Giunta a metà stagione, Star Trek: Discovery offre al suo pubblico uno dei suoi migliori episodi, in grado di conciliare con calibrata sensibilità il celeberrimo retaggio del franchise con ambizioni ed esigenze narrative inedite ma ben inserite nel canone. Se ricordo bene risponde a molte delle domande seminate nelle prime sette puntate, facendo chiarezza non solo sui presunti omicidi compiuti da Spock e sulle ragioni della sua temporanea follia, ma svelandoci i motivi della rottura tra il mezzo vulcaniano e sua sorella Michael Burnham.

Il tutto, come detto, in un episodio che è strettamente legato al pilot della serie classica, quel Lo zoo di Talos da cui tutto ebbe inizio. Numerosi sono i riferimenti a quell’indimenticato avvio del franchise, dalle melodiose piante blu che Burnham incontra una volta atterrata sul pianeta alla presenza di Vina, la giovane donna che i talosiani volevano far accoppiare con il capitano Pike.

L’arrivo di Burnham e Spock sul pianeta è piuttosto emozionante: Talos è infatti schermato da un illusorio buco nero che impedisce ai visitatori meno audaci di avvicinarvisi. Scopriamo ben presto che il famoso Angelo Rosso sulle cui tracce si muove la Discovery altro non è che un essere umano che viaggia nel tempo, il cui scopo primario sembrerebbe essere scongiurare una catastrofe universale che porterebbe all’estinzione di qualsivoglia forma di vita.

Gli abitanti di Talos, i cui poteri mentali salveranno Burnham e Spock in fuga dal pianeta inseguiti dalla famigerata Sezione 31, subiscono in questo episodio un necessario restyling rispetto alla loro versione degli anni ’60, pur conservando i tratti salienti; ma è il personaggio di Vina il fulcro della nostra attenzione, in virtù della sua sofferta interazione con il capitano Pike. Scopriamo infatti che la donna ha vissuto gli ultimi anni in compagnia di un simulacro del suo innamorato, un’illusoria compagnia appositamente creata dai talosiani per alleviare la sua solitudine.

È proprio la solitudine uno dei temi centrali di Se ricordo bene, declinata in primis attraverso il personaggio di Spock, ma anche attraverso il dottor Culber, incapace di riadattarsi a una vita che gli era stata strappata e in bilico sull’orlo di un’identità in cui non si riconosce; non bastano gli sforzi dell’amato Stamets a dar pace al medico, che anzi finisce per isolarsi in una confusa e per ora infruttuosa ricerca di sé.

Un problema analogo a quello vissuto nella prima stagione di Star Trek: Discovery da Tyler, qui aggredito proprio da colui che aveva ucciso mentre era preda della propria parte klingon. La lotta tra Tyler e Culber potrebbe, come sostiene Saru, essere un primo passo verso la catarsi, ma per quanto concerne il buon dottore siamo ancora ben lungi dal vedere un lieto fine per il suo travagliatissimo ritorno alla vita.

Visualmente parlando, Se ricordo bene è l’episodio più audace che Star Trek: Discovery ci abbia mostrato finora; l’interiorità dei personaggi si riflette spesso e volentieri nelle scelte cromatiche e persino nella scenografia, rendendo lo spazio esterno perfetto specchio dell’intimità dei protagonisti. Basti pensare alla claustrofobica inquadratura del dottor Culber in ascensore, quasi schiacciato dalle pareti completamente chiuse. Una successiva scena ci mostra Pike e Saru nel medesimo ambiente, ma il respiro della location è completamente diverso.

Salta inoltre all’occhio un uso spavaldo del grandangolo, che sembra suggerire uno sguardo “infiltrato”, colto nell’atto di spiare l’azione in corso. Abbondano i lens flare che rimandano allo stile visivo della trilogia filmica di J. J. Abrams, così come stratagemmi tipici della tradizione di Star Trek: ne è emblematico esempio il dialogo tra Pike e i talosiani, che si svolge grazie a una proiezione che occupa un’intera parete della stanza del capitano.

In conclusione, Se ricordo bene porta Star Trek: Discovery in un luogo preciso e soddisfacente: i personaggi principali sono ormai tutti al proprio posto, pronti a proseguire il proprio viaggio – o, per meglio dire, la propria fuga – attraverso la seconda metà di stagione. Le domande principali hanno trovato risposta, ora il dilemma è come salvare l’universo dalla distruzione. Nulla che Burnham, Pike, Spock e l’equipaggio della Discovery non sia disposto ad affrontare eroicamente, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.

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