A un passo, anzi due, dalla fine della stagione, Gomorra conferma quell’idea visiva e narrativa che ha sfruttato tante volte quest’anno. Si parla infatti di personaggi che espongono se stessi e i loro cambiamenti tramite un diverso modo di porsi, di vestire, di apparire. O anche solo di sembrare. C’è l’arco narrativo di Gennaro che apre e chiude queste due puntate, dirette da Ciro Visco, e che accompagna gli eventi di sangue che si svolgono a Forcella. Mentre Sangue Blu cerca strenuamente di recuperare le forze per contrastare chi gli vorrebbe portare via la piazza, e Patrizia capisce chi la sta tradendo, Gennaro ripensa a se stesso, all’uomo che vuole essere e che è.

Risultato sono due episodi di transizione, ma molto carichi di azione e fatti di sangue, che rappresentano il preludio al doppio season finale. Ancora una volta torniamo alle piazze nel caos dopo il tentativo dei Levante di destabilizzare il potere di Patrizia a Secondigliano. In questo clima, che è già costato la vita a Valerio, si inseriscono ancora di più i Capaccio, che tentano l’assalto a Forcella consapevoli della debolezza del loro nemico Sangue Blu. La reazione di Enzo non ha la fredda brutalità di un Gennaro, o la sensibilità nascosta di una Patrizia. Sangue Blu, più degli altri capi, ha un rapporto di fratellanza con i suoi compagni, e quindi grande parte del suo dolore e della sua rabbia passano attraverso la perdita dei suoi uomini piuttosto che dei suoi affari.

Molto interessante allora è l’idea di giocare proprio sul tradimento di uno di questi, ‘o Golia, che come sappiamo è dalla parte dei Capaccio. Grazie ad una lettera scritta da Valerio, Enzo comprende la verità e può finalmente trovarsi un passo di fronte al suo avversario. Eliminato il nemico, rilancia l’avvertimento – ormai l’alleanza è finita – a Patrizia, informandola sui gesti dei Levante. Patrizia agisce come ci aspetteremmo. Non c’è grande sorpresa in quel che accade, e non crediamo mai che lei possa rinunciare al potere, ma tutta la storia si carica comunque di una tensione attesa, che Cristiana Dell’Anna riesce sempre a far traboccare bene dalle proprie espressioni contenute.

Mentre ci si prepara allo scontro con i Levante, di cui avremo un assaggio, seguiamo come detto anche Gennaro. Il ragazzo ingenuo del quartiere, l’uomo spietato tornato dall’Honduras, il padre e uomo d’affari che cerca di ritagliarsi una nuova credibilità. Tutte queste identità convivono in Gennaro Savastano, che qui medita sulla possibilità di farsi rimuovere una cicatrice e un tatuaggio. Mentre riflette sui passi che lo hanno condotto fino a lì, e sulla sua somiglianza con suo padre, Gennaro ascolta i rumori della lotta intorno a sé, e capisce che non può del tutto lasciar andare quel mondo. Si prepara quindi a vestire ancora una volta i vecchi panni per intervenire nella lotta per Secondigliano.