The Wunderkind, quinto episodio di The Twilight Zone, ricorda inevitabilmente l’episodio The Waldo Moment di Black Mirror. Al centro rimangono sempre i pericoli e le insidie nascosti nella fascinazione della massa nei confronti delle figure antisistema, in quegli outsider che promettono di scardinare i soliti meccanismi della politica. Tutto ciò è narrato attraverso il filtro della parodia esasperata, che si ingegna nel cercare di trovare qualcosa di più provocatorio rispetto alla realtà contemporanea (non è facile). The Wunderkind allora è un nuovo episodio prevedibile per la serie di Jordan Peele. Non aggiunge nulla di nuovo a quanto già trattato in altre sedi, ma è anche sufficientemente divertente e capace di intrattenere, anche grazie all’interpretazione di John Cho.

L’attore interpreta Raff Hanks, un consulente politico che vede la sua carriera precipitare nel momento in cui fallisce nel far rieleggere “il peggior presidente di sempre”. Anni dopo viene folgorato da un video virale su YouTube, in cui un bambino a metà tra il tenero e l’ingenuo dichiara di voler diventare Presidente. Detto fatto, Raff lavora per trasformare il sogno assurdo di Oliver Foley (Jacob Tremblay) in realtà. La provocazione è palese, ne sono consapevoli tutti. Eppure c’è una sincera dedizione nel lavoro di Raff, che crede fortemente nella trasparenza del suo candidato, e che verrà affiancato nel lavoro dalla ex collega Maura McGill (Allison Tolman).

The Waldo Moment usciva nel 2013, ben sei anni fa. E questo sembra fare tutta la differenza del mondo, tanto in occidente quanto soprattutto negli Stati Uniti. La storia dello sboccato avatar blu che diventava il candidato indistruttibile e futuro dittatore giungeva come provocazione lanciata su un mondo in mutamento. Oggi la storia di The Wunderkind è una provocazione attesa, ma anche molto smorzata nei suoi effetti, proprio perché appare più come una presa di posizione rispetto ad un dato di fatto, invece che un monito rispetto al futuro. Nella storia di Waldo c’era incredulità, in primo luogo nello spettatore, in quella di Oliver c’è una tardiva constatazione del presente.

Il personaggio di Raff, protagonista della puntata, non è del tutto messo a fuoco dalla scrittura. Dovrebbe essere un deluso dalla politica in cerca di riscatto, addirittura di redenzione, come avverte la narrazione di Jordan Peele. Eppure la sua ingenuità non è credibile di fronte all’attenzione posta nella cura dell’immagine di Oliver, perseguita con fin troppa serietà. Tra l’altro, l’episodio ci chiede – con uno stratagemma di scrittura – di sorvolare sul limite di età per l’elezione del Presidente, che è di 35 anni. Nei momenti migliori, l’episodio ricorda la puntata Un piccolo mostro della serie classica, e l’evoluzione del personaggio di Jacob Tremblay è divertente da vedere, soprattutto nelle battute finali.

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