Brutale, commovente e spiazzante: questi sono i tre aggettivi principali che descrivono al meglio “Scars“, quattordicesimo episodio della nona stagione di The Walking Dead. Aggettivi che, con la più totale sincerità, credevamo impossibile tornare a utilizzare. Invece è sempre bello riappassionarsi seriamente a un prodotto che da tempo pensavamo avesse perso il suo lustro. Negli ultimi anni, questo show è stato incostante in termini di qualità e si è spesso smarrito per via di episodi troppo prolissi e poco coinvolgenti. Le diverse storyline hanno cominciato a fare acqua da tutte le parti e, come tutti i brodi allungati, si è spesso fatto fatica a trovare la sua essenza. Detto questo, la serie a nostro avviso non ha mai realmente toccato il fondo e nelle nostre recensioni abbiamo sempre cercato di trovare il meglio in uno show che per anni è rimasto in cima a tutte le classifiche. The Walking Dead è stata un fenomeno, e usiamo il passato solo perché gli ascolti attuali parlano chiaro e perché non è più chiacchierata sui social o sui siti web come un tempo. Nonostante questo, il pubblico è affezionato a certi personaggi e quando c’è qualcosa di interessante e di sensato da raccontare gli autori (e non solo) riescono ancora trovare il modo di emozionare – o sarebbe meglio dire intrattenere. Un episodio del genere un tempo era sicuramente nella prassi, o quantomeno era più facile da trovare tra i sedici che compongono abitualmente una stagione. Fatta questa premessa, non vogliamo raccontarvi di “Scars” come di un capolavoro unico nel suo genere bensì parlarvi di questo intrigante capitolo come di un racconto sentito e ben articolato che approfitta della presenza di due personaggi iconici come Michonne e Daryl. La vicenda è molto essenziale così come la sua struttura: l’episodio racconta un momento del passato di Michonne, quel terribile frangente sul quale gli autori ci tenevano da tempo all’oscuro e che poi nel futuro ha determinato la chiusura di uno dei personaggi principali. La sparizione di Rick ha rappresentato solo una piccola parte del malessere di una donna che ha barrato il suo cuore e creato dei muri tra Alexandria e il resto del mondo anche per via di un triste avvenimento che ha coinvolto lei, Daryl, Judith e buona parte della sua gente.

Michonne sarebbe stata nuovamente in grado di fidarsi degli altri, specialmente se a un tratto della sua vita, totalmente disperata per l’assenza del suo uomo, si palesa all’improvviso qualcuno del passato a cui voleva molto bene, una sua amica di vecchia data. Jocelyn (Rutina Wesley) sin dal primo istante in cui fa il suo ingresso in scena si presenta a noi telespettatori come una doppiogiochista e agli occhi di Michonne come un miracolo. Senza indagare troppo in termini logistici in che modo Jocelyn sia arrivata a Michonne dopo tutti gli anni che sono passati dal loro ultimo incontro, gli eventi si dispiegano in maniera piuttosto credibile. Questa donna giunge ad Alexandria in un momento di fragilità e con una linea di pensiero non troppo distante da quella di Alpha dei Sussurratori per lasciare un marchio indelebile nella vita di Michonne. Lei, insieme ai suoi bimbi sperduti, fa razzia di tutte le provviste di Alexandria e porta via con sé anche gli ingenui o per essere più precisi coloro che facilmente possono essere soggiogati. Tra questi c’è anche la piccola Judith. Michonne parte insieme a Daryl in questa ricerca disperata, in un’avventura che chiaramente non potrà finire bene. La donna, molto incinta, sfida tutti i suoi limiti e li oltrepassa violentemente spinta da una promessa che si era prefissata di rispettare, ossia che mai e poi mai avrebbe potuto sopportare la sepoltura di un altro figlio. E mentre questa storia chiarisce un po’ di questioni in sospeso, anche il presente assume un valore differente. Il flashback, come non accadeva da tempo, esegue il suo compito nel migliore dei modi: aggiungere e non allungare.

La Judith cresciuta che abbiamo conosciuto in questa nona stagione incarna sin dal primo momento, in tutto e per tutto, il piccolo Carl e lo sceriffo Rick. E un tempo questo Michonne lo avrebbe accolto positivamente. Proprio per questo motivo per il pubblico era importante conoscere questa tragica storia. Judith conserva con sé, come se qualcuno le avesse impiantato sin dalla nascita un’idea, il bisogno di aiutare i suoi amici, come se ci fossero Rick e Carl a parlarle all’orecchio in continuazione. La giovane combattente fa di tutto per far capire a sua madre quanto sia importante continuare ad aiutare i propri amici (Daryl e gli abitanti del Regno per entrare più nello specifico), che per lei sono sempre stati gli eroi delle storie della buona notte. Anche lo stesso Negan ha raccontato a Judith le vicende di suo padre, di suo fratello e di suo zio Daryl, e nel bene e nel male, lei ha assaporato ogni tipo di racconto, anche il più tragico e spietato, compreso quello che Michonne non aveva il coraggio di ricordarle e che invece la giovane ricordava meglio del previsto, perché vissuto con i suoi occhi, anche se nel pieno dell’età dell’innocenza.

In “Scars” c’è anche Daryl in tutta la sua genuinità ed essenza – un uomo che è disposto a tutto pur di aiutare coloro che ama e questo si vede anche nei momenti del passato in cui guardando negli occhi Michonne le sussurrava che mai e poi mai avrebbe smesso di cercare il suo amico. Apparentemente, Daryl è stato di continuo quello che non aveva nulla da perdere perché il suo carattere l’ha sempre portato a sedersi un po’ più lontano rispetto agli altri. Ma questo non ha mai ostacolato i suoi puri sentimenti e, in definitiva, Daryl è forse colui che ha perso più di tutti e che ha più cicatrici. La sua solitudine è la sua protezione ma è anche quel luogo silenzioso dove i ricordi e la nostalgia non fanno alcuna fatica a premergli tremendamente sul cuore.

Infine, Michonne accetta il consiglio di sua figlia e parte nuovamente per una spedizione volta ad aiutare il prossimo. Chiaramente ci saranno delle conseguenze, ma era ora che che la serie tornasse a mettersi in gioco rischiando tutto.

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