Preparare la strada al gran finale e farlo molto, molto bene: questo è il compito che Un dolore così dolce, penultimo episodio della seconda stagione di Star Trek: Discovery, è riuscito a portare mirabilmente a termine. La puntata si focalizza sul gettare i semi di quello che potrebbe, in teoria, essere un grande cambiamento per la storia finora narrata dalla serie: èdavvero possibile che Michael Burnham e l’equipaggio della Discovery vengano catapultati 950 anni nel futuro per il resto della loro vita, secondo il piano stabilito in questa puntata?

Un indizio in merito ci viene fornito da Calypso, uno tra i cortometraggi di Star Trek rilasciati alla fine del 2018; in esso, potevamo ammirare una Discovery senziente e ancora in funzione tra circa mille anni. Da quel corto si evinceva tuttavia che l’equipaggio avesse abbandonato la nave molto prima degli eventi in esso narrati. I dubbi in merito al destino della Discovery sono ancora molti, ma impostare una terza stagione della serie in un lontano futuro sarebbe sicuramente una direzione interessante e assai coraggiosa da prendere.

A proposito dei suddetti Short Trek: dopo aver conosciuto la sorella di Saru, presente in uno di essi, ritroviamo adesso Po (Yadira Guevara-Prip), la giovanissima regina del pianeta Xahea incontrata in Runaway. Gli elementi per la creazione di un gran finale sembrano esserci tutti, a partire da un’emozionante visione dell’Enterprise molto simile a quella di The Original Series, seppure con i necessari interventi di modernizzazione del look.

Osservare l’equipaggio attraversare i tunnel temporanei atti a collegare la Discovery all’Enterprise fa risuonare nello spettatore un senso di malinconica bellezza. Detmer mostra le sue fantastiche abilità di pilotaggio mentre lancia la Discovery sull’Enterprise per attuare la procedura di accoppiamento (passerelle fresche con campi di forza!). Vediamo Spock che guarda una finestra sulla sua nave, l’Enterprise. E poi ovviamente c’è la rivelazione dell’interno ridisegnato della nave iconica stessa.

Avevamo intravisto i corridoi rossi della nave nel primo episodio di questa stagione, ma ora siamo davvero a bordo dell’Enterprise. Quando Burnham (Sonequa Martin-Green), Pike (Anson Mount) e Saru (Doug Jones) entrano nell’ascensore dotato dell’iconica maniglia, appare chiaro come la scenografa Tamara Deverell abbia deciso di riproporre gli elementi più classici del design sfoggiato nella serie degli anni ’60, senza però adagiarsi pigramente su un’estetica che sarebbe, a oggi, quantomai anacronistica.

Tornando alla nostra protagonista, Michael non può certo tenere a freno la propria curiosità e afferra il cristallo del tempo sulla Discovery, ricevendone un’inquietante visione della morte di tutto l’equipaggio. Quindi, quando l’autodistruzione della nave fallisce, la ragazza si rende conto di dover ideare un nuovo piano per impedire a Controllo di impossessarsi dei dati della sfera. Il che ci riconduce all’intera storyline dell’Angelo Rosso e all’inevitabile (almeno per ora) sacrificio a cui Michael decide di sottoporsi, accertandosi di persona che la Discovery finisca in un futuro irraggiungibile.

Ciò che sorprende tanto Burnham quanto il pubblico è la decisione, da parte di buona parte dell’equipaggio, di intraprendere questo viaggio di sola andata assieme a lei. Ai necessari, toccanti addii che i membri della Discovery riservano ai loro cari si aggiunge l’emozionante commiato tra Burnham e Tyler (Shazad Latif), che è costretto a rimanere sull’Enterprise. Il momento in cui Michael lascia finalmente emergere il dolore per l’imminente distacco è la punta emotiva dell’iceberg di Un dolore così dolce, accostabile solo all’altrettanto tenero addio ai genitori adottivi.

L’episodio ci accompagna efficacemente verso il finale lanciando una raffica di interrogativi piuttosto accattivanti, non ultimo quello relativo alla nomina del nuovo capitano della Discovery; su chiunque ricada la scelta, siamo certi che Burnham continuerà a essere il collante di Star Trek: Discovery così come ha eccellentemente dimostrato in questa seconda stagione.

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