La descrizione “show antologico di fantascienza curato da Jordan Peele” può essere applicata curiosamente a due serie di inizio 2019. La prima è Ai confini della realtà, che arriverà su CBS All Access il prossimo aprile, ennesima rivisitazione della serie storica creata da Rod Serling. La seconda è Weird City, distribuita su YouTube Premium da febbraio. Entrambe non possono, o non potranno, emanciparsi dal confronto con Black Mirror, ma Weird City palesa fin da subito uno stile proprio, che aderisce alla bizzarria già enunciata dal titolo, e ne fa occasione per raccontare storie al limite dell’assurdo. Tuttavia, le buone intenzioni e il cast di nomi noti vacillano di fronte a storie mai incisive o così dense come l’ambientazione potrebbe suggerire.

Ci troviamo in una città futuristica rigidamente divisa in due zone. Un muro invalicabile, a meno di passare attraverso dei controlli, separa la zona più ricca, scintillante, tecnologica, dai sobborghi quasi normali e privi di prospettive e possibilità. La narrazione non va tanto per il sottile e le definisce Above the Line e Below the Line. Sarebbe una premessa ideale per un dramma fantascientifico di stampo sociale, e invece la serie di Jordan Peele e Charlie Sanders (quest’ultimo molto più coinvolto nella scrittura) punta immediatamente verso la strada della comedy.

Lo scenario urbano diventa allora teatro per storie che cavalcano l’assurdità delle situazioni in un mondo in cui la tecnologia domina ogni spazio della quotidianità. Per esempio, nella prima storia un uomo si rivolge ad un’agenzia di dating per trovare l’anima gemella. Il computer lo mette in contatto con un altro uomo, in un incontro che riserva qualche sorpresa per entrambi. Nella seconda storia, uno sfaccendato frequenta ossessivamente una palestra, mentre conduce una dieta a base di vermi da lui stesso allevati.

Sono storie di questo tipo (sei episodi da 25 minuti), in cui l’elemento weird è una dichiarazione d’intenti, ma è anche il marchio che definisce il progetto nella sua interezza. La premessa si dipana in uno svolgimento che non porta mai allo step successivo, alla svolta rivelatoria, alla sorpresa coerente. Il disagio negli eventi e nell’agire dei protagonisti è allora l’unico punto in comune, oltre a qualche personaggio ricorrente, in una serie che fatica ad elaborare temi, o anche a proporre spunti originali. Lo stesso concept della città divisa serve a creare un ombrello sotto il quale far ricadere le storie, ma non ha maggiore spessore di così perché la coerenza interna non è mai una necessità.

Weird City allora è provocatoria non tanto dal punto di vista visivo, quanto come progetto a sé. Difficile immaginare altrimenti una serie dai valori produttivi non alti, ma che presenta in rapida successione un cast formato da: Dylan O’Brien, Michael Cera, Rosario Dawson, Laverne Cox, Auli’i Cravalho, Gillian Jacobs, Steven Yeun, Yvette Nicole Brown, Awkwafina, perfino Mark Hamill come doppiatore.

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