Ovviamente la ricorrenza da accostare ad un episodio speciale di Big Mouth non può che essere San Valentino. Non ci sono Natale o Halloween che tengano, per gli scurrili protagonisti della serie animata di Netflix l’evento atteso è la festa degli innamorati. Un San Valentino mostruoso (My Furry Valentine) è allora un doppio episodio speciale che anticipa di mesi la messa in onda della terza stagione della serie. Si tratta di un piccolo antipasto dedicato ai fan della serie, una lunga puntata molto coerente con quello che la serie è stata fino ad ora, ma che conferma quella stanchezza di fondo che già era emersa nella seconda stagione (la recensione), oltre ai difetti tipici dello show.

Dal mattino alla sera, seguiamo i protagonisti della serie, Andrew, Nick, Jessi e Missy, mentre affrontano l’annuale, per loro fastidiosa, ricorrenza di San Valentino. Solitamente la formula tipica da episodio speciale sfrutta l’ambientazione per costruire una variazione sulla normalità della serie a cui si riferisce (esempio, i classici episodi di Halloween dei Simpson). Qui avviene il contrario, nel momento in cui tutto ciò che si riferisce a San Valentino, che di per sé può essere raccontato solo legandosi alla sfera sentimentale, e quindi sessuale, esaspera ancor di più i temi dello show. In realtà Big Mouth è già di suo una storia che parla dei suoi personaggi solo attraverso il filtro della sessualità, quindi alla fine qui cambia molto poco. Se non fosse per la durata doppia, sarebbe un normale episodio di Big Mouth.

Ritmo velocissimo, scrittura frastornante e scurrile, Big Mouth non annoia, ma qui la trama soffre abbastanza. Anche perché la parte femminile è sempre stata la più interessante, e qui Jessi e Missy hanno solo un ruolo secondario. La trama si divide in tre storyline principali: Andrew indossa un cappello per darsi un tono e cerca di avvicinare Missy; Nick si scopre molto sensibile mentre viene guidato dal mostro femminile degli ormoni; Jay deve dividere le sue attenzioni sessuali tra due cuscini, e prepara la sua “grande serata”. Detto così non sembra molto, e in effetti non lo è. Sì, come avvenuto nelle prime due stagioni è facile ricondurre ogni esperienza ad un racconto di formazione molto estremo, anche fastidioso come fastidiosa e traumatica può essere l’adolescenza, ma Big Mouth sembra volersi mantenere sempre in superficie.

E non sono le volgarità pronunciate senza sosta o i genitali mostrati a dar fastidio, quanto l’idea di una narrazione che si appoggia alla lettura più immediata e alla provocazione fine a se stessa. Big Mouth rompe la quarta parete e accumula gag insensate e mai divertenti (qui riunioni di fantasmi e il solito coach Steve), ma è talmente frenetico – ma raramente creativo – da non offrire appigli e troppo incoerente con se stesso per catturare davvero. E il fatto che i personaggi siano insopportabili non aiuta.

Consigliati dalla redazione