che deve provare a ricostruire la vicenda. Il coinvolgimento viene meno, il ritmo si abbassa, ma True Detective rimane un prodotto molto coerente con se stesso.

True Detective va in onda ogni lunedì su Sky Atlantic in lingua originale con sottotitoli alle 21.15 (e alle tre di notte fra domenica e lunedì, in contemporanea con gli USA) e il lunedì successivo nella versione doppiata in italiano.

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