Si suol dire che non ci sia nulla di più temibile di una donna innamorata che viene respinta: The Hungry Caterpillar, terzo episodio della seconda stagione di Killing Eve, sembra voler darci un assaggio di questa teoria, seppur senza mostrarne ancora le conseguenze più drammatiche. L’amante respinta è, in questo caso, l’inarrestabile – in tutti i sensi – Villanelle (Jodie Comer), alle prese con un difficile reintegro nella sua antica posizione lavorativa di sicario e con l’ancor più ardua gestione del fatto che, volente o nolente, la sua Eve (Sandra Oh) stia andando avanti tanto con la sua vita privata che con le sue indagini. O, almeno, questo è ciò che il mondo – inclusa Eve – vuol farle credere.

A dispetto della battaglia che le vede schierate su fronti opposti, c’è un certo pigro sollievo nel ritrovare Villanelle ed Eve intente a corrersi dietro a vicenda. Dopo due episodi in cui Villanelle è stata praticamente fuori uso ed Eve stava cercando di elaborare la propria fascinazione nei confronti di un’assassina, le due protagoniste hanno entrambe ottime ragioni per concludere che il loro rapporto le stia gravemente danneggiando. Nessuna sorpresa, tuttavia, che alla fine di questo episodio entrambe abbiano deciso di ignorare completamente questo ragionamento e concentrarsi nuovamente l’una sull’altra.

Questa reciproca ossessione ha delle chiare ripercussioni su tutti coloro che orbitano attorno a Eve e Villanelle, in primis Konstantin (Kim Bodnia) e Carolyn (Fiona Shaw), entrambi beneficiari del talento delle due donne ma in lotta per mantenere sufficientemente distanti l’una dall’altra da evitare che si distruggano a vicenda. A causa della brama, da parte di Eve, di mettere le mani su Villanelle, Carolyn ha ormai perso completamente il proprio vantaggio rispetto a Konstantin, e quest’ultimo ha nuovamente riposto tutta la sua fiducia in qualcuno che sa di essere continuamente a rischio d’arresto; rischio enfatizzato da ogni tentativo che ella fa di avvicinarsi a Eve.

È forse Konstantin, a fine puntata, ad avere la posizione migliore tra i quattro personaggi, avendo passato parecchio tempo con gli altri tre e conoscendo bene Villanelle; l’abbraccio della ragazza nel vederlo ancora vivo è spia del sentimento che li lega, sebbene Konstantin sappia di avere davanti un’incarnazione dell’imprevedibilità. Prima di abbandonare la parte dei “buoni”, l’uomo riesce però a mettere in guardia Eve rispetto ai rischi cui l’essere amata da Villanelle la espone: non c’è nessuno, tranne lui, che sia sopravvissuto all’amore del sicario. Inutile precisare come questa raccomandazione sortisca l’effetto contrario rispetto a quello sperato, e Konstantin inizia da subito a dover gestire l’ossessione di Villanelle per la sua nemesi.

Al polo opposto rispetto a Konstantin troviamo Eve, che in questo episodio sembra perdere il controllo su qualsiasi ambito della propria vita. Ogni suo goffo sforzo atto a salvare il matrimonio con Niko (Owen McDonnell) la porta, per vie traverse, ad ampliare la distanza tra loro, mentre fa capolino l’ombra di una possibile tentazione adulterina tra le mura della scuola dove l’uomo lavora. Relazione che, ovviamente, sta venendo caldamente foraggiata da una Villanelle in vesti hippi, che consiglia la potenziale amante sulle mosse da compiere per conquistare l’ambito marito. Eve è ignara di queste manovre, ma intuisce l’intesa che lega Niko alla collega; tuttavia, il suo cervello è troppo impegnato a dare la caccia a Eve per poter gestire un problema che, attualmente, occupa una posizione di secondaria importanza nella sua mente e nel suo cuore.

Come se non bastasse, l’agente MI6 ha seriamente minato l’unico legame con qualcuno che sapesse esattamente cosa le stava succedendo. Sebbene spesso relegato al ruolo di spalla comica, Kenny (Sean Delaney) era l’unico a conoscere le ragioni dietro le azioni di Eve, senza il peso dell’ambiguità morale e delle fosche motivazioni di sua madre Carolyn. Intrappolato tra due poli del potere, confidando – probabilmente invano – che sua madre agisca anche per il suo bene o che Eve si interessi a lui sul piano umano, è testimone di come Eve stia inconsapevolmente assimilando la capacità della sua nemica di danneggiare tutti i rapporti più importanti della sua vita.

The Hungry Caterpillar chiude il sipario su una situazione che riporta Killing Eve alle atmosfere della sua prima stagione, seppur con delle modifiche sostanziali. Eve ha dimostrato ai suoi nuovi colleghi di non essere in grado di gestire appieno la propria sfera emotiva quando si tratta di Villanelle, Villanelle stessa ha abbandonato la soffocante supervisione dei suoi precedenti datori di lavoro, e Carolyn si trova a dover affrontare in un colpo solo ben due tradimenti, uno da parte di Eve e uno da parte di Konstantin, quest’ultimo certo più pesante dal punto di vista sentimentale.

Sebbene ci abbia garantito meno brividi rispetto al suo episodio precedente in termini di imprevedibilità, Killing Eve conferma ancora una volta la propria capacità di veleggiare nelle torbide acque di una delle relazioni più disfunzionali che la televisione attuale possa proporre al proprio pubblico, mostrandone tutto il conturbante potere distruttivo non solo sulla pelle delle protagoniste, ma anche di tutti coloro che hanno la sventura di dover gravitare nella loro orbita.

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